fbpx
giovedì, Maggio 30, 2024

Via libera dall’Europarlamento alla Nature Restoration Law

La legge, molto contestata, uno dei provvedimenti cardine del Green Deal europeo, passa con 329 voti favorevoli, 275 contrari e 24 astensioni. Il relatore: “Non è una legge contro qualcuno, ma a favore della natura”. Eliminati gli obblighi di riduzione dei pesticidi previsti dalla Commissione

EconomiaCircolare.com
EconomiaCircolare.com
Redazione EconomiaCircolare.com

Il giorno dopo l’assedio di centinaia di trattori a Bruxelles è arrivatp ieri l’ok definitivo del Parlamento Ue alla normativa europea sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), che contiene misure contestate proprio dal mondo agricolo. Il regolamento che mira a garantire il ripristino degli ecosistemi degradati in tutti i Paesi dell’UE è stato approvato con 329 voti favorevoli, 275 contrari e 24 astensioni. Tra i favorevoli, insieme a centristi, sinistra e verdi, ci sono anche 25 eurodeputati del Ppe, il cui partito si è schierato per il no.

Prima del voto, il relatore César Luena (S&D, ES) ha tenuto a dichiarare che “non è una legge contro qualcuno, ma a favore della natura”. “Oggi è un grande giorno per l’Europa – ha aggiunto dopo il voto – perché passiamo dalla protezione e dalla conservazione della natura al suo ripristino”.

Una volta che anche il Consiglio (il voto è previsto entro aprile) avrà confermato il suo via libera formale alla norma, questa sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed entrerà in vigore 20 giorni dopo. I Paesi dell’UE dovranno ripristinare almeno il 30% degli habitat in cattive condizioni entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050. Il compromesso raggiunto da Eurocamera e Consiglio in fase di Trilogo prevede la possibilità di sospendere temporaneamente le disposizioni sugli ecosistemi agricoli in circostanze eccezionali.

La proposta di regolamento (dunque una norma applicativa al momento dell’entrata in vigore) presentata dalla Commissione nel giugno del 2022 prendeva le mosse dalla constatazione che oltre l’80 % degli habitat europei versano in cattive condizioni, con zone umide, torbiere, pascoli e dune tra gli habitat più colpiti. L’esecutivo Ue ha messo in campo obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino della natura, a integrazione delle normative esistenti.

Forse immaginando le contestazioni del mondo agricolo, la Commissione affermava che “il ripristino non preclude l’attività economica. Il ripristino consiste nel vivere e produrre insieme alla natura, riportando una maggiore biodiversità ovunque, anche nelle zone in cui si svolge un’attività economica, come ad esempio le foreste gestite, i terreni agricoli e le città”. E, a sostengo  di queste affermazioni, la Commissione affermava che ogni euro investito in azioni di ripristino della natura apporta un valore economico compreso tra 8 e 38 euro, “grazie ai servizi ecosistemici che favoriscono la sicurezza alimentare, la resilienza degli ecosistemi e l’attenuazione dei cambiamenti climatici, nonché la salute umana”.

nature restoration law ripristino natura

Leggi anche: Il destino della direttiva sulla sostenibilità delle imprese è compromesso?

Cosa prevede la Nature Restoration Law 

Vediamo i punti principali fissati nelle nuove norme europee sul ripristino della natura votate ieri all’Eurocamera:

  • Obiettivi vincolanti. Entro il 2030 gli Stati membri dovranno ripristinare il buono stato di salute di almeno il 30% degli habitat contemplati dalla nuova legge (che vanno da foreste, praterie e zone umide a fiumi, laghi e coralli). Questa percentuale aumenterà al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050. Fino al 2030 la priorità andrà accordata alle zone Natura 2000. I paesi dell’UE dovranno garantire che le zone, una volta ripristinate, non tornino a deteriorarsi;
  • Piani di ripristino. Entro due anni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, gli Stati avranno l’obbligo di adottare dei Piani nazionali di Ripristino, da sottoporre al controllo della Commissione, inviando rapporti annuali sui progressie l’attuazione delle misure previste. In caso di mancato rispetto degli obiettivi prefissati, gli Stati potrebbero essere esposti ad una procedura d’infrazione;
  • Ecosistemi agricoli. Per migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli, i paesi dell’UE dovranno registrare progressi in due di questi tre indicatori:
    • European grassland butterfly indicator: L’indicatore delle farfalle delle praterie è l’andamento combinato delle popolazioni di 17 specie selezionate di praterie monitorate in tutta Europa;
    • percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità (fasce tampone, incolti a rotazione o meno, siepi, alberi singoli o in gruppo, filari di alberi, margini dei campi, macchie, fossi, ruscelli, piccole zone umide, muretti di pietra, piccoli stagni e elementi culturali)
    • stock di carbonio organico nei terreni minerali coltivati.

Dovranno anche adottare misure per migliorare l’indice dell’avifauna comune, dato che gli uccelli sono un buon indicatore dello stato di salute generale della biodiversità;

  • Torbiere. Poiché le torbiere sono una delle soluzioni più economiche per ridurre le emissioni nel settore agricolo, i paesi dell’UE dovranno ripristinare almeno il 30% delle torbiere drenate entro il 2030 (almeno un quarto dovrà essere riumidificato), il 40% entro il 2040 e il 50% entro il 2050 (con almeno un terzo riumidificato). La riumidificazione continuerà a essere volontaria per agricoltori e proprietari terrieri privati;
  • Impollinatori. I Paesi europei dovranno invertire il declino delle popolazioni di impollinatori al più tardi entro il 2030 e puntare a un aumento misurato almeno ogni sei anni in seguito;
  • Tre miliardi di alberi. La legge impone di piantare tre miliardi di nuovi alberi;
  • Fiumi. Gli Stati membri dovranno inoltre ripristinare almeno 25.000 km di fiumi, trasformandoli in fiumi a scorrimento libero;
  • Natura in città. Dovrà essere garantito che non vi sia alcuna perdita netta né della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani, né di copertura arborea urbana;
  • Il ‘freno di emergenza’. Come richiesto dal Parlamento, la legge prevede un freno di emergenza che, in circostanze eccezionali, consentirà di sospendere gli obiettivi relativi agli ecosistemi agricoli qualora questi obiettivi riducano la superficie coltivata al punto da compromettere la produzione alimentare e renderla inadeguata ai consumi dell’UE.

Tra le misure previste dalla Commissione e cassate durante l’iter, una di quelle più contestate dai proprietari dei trattori già citati: la Commissione chiedeva infatti la riduzione del 50% l’uso dei pesticidi chimici entro il 2030 e il divieto di tutti i pesticidi nelle aree sensibili (quali le aree verdi urbane, compresi i parchi o giardini pubblici, i campi ricreativi o sportivi, i sentieri pubblici e le zone protette Natura 2000 e qualsiasi area ecologicamente sensibile da preservare per gli impollinatori in pericolo).

nature restoration law ripristino natura

Leggi anche: Emissioni, l’obiettivo Ue del -90% e i dubbi sulle scelte della Commissione

Le reazioni del mondo ambientalista

“La legge sul ripristino della natura è sempre stata molto più di una legge per riportare la natura – ha affermato la coalizione #RestoreNature, composta da BirdLife Europe, ClientEarth, EEB e WWF EU – È il simbolo che l’Europa può e vuole impegnarsi nella lotta per la sopravvivenza del nostro pianeta. Siamo sollevati dal fatto che gli eurodeputati abbiano ascoltato i fatti e la scienza e non abbiano ceduto al populismo e alla paura. Ora esortiamo gli Stati membri a seguire l’esempio e a varare questa legge tanto necessaria per riportare la natura in Europa”.

I particolare, secondo il WWF, il Parlamento Ue “ha ascoltato gli appelli di oltre 1 milione di cittadini, imprese, scienziati e ONG e hanno spianato la strada affinché questa legge, prima nel suo genere, diventi realtà”. Approvando una norma che rappresenta “un’opportunità storica per riportare la natura in Europa. In un momento in cui il continente è devastato da inondazioni, siccità e incendi, questa legge contribuirà a garantire un futuro più sicuro e più sano per gli europei”. L’associazione del Panda ricorda che “nonostante gli sforzi dei gruppi di estrema destra e dei conservatori, alimentati dalla campagna di disinformazione delle lobby anti-ambientaliste volta a bocciare il provvedimento, la maggioranza dei parlamentari è rimasta fedele al processo democratico europeo, approvando l’accordo adottato lo scorso novembre”.

Per Lipu-BirdLife Italia “Definire storico questo momento non è affatto eccessivo. L’Europa si dota di una legge senza precedenti per rigenerare gli habitat naturali e gli ecosistemi di tutto il continente. È la cosa più importante accaduta nell’Unione Europea, sotto il profilo naturalistico, assieme alle direttive Uccelli e Habitat”.

Leggi anche: Fissati in Europa limiti più stringenti (ma differibili) per l’inquinamento atmosferico

© Riproduzione riservata

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie