venerdì, Ottobre 23, 2020

“REVET! REVET!” STRIDETTE IL GIOVANE SIGULL

Economia Circolare
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Redazione EconomiaCircolare.com
[di Matteo Daddi]
Revet raccoglie e avvia al riciclo vari tipi di rifiuti. La discarica non cresce più. Che succederà ai gabbiani che là trovavano sostentamento? Storia del giovane Sigull al Consiglio dei bianchi

Sinossi

L’assemblea del Consiglio dei bianchissimi anziani venne interrotta da un pauroso garrito.“Revet!” strideva il giovane Sigull, “Revet!”Quando il gabbiano marroncino ebbe la possibilità di esporre ciò che i suoi occhi verdi avevano visto, fu chiaro a tutti che ormai la gestione dei rifiuti aveva cambiato passo anche alla grande discarica. Gli umani avevano capito che era arrivato il momento di interrompere la filosofia lineare per passare a un modello circolare. Ma quello che era un cambiamento che spaventava molto il giovane Sigull, venne illustrato sotto una nuova luce dall’anziano e solo apparentemente irriverente Jim: una luce di speranza.

L’ultimo, pesante colpo di becco, che annunciava la chiusura del lungo dibattito, stava per essere battuto sul legno macero e pregno di storia del tavolo del grande Consiglio, quando

un garrito, troppo acuto per essere raccontato, irruppe nella spelonca:

“Revet! Revet!” stridette il giovane Sigull, beccando freneticamente sul portone dell’antro delle assemblee dove i bianchissimi anziani dei Larus michahellis si riunivano fin dalla nascita della colonia di nidificazione.

Appena la Regina comandò l’apertura del portone, il giovane gabbiano dai singolari occhi verdi e il piumaggio ancora marroncino si precipitò dentro. “Gli ho visti!” schiamazzò, scuotendo nervosamente le ali. Gli sguardi laterali e severi degli anziani lo gelarono immediatamente togliendogli il tempo per finire. Un pesante silenzio invase per qualche istante la sala…

Un impercettibile gesto della Regina dei gabbiani reali concesse l’iniziativa a colui che meglio poteva gestire la situazione:

“Come osi interrompere la nostra adunata?” stridette pungentemente il massiccio portavoce del Consiglio degli Anziani, volando di fronte all’intruso. “Tutti nella colonia sanno che il Consiglio dei bianchi può essere interrotto solo per questioni di vita o di morte. Se trattasi di questo, sforzati almeno di farci capire. Che succede?”.

Sigull, il giovane Larus michahellis, fece un respirone, si rimise nelle sue penne e riferì tutto quel che aveva visto. “Sono stato a est, ho sorvolato la grande discarica. Ho osservato l’intera zona per ore ed ore e lo stesso avevo fatto ieri e… DUE, in tutto questo tempo ho visto arrivare solo DUE camion…”

Sigull riprese velocemente fiato, l’intera sala del Consiglio, come alla realizzazione di un’oscuro presagio, aveva già capito dove poteva arrivare col suo discorso.

“Ho seguito il percorso dei camion a ritroso ed ho scoperto che quello che fino a poco tempo fa era un vero e proprio corteo di mezzi verso la discarica si smista ora molto prima di arrivarci: i rifiuti prendono ognuno una strada diversa e solo pochi arrivano ad alimentarla”. I gabbiani della colonia avevano ben chiaro che quell’immondezzaio era una delle loro principali fonti di sostentamento. Se le parole del giovane marroncino fossero state vere e i camion non fossero più arrivati, la sopravvivenza della comunità sarebbe stata a rischio. Un ancora scettico ma gelido silenzio riprese possesso dell’aula.

Il portavoce del Consiglio degli Anziani guardò la Regina, che col suo solito fare impalpabile gli annui lievemente. “Ma i camion che si smistavano saranno ben andati verso altre discariche?!” disse il portavoce, e proseguì: “E poi, quando sei entrato, hai gridato – Gli ho visti! – ma chi? Chi avresti visto?”

“Ho visto uomini in divisa Revet!” rispose subito Sigull. “I camion non vanno verso altre discariche, ma verso dei centri dove il materiale che trasportano viene diviso, selezionato e preparato per il riciclo… E anche all’ingresso di quei centri c’è scritto Revet”.

“Preparato per il riciclo? Ma che vuoi dire? Che fine fa l’immondizia?” domandò il portavoce. “Per loro la parola ‘immondizia’ è superata”, rispose Sigull, “ed è sbagliato anche chiedersi quale sia la sua ‘fine’, perché in realtà si tratta di un ‘nuovo inizio’. Parlano di plastica, vetro, acciaio, alluminio e tetrapak. Poi di carta, frazione organica e residuo non differenziabile, ma sono altri camion, con scritte diverse, a occuparsi di queste tre ultime cose. Io ho seguito il percorso dei primi materiali, perché, giunti ai centri di smistamento, i colpi d’ala da battere sono pochi per scoprire ciò che succede dopo: è quella che loro chiamano ‘economia circolare a filiera corta’. Il tetrapak viene riciclato a circa quaranta kilo-aperture-alari, il vetro in vetreria a circa 30 kilo-aperture-alari e le plastiche miste, quelle che non sono né bottiglie né flaconi, in impianti con la scritta ‘Revet Recycling’. Ogni materiale viene trattato e poi esce dai centri di riciclo in veste nuova. Per esempio, dagli stabilimenti Revet Recycling esce sotto forma di profili destinati all’arredo urbano o di granuli adatti alla produzione tramite stampaggio di svariati manufatti… Da quello che sono riuscito a vedere, invece, bottiglie, flaconi e metalli vengono spesso ritirati da altre squadre, credo in cambio di denaro”.

Non un battito d’ali, non un garrito di timore. Sembrava che l’assemblea avesse trovato delle conferme nelle parole di Sigull.

“Ma non capite?” Domandò Sigull rivolgendosi agli anziani. “Negli imballaggi rimane spesso qualche avanzo di cibo: se li portano via, quel cibo sparirà! In più le discariche sono amate dai topi: se arrivano così pochi camion al giorno, quanti roditori potranno rimanere in zona? E voi sapete che sono un nutriente fondamentale!”

Il più anziano di tutti, senza chiedere il permesso a nessuno, iniziò a parlare. Era il gabbiano Jim Livingston, lontano parente di un altro più famoso Livingston, ma meno conosciuto al di fuori della colonia. A lui, il Consiglio e la Regina concedevano ampie deroghe sul rispetto dell’etichetta, in virtù, più che della sua veneranda età, della sua proverbiale saggezza.

“Figlio mio, stai tranquillo e non temere. Devo dire che sei veramente un acuto osservatore di ciò che ti circonda e che hai fatto bene a presentarti qui con tanta veemenza”.

Sigull, che era a onor del vero molto preoccupato per ciò che aveva visto, si sentì orgoglioso di quello che aveva fatto e per un attimo i suoi pensieri più brutti sembrarono scivolare via.

L’anziano Jim continuò:

“Devi sapere, caro Sigull, che noi eravamo già a conoscenza del fatto che ci sarebbero stati dei cambiamenti alla discarica. Non tutti ne erano convinti, ma ne avevamo parlato addirittura anche nella sessione di oggi… Le informazioni che ci hai portato sono solo l’importante prova che il cambiamento è cominciato ed è adesso in atto”. Sigull rimase pietrificato: “E come facevate a saperlo?”

Il portavoce si voltò verso la Regina che col solito impercettibile gesto fece capire che poteva e doveva parlare lui. “Dalle altre colonie, quelle che hanno scoperto che i tetti delle città potevano essere usati per collocarvi il nido, riducendo notevolmente la strada da fare per arrivare alle discariche. Colonie sparpagliate in circa 200 amministrazioni comunali umane ci parlano di questi camion Revet, ed è già una realtà da tempo. Sembra che oltre l’80% della popolazione umana della Toscana sia servita da Revet. Riciclano circa 160 mila tonnellate di imballaggi l’anno ricavando, tra le altre cose, la materia prima seconda che costituisce le panchine sulle quali ci appollaiamo quando andiamo in città, poi le fioriere, i giochi per i bambini nei parchi pubblici, le staccionate e altro ancora. Questa materia prima seconda sostituisce spesso il legno rispetto al quale ha una durata maggiore nel tempo, non subendo l’attacco delle muffe e degli agenti atmosferici, ed è pure riciclabile nuovamente a fine vita. Questa è la realtà intorno a noi. Quanto hai visto tu è solo la conferma che anche qui la gestione dei rifiuti sta cambiando”.

“E perché non ci avete mai detto niente?” Domandò Sigull.

“Perché il consiglio stava valutando il modo migliore per gestire la questione!” rispose il portavoce dopo l’immancabile consenso alla parola ricevuto dalla Regina. “Perché non c’è niente da sapere e niente da temere!” rispose, senza attendere il consenso di nessuno, ma dopo aver dato tutto il tempo di esprimersi al portavoce, l’anziano Jim. Poi continuò: “Tu, giovane, che sei il futuro, devi capire che la nostra natura è adattarci alla natura. Abbiamo sempre trovato il modo di cambiare per vincere le sfide della vita. Pensa, per esempio, che grazie alle ghiandole nasali che sviluppammo in epoche remote e che fungono da reni supplementari per i sali in eccesso, riusciamo, diversamente da altre specie, a bere senza problemi l’acqua di mare. Ecco, l’andare a nutrirci nelle discariche è stato solo un passaggio di questo cambiamento. Nel mondo in cui hai vissuto fino a oggi, le discariche sembravano fondamentali ma per noi l’interazione con l’uomo non è così essenziale…

E non è sempre buona, guarda per esempio il povero Pol, che da quando è rimasto intrappolato con una zampa in una retina di plastica mentre girovagava nella discarica, è costretto a portare sempre dietro a sé quel fardello ed è molto limitato nei movimenti. Guarda per esempio la povera Fortunata che ha perso sua madre, rimasta invischiata nella peste nera del petrolio in mare. …Ma non è neanche sempre cattiva: ti riporto di nuovo come esempio Fortunata, che senza l’aiuto di un gatto e di un uomo, un poeta nel caso particolare, non avrebbe mai imparato a volare, oggi non sarebbe qui con noi e non sarebbe la regina della colonia.

Quello che ti voglio dire, insomma, e che troveremo altre fonti di sostentamento, non c’è da avere paura del futuro. Il fatto che gli uomini abbiano deciso di abbandonare il paradigma lineare e si siano resi conto che occorre passare a un modello di economia circolare non può che essere una buona cosa, specie per tutti i giovani come te che vedranno un mondo più armonioso e pulito”. Nel dire queste ultime parole, l’anziano Jim si avvicinò a Sigull e passò teneramente la sua ala sulla giovane testa pennuta. Gli occhi del piccolo si bagnarono di due lacrimoni che non scesero, ma rimasero lì: come se, illuminati dalla luce del sole che entrava nell’antro, volessero far risplendere col verde dei suoi iridi tutta la speranza che i giovani come lui volevano vedere nel futuro.

[intro liberamente ispirata a: “Terra Mystica – Cranio Creations” N.d.A.] 

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