sabato, Maggio 28, 2022

Così il Covid ha frenato i sistemi di riuso tra i grandi marchi

I sistemi di riuso adottati da grandi brand di caffetteria e ristorazione sono stati bloccati dai timori di una presunta maggiore trasmissibilità del virus. Soltanto ora si sta ritornando con fatica alle buone pratiche del riutilizzo. I primi passi in avanti arrivano da Starbucks

Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e AIPS (Association internationale de la presse sportive). Si occupa di economia circolare e ambiente collaborando con Economia Circolare.com, Materia Rinnovabile e Life Gate.

La pandemia da Covid-19 non ha certo incentivato virtuosi e sostenibili sistemi di riuso. Il timore che ogni contenitore riutilizzabile potesse aumentare le probabilità di trasmissione del virus è coinciso con un brusco retromarcia – da parte di famose catene di ristorazione – nell’accettare tazze riutilizzabili, costringendo i clienti a utilizzare contenitori di bevande usa e getta. Sebbene già nel giugno 2020 più di 100 scienziati da 19 Paesi avessero rassicurato l’opinione pubblica sulla sicurezza dei contenitori riutilizzabili durante la pandemia, solo Starbucks, lo scorso agosto, ha reintrodotto le tazze riutilizzabili in alcuni dei suoi stores.

Per evitare possibili contagi, Starbucks Canada ha introdotto un metodo “senza contatto” nella gestione delle tazze riutilizzabili. In pratica i clienti rimuovono il coperchio e posizionano la tazza riutilizzabile – che deve essere obbligatoriamente pulita – su un vassoio o in una tazza di ceramica fornita da Starbucks. Un dipendente poi riempie la tazza personale del cliente senza rischiare di contaminarla.  Per incoraggiare i clienti a scegliere la soluzione riutilizzabile e ridurre lo spreco di carta/plastica monouso, Starbucks offre ai clienti uno sconto di 0,10 dollari sulla bevanda scelta. L’obiettivo dell’azienda è quella di limitare l’uso di bicchieri usa e getta per ridurre la produzione di rifiuti del 50% entro il 2030.

Intanto in Italia è stato aperto il primo Drive Thruuna sorta di take away per automobilisti – nella zona di Brescia in cui i clienti avranno la possibilità di utilizzare una tazza personale e come incentivo riceveranno uno sconto di 20 centesimi sulla bevanda acquistata.

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Come si stanno muovendo gli altri competitor

Nel frattempo, i principali concorrenti Tim Hortons e McDonald’s ancora non prevedono di tornare ad accettare tazze riutilizzabili a causa della pandemia. Secondo la società di ricerca Euromonitor, nel 2020 i canadesi hanno consumato più di 4,6 miliardi di tazze di caffè usa e getta di medie dimensioni dai punti vendita di servizi di ristorazione. Gli Stati Uniti guidano la classifica nel consumo di tazze monouso di carta con 136 milioni al giorno. Seguono Cina (27 milioni), Russia (16 milioni), Germania e Gran Bretagna (7) e Australia con 2,7 milioni. La maggior parte delle tazze usate finiscono nelle discariche.

Tim Hortons, lo storico brand canadese aveva accettato tazze riutilizzabili per decenni, prima che la pandemia colpisse. “Stiamo continuando a monitorare la situazione sanitaria in tutto il Canada, più avanti valuteremo quando ripristinare l’uso di tazze riutilizzabili”, ha detto un portavoce di Tim Hortons a cbc.news. La catena testerà bicchieri per bevande monouso parzialmente realizzati con carta riciclata, compostabili e riciclabili. Testeranno anche tazze e contenitori per alimenti riutilizzabili attraverso il programma Loop di TerraCycle, attraverso il quale i clienti potranno acquistare la bevanda con un deposito di 3 dollari, e poi tornare al negozio con il contenitore per il lavaggio.

In partnership con Loop, sei ristoranti McDonald’s nel Regno Unito stanno per iniziare un programma pilota di deposito cauzionale incentivato. Con un deposito di una sterlina, i clienti possono scegliere di avere la loro bevanda calda in tazza riutilizzabile. Come incentivo riceveranno uno sconto di 20 centesimi sui loro acquisti. Le tazze riutilizzabili di McDonald’s sono essenzialmente realizzate in polipropilene (PP), progettate da Circular&Co, e destinate al riciclo. Queste tazze sono fatte di un materiale plastico resistente e facile da pulire.

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Gli investimenti sul riutilizzo e i progetti pilota

Il NextGen Consortium è un consorzio che mira ad affrontare il problema dei rifiuti di imballaggio monouso per la ristorazione, promuovendo soluzioni scalabili su contenitori riutilizzabili, riciclabili e compostabili, e collaborando con partner di spicco come Starbucks, McDonald’s, Taco Bell, KFC, Pizza Hut, Wendy’s, Coca Cola. Nonostante la volontà nel promuovere soprattutto soluzioni di riciclo, il consorzio sta dimostrando di puntare anche pratiche di riuso. Per esempio lanciando la NextGen Cup Challenge, vinta dalle start up CupClub e Muuse, il consorzio ha finanziato i due progetti pilota su sistemi di riutilizzo intelligente. Nel caso di Muuse, il sistema individuato prevede un forte coinvolgimento del cliente: nei pressi dei locali sono posizionati centri di ritiro degli imballaggi e ogni tazza è contraddistinta da un Qr Code o da un dispositivo che tiene traccia della sua posizione. I clienti che scelgono la tazza inossidabile Muuse, per esempio, devono scaricare l’app della start up e scansionare il Qr Code. In questo modo riceveranno uno sconto di 20 centesimi sul prezzo del caffè se restituiranno l’imballaggio entro cinque giorni dell’acquisto, mentre se la tazza andrà persa scatterà un addebito da 15 dollari.

CupClub, invece, non prevede Qr Code, ma propone tazze in polipropilene che possono essere raccolte facilmente in punti di raccolta sparsi in tutta la città e, una volta caricate sui furgoni, raggiungono il centro di lavaggio. In sei mesi la start up dice di aver servito 50mila drink, risparmiato 875 kg di plastica e carta dalla discarica ed evitato di emettere 1,500 kg di anidride carbonica.

Per Starbucks e McDonald’s gli investimenti per ridurre il packaging monouso non finiscono qui. Losed Loop Partners ha annunciato un ulteriore impegno di 10 milioni di dollari da parte dei partner fondatori del consorzio NextGen, per continuare a identificare  soluzioni di imballaggio circolare per la ristorazione e accelerarne la scalabilità. Ma certamente, come ben sanno i nostri lettori, c’è ancora tanto da fare.

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