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giovedì, Febbraio 22, 2024

Limiti più severi e controlli più stringenti, così l’Ue prova a combattere l’inquinamento atmosferico

Con un'ampia maggioranza le deputate e i deputati di Strasburgo adottano il documento più radicale sulla revisione della direttiva sulla qualità dell'aria. Con l'obiettivo di arrivare all'inquinamento zero entro il 2050. Ma alcune regioni della Pianura Padana non ci stanno

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Redazione EconomiaCircolare.com

Con 363 voti a favore, 226 contro e 46 astensioni, il Parlamento europeo ha definito la sua posizione su nuove misure legislative per migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’inquinamento atmosferico e creare un ambiente pulito e sano per i 27 Stati membri dell’Unione europea. Il voto, avvenuto mercoledì 13 settembre, ha riguardato la revisione della direttiva UE sulla qualità dell’aria ed è basato su una proposta della Commissione ma le deputate e i deputati di Strasburgo hanno fissato valori limite e obiettivi più rigorosi, da raggiungere entro il 2035.

A essere sottoposti a divieti più ferrei sono diversi inquinanti, tra cui particolato (PM2.5, PM10), ossidi di azoto (NO2), anidride solforosa (SO2) e ozono (O3). Le nuove regole mirano a garantire che la qualità dell’aria nell’Ue non sia dannosa per la salute umana, gli ecosistemi e la biodiversità e intendono allineare le regole europee con le più recenti linee guida per la qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

È noto che l’Italia è uno dei Paesi europei con una peggiore qualità dell’aria. Il provvedimento comunitario, dunque, era particolarmente atteso. Ciò nonostante sia alla proposta della Commissione che, soprattutto, alla decisione del Parlamento il nostro Paese (o, meglio, parte della classe politica) è arrivato (a) con affanno, col fiatone, che la decisione venisse annacquata. Come mai? Ci arriveremo.

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La qualità dell’aria in Europa è pessima

“Una lenta pandemia”: con questa efficace definizione il deputato spagnolo Javi López ha introdotto la relazione finale della proposta approvata dal Parlamento europeo. “Affrontare l’inquinamento atmosferico in Europa richiede un’azione immediata – ha detto López-  Lo smog sta avendo un impatto devastante sulla nostra società, portando a morti premature e a una moltitudine di malattie cardiovascolari e polmonari. Dobbiamo seguire la scienza, allineare i nostri standard di qualità dell’aria alle linee guida dell’OMS e rafforzare alcune delle disposizioni contenute in questa direttiva. Dobbiamo essere ambiziosi per salvaguardare il benessere dei nostri cittadini e creare un ambiente più pulito e più sano”.

Il problema dello smog, infatti, resta il più rilevante a livello ambientale. L’inquinamento atmosferico continua a essere la prima causa ambientale di morte prematura nell’Ue con circa 300mila morti premature all’anno (ecco quanto è pulita l’aria nelle città europee), a causa in particolare degli inquinanti più dannosi: PM2,5, PM10, NO2, SO2 e O3, secondo l’AEA, l’Agenzia europea per l’ambiente. Nell’ottobre 2022, la Commissione ha proposto una revisione delle norme Ue in materia di qualità dell’aria con obiettivi più ambiziosi per il 2030 per conseguire l’obiettivo “inquinamento zero” entro il 2050, in linea con il Piano d’azione sull’inquinamento zero.

Più punti di campionamento

Nel testo si sottolinea la necessità di aumentare il numero di punti di campionamento della qualità dell’aria. Nelle aree urbane dovrebbe esserci almeno un super sito di monitoraggio ogni due milioni di abitanti, per poter rappresentare l’esposizione della popolazione urbana generale (la Commissione ne ha proposto uno per 10 milioni). In luoghi in cui è probabile che si verifichino alte concentrazioni di particelle ultrafine (UFP), di carbone nero, di mercurio e di ammoniaca (NH3), dovrebbe esserci un punto di campionamento ogni milione di abitanti, un numero superiore a quello proposto dalla Commissione (ogni cinque milioni e solo per l’UFP).

Più trasparenza e una maggiore protezione

Le deputate e i deputati vogliono armonizzare gli indici di qualità dell’aria in tutta l’UE, attualmente frammentati e poco comprensibili. Gli indici dovranno diventare essere comparabili, chiari e disponibili al pubblico, con aggiornamenti orari in modo che i cittadini possano proteggersi durante gli alti livelli di inquinamento atmosferico prima che vengano raggiunte soglie di allarme obbligatorie.

Inoltre dovranno essere rese disponibili informazioni sui sintomi associati ai picchi di inquinamento atmosferico e sui rischi per la salute associati a ciascun inquinante, comprese informazioni specifiche per i gruppi vulnerabili. Il Parlamento ha disposto anche che i cittadini la cui salute è danneggiata abbiano un diritto rafforzato al risarcimento in caso di violazione delle nuove norme.

E l’Italia?

Dicevamo all’inizio che il nostro Paese è uno degli Stati membri con la peggiore qualità dell’aria. Addirittura nella pianura padana, nel quadrilatero industriale che va dal Piemonte al Veneto passando per la Lombardia e l’Emilia-Romagna, si raggiunge spesso il primato a livello europeo, come accertato da un rapporto della European Environment Agency sulla qualità dell’aria.

Eppure a maggio proprio i presidenti di queste quattro regioni si erano opposti ufficialmente alla proposta di revisione della direttiva, sostenendo l’impossibilità di adattarsi ai parametri richiesti. “La normativa Ue pone un obiettivo di valore legale per noi irrealistico. Per raggiungerlo dovremmo ricorrere a una drastica riduzione delle nostre attività“, aveva dichiarato alla stampa Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia, sottolineando che sarebbe stato necessario “eliminare il 75% delle attività produttive e impedire la circolazione dei 3/4 dei veicoli che oggi circolano” per poter adempiere le nuove norme.

È facile perciò immaginare una nuova levata di scudi, e un ulteriore intervento per annacquare i limiti e i target che il Parlamento ha fissato e che saranno la base dei prossimi negoziati con il Consiglio sulla forma definitiva della legge. In tutt’altra direzione, invece, andava la lettera inviata negli scorsi giorni da molte associazioni ambientali italiane – da Legambiente a Isde al WWF – in cui si chiedeva di votare la proposta più ambiziosa, ovvero quella adottata lo scorso giugno dalla Commissione Ambiente del Parlamento UE.

“In base al più recente e autorevole studio che ha valutato l’impatto dell’inquinamento in Italia (PM2.5 e NO2), ogni anno si verificano nel nostro paese 72.000 e 40.000 morti premature per, rispettivamente, l’esposizione della popolazione a concentrazioni di PM2,5 e biossido di azoto (NO2), che superano le soglie indicate dall’OMS – si legge nella lettera – Siamo tutti vulnerabili all’impatto dell’inquinamento atmosferico, ma alcuni sono più a rischio di altri. Il livello di vulnerabilità delle persone è al di fuori del controllo individuale e si modifica con l’età, le condizioni di salute, lo stato socioeconomico e il luogo in cui le persone vivono, studiano o lavorano. È quindi fondamentale adottare urgentemente le misure necessarie per proteggere la salute umana di ognuno garantendo a tutti di poter respirare aria pulita”.

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