martedì, Aprile 20, 2021

Oli lubrificanti usati, da rifiuto a risorsa nei numeri del Conou

I numeri del Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli usati dimostrano che una crescita sostenibile è possibile. "Il contesto attuale, che ci vede ancora impegnati nella lotta al Covid-19, richiama l’urgenza di adottare un piano di rinascita green”

Antonio Carnevale
Antonio Carnevale
Nato a Roma, giornalista pubblicista dal 2012, autore radiofonico ed esperto di comunicazione e new media. Appassionato di sport, in particolare tennis e calcio, ama la musica, il cinema e le nuove tecnologie. Da qui nasce il suo impegno su StartupItalia! e Wired Italia, dove negli anni - spaziando tra startup, web, social network, piattaforme di intrattenimento digitale, robotica, nuove forme di mobilità, fintech ed economia circolare - si è occupato di analizzare i cambiamenti che le nuove tecnologie stanno portando nella nostra società e nella vita di tutti i giorni.

Prendere l’olio lubrificante usato, rigenerarlo e trasformarlo da rifiuto a risorsa. È l’attività del Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli usati (CONOU) che nel solo 2019 ha permesso di evitare l’immissione in atmosfera di 73mila tonnellate di anidride carbonica. Stiamo parlando della stessa quantità di emissioni prodotte da circa 1.130 autotreni con una percorrenza annua media di 110mila chilometri.

Numeri importanti che sono stati raccolti nel Rapporto di sostenibilità 2019 del CONOU, illustrando lo stato della filiera dell’olio minerale usato in Italia e il relativo contributo alla salvaguardia dell’ambiente e alla lotta contro il cambiamento climatico.

Nel 2019 sono state raccolte per la precisione 191,3 mila le tonnellate di olio minerale usato, tutte avviate al recupero. Un risultato importante, perché si tratta di 2,5 punti percentuali in più rispetto al 2018 e ha consentito di ottenere, reimmettendole al consumo, 128 mila tonnellate di olio rigenerato di qualità equivalente a quello di prima raffinazione.

E non ci guadagniamo soltanto nella riduzione dei gas serra. Grazie alla rigenerazione, si sono risparmiate 1.121 tonnellate di emissioni di anidride solforosa, correlate alla produzione di “piogge acide”. In pratica, come 6800 viaggi intercontinentali. Abbiamo evitato di sperperare 42 milioni di metri cubi di acqua, paragonabili al consumo medio annuo di 210mila famiglie di quattro componenti e fermato l’impoverimento di carbonio del suolo per 1,5 milioni di tonnellate, pari a 197,5 ettari di suolo preservati.

E ancora, 81 tonnellate di fosfato che produce accumulo di nutrienti chimici in un ecosistema e 58 mila tonnellate di diclorobenzene, responsabile di ecotossicità per l’uomo e l’ambiente, specialmente per gli organismi acquatici.

C’è anche un impatto economico e occupazionale importante. Recuperare l’olio usato ha portato a un risparmio di circa 83 milioni di euro sulle importazioni di greggio e il valore generato dal CONOU è stato pari a 62,7 milioni di euro, con 1.266 persone impiegate a vario titolo nella filiera della raccolta (65 aziende consorziate in tutta Italia) e nelle due imprese che gestiscono i tre impianti di rigenerazione di Lombardia, Lazio e Campania.

Questi numeri evidenziano il livello di eccellenza raggiunto in Europa dal Consorzio. L’esperienza dell’attività di recupero e rigenerazione degli oli usati vede primeggiare il nostro Paese a livello internazionale e ci dimostra come sia davvero possibile crescere in modo sostenibile.

Del resto, dal 1984 ad oggi il CONOU ha raccolto 6,1 milioni di tonnellate di olio usato, avviandone a rigenerazione 5,5 milioni e consentendo così la produzione di 3,2 milioni di tonnellate di olio rigenerato e un risparmio sulle importazioni di petrolio di circa 3 miliardi di euro.

Un’esperienza virtuosa da replicare anche in altri ambiti dove il nostro Paese è più in ritardo, come per esempio nel campo delle batterie usate. “Il contesto attuale, che ci vede ancora impegnati nella lotta al Covid-19, richiama l’urgenza di adottare un piano di rinascita green”, ha commentato il presidente del CONOU, Paolo Tomasi. “I criteri della responsabilità ambientale, della sostenibilità sociale e della circolarità economica appaiono oggi come una scelta inevitabile per garantire uno sviluppo armonico e prospero”.

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