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domenica, Febbraio 25, 2024

A rischio gli obiettivi ambientali dell’Ue per il 2030. Preoccupa il tasso di utilizzo circolare di materiali

L'Agenzia Europea dell'Ambiente ha diffuso un rapporto sul programma d'azione con il quale l'Unione Europea intende raggiungere gli obiettivi ambientali e climatici del Green Deal. La situazione appare “particolarmente impegnativa”. Per l'agenzia serviranno politiche e misure aggiuntive

Andrea Martire
Andrea Martire
Laureato in Scienze Politiche, ha avuto una lunga collaborazione con "Il Caffè Geopolitico", testata di settore. Lo spinge uno spiccato interesse per lo studio del territorio urbano di Roma est, in cui vive e a cui ha dedicato 4 libri tra il 2017 e il 2022. Impiegato nell'associazionismo sindacale agricolo, ha esordito con un saggio ad Expo Milano nel 2015. È presidente di un'associazione che cerca di valorizzare quello che altri chiamano "periferia"

A pochi giorni dalla fine della Cop28, l’Ue deve fare i conti con le difficoltà relative ai propri obiettivi ambientali al 2030. Se è vero che l’Unione Europea si è posta alla guida dell’impegno per il clima, riuscendo a ottenere la formula interlocutoria della “transizione dalle fonti fossili” votata dai 197 Stati presenti a Dubai, è innegabile che nel ritorno a casa i compiti non sono stati finora ben eseguiti. Lo dimostra il rapporto di monitoraggio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) che analizza il Programma d’Azione per l’Ambiente (EAP) con il quale le istituzioni europee indicano il quadro per la politiche ambientali dell’Ue fino al 2030.

Il programma, giunto all’ottava edizione, si basa su ciò che è stato delineato nel Green Deal. Secondo l’analisi effettuata dall’AEA, che dal 1994 si occupa di controllare le condizioni ambientali degli Stati membri, l’UE potrebbe non raggiungere la maggior parte degli obiettivi entro il 2030. Si tratta di obiettivi ambientali e climatici chiave, esaminati sulla base di 28 indicatori e obiettivi di monitoraggio: si va dalla mitigazione all’adattamento, dal consumo energetico ai green bond fino alle disuguaglianze legate ai territori.

La situazione appare “particolarmente impegnativa”, per usare l’espressione scelta dall’agenzia europea per l’ambiente, soprattutto per quel che riguarda il nesso tra crescita economica, e dunque sia di produzione che di consumo, e impatti ambientali. “Ciò include obiettivi sul consumo energetico, sul tasso di utilizzo circolare dei materiali e sulla quota di superficie destinata all’agricoltura biologica, che sembrano tutti molto improbabili da raggiungere entro il 2030” si legge nel rapporto di monitoraggio dell’AEA. “Per progredire più rapidamente sono necessari una maggiore attuazione da parte degli Stati membri delle leggi esistenti, misure aggiuntive e l’integrazione del clima e dell’ambiente in altri ambiti politici”.

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Le buone notizie per l’Ue arrivano dall’economia green

Appare quantomeno paradossale che la stessa Unione Europea che a Dubai premeva per l’eliminazione graduale delle fonti fossili venga poi bocciata sullo stesso tema dall’agenzia europea per l’ambiente, che ricorda come “l’eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili senza indugio sembra improbabile poiché la maggior parte degli Stati membri dell’UE non dispone ancora di piani concreti in tal senso”.

Tuttavia il rapporto dell’AEA, composto da 117 pagine zeppe di analisi e dati, non è del tutto negativo. Anzi il programma d’azione dell’Unione “mostra che le prospettive di raggiungimento di numerosi altri obiettivi di monitoraggio per il 2030 sembrano positive. Ad esempio, è molto probabile che la quota dell’economia verde nell’intera economia continuerà ad aumentare e che le morti premature attribuibili all’esposizione alle polveri sottili diminuiranno in linea con l’obiettivo del piano d’azione inquinamento zero”.

Per Leena Ylä-Mononen, direttrice esecutiva dell’EEA, “la nostra analisi mostra che gli Stati membri devono rafforzare urgentemente le azioni per soddisfare le ambizioni ambientali e climatiche dell’Europa entro il 2030. Ciò include la piena attuazione delle leggi attuali, maggiori investimenti in tecnologie a prova di futuro e fare della sostenibilità un elemento centrale in tutte le politiche”.

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In Europa serve aumentare il disaccoppiamento

Il capitolo del report dell’AEA che più ci interessa è ovviamente quello relativo all’economia circolare e rigenerativa, che qui viene definita “un’economia del benessere che restituisca al pianeta più di quanto serve”. Alla base della valutazione c’è un concetto notevole, cioè che l’economia circolare nell’Unione Europea non potrà progredire più di tanto se si continuerà comunque ad associarla alla crescita economica.

“La legislazione già in vigore per prevenire la produzione di rifiuti e gestire meglio i rifiuti, compreso il riciclaggio e il riutilizzo dei materiali, ha contribuito a un limitato disaccoppiamento tra consumo di materie prime e produzione di rifiuti dalla crescita economica. Pertanto, per raggiungere gli obiettivi del 2030 sarebbero necessari ulteriori sforzi significativi per ridurre il consumo di risorse naturali e procedere verso un’economia circolare” scrive l’agenzia europea dell’ambiente.

agenzia europea ambiente - ec

Il rapporto dell’AEA conclude che gli Stati membri potrebbero aver bisogno di più tempo per adottare misure per raggiungere gli obiettivi ambiziosi del Green Deal. “Allo stesso tempo – si fa notare – molti degli obiettivi richiedono un ritmo di progresso da due a nove volte più rapido fino al 2030, rispetto ai progressi degli ultimi 10 anni. Nel complesso, è urgentemente necessaria una più forte attuazione della legislazione esistente da parte degli Stati membri, portando avanti politiche e misure aggiuntive quando necessario e integrando le politiche ambientali e climatiche in altri settori politici”.

Infine l’agenzia europea dell’ambiente valuterà annualmente da qui al 2030 i progressi verso gli obiettivi primari definiti dal programma d’azione, in una relazione la cui pubblicazione è prevista per il 2025.

Leggi anche: Economia circolare e mercati delle materie prime seconde. Studio dell’Agenzia europea dell’ambiente

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