Passaporto digitale del prodotto dinamico: l’evoluzione utile al settore food e ai riparatori

Il passaporto digitale del prodotto dinamico registra in tempo reale le condizioni di beni deperibili come cibo e bevande durante tutto il loro ciclo di vita e permette di ridurre sprechi e migliorare la sicurezza alimentare. Ma le opportunità della tecnologia vanno oltre e investono anche la riparazione degli oggetti

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Nuove tecnologie come gemelli digitali, sensori per il monitoraggio in tempo reale, il machine learning, blockchain e infrastrutture sicure per l’archiviazione dei dati possono essere abilitanti per un’evoluzione del passaporto digitale dei prodotti, rendendolo dinamico in modo che permetta di tracciare i cambiamenti lungo il ciclo di vita dei prodotti a breve conservazione, oppure che sono stati più volte riparati o rigenerati.

Una prospettiva interessante per due filiere, come quello del food e quello – più trasversale – della riparazione, come emerge da una serie di studi accademici sul tema pubblicati da alcune riviste specializzate. Il passaporto digitale dei prodotti diventerà obbligatorio nell’Unione Europea a partire dal 2027, ma finora i passaporti digitali di prodotto sono stati pensati in maniera “statica” per prodotti con una durata di vita superiore, come l’elettronica o l’abbigliamento.

Sebbene registrino informazioni fisse quali progettazione, materiali e istruzioni per il riciclo, non sono in grado di riflettere i rapidi cambiamenti in termini di freschezza, sicurezza alimentare o qualità, centrali nell’alimentare. Ecco allora la necessità di un’evoluzione “dinamica” che permetta di ampliare il ventaglio delle opzioni consentite da una tecnologia su cui l’Unione Europea fa molto affidamento per ridurre gli impatti ambientali e sociali negativi dei prodotti.

Il passaporto di prodotto dinamico, infatti, è concepito per essere aggiornato continuamente mentre i beni attraversano aziende agricole, stabilimenti produttivi, trasporti, magazzini e punti vendita. Potrebbe inoltre consentire interventi più tempestivi per prevenire il deterioramento, ridurre gli sprechi inutili e rafforzare la trasparenza lungo le filiere alimentari e delle bevande. Nel caso, invece, di prodotti riparati – magari in diverse occasioni – una struttura più dinamica consentirebbe di tenere conto in maniera più accurata delle modifiche o aggiornamenti successivi intervenuti nel tempo.

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Passaporto digitale di prodotto
Fonte: Canva

Il passaporto digitale di prodotto dinamico nel settore alimentare

I prodotti deperibili non si comportano in modo statico: cambiano di ora in ora mentre attraversano filiere. I passaporti digitali statici semplicemente non riescono a stare al passo”, spiega Lei Xing, uno degli autori dello studio “Dynamic digital product passports for short-shelf-life products” pubblicato su Nature, a cui hanno collaborato ricercatori dell’Università di Sydney e del King’s College di Londra, in cui vengono approfondite le opportunità di questo strumento nel campo alimentare.

Sebbene sia un settore attualmente escluso dalla normativa UE, l’introduzione dei passaporti digitali di prodotto nel comparto food presenta numerosi potenziali vantaggi, come aveva già evidenziato un gruppo di ricercatori dell’Institute of Communication and Computer Systems (ICCS) di Atene, in Grecia, in un altro dei pochi articoli apparsi sul tema. “Una tracciabilità rafforzata lungo la filiera con conseguente maggiore fiducia in termini di sicurezza alimentare – riassumevano – una più agevole verificabilità, una maggiore trasparenza lungo la filiera, nonché la facilitazione di decisioni informate da parte dei consumatori che si traducono in scelte più salutari e più rispettose dell’ambiente”.

Tali aspetti assumono un’importanza ancora maggiore nel caso dei prodotti biologici e a indicazione geografica, particolarmente vulnerabili a frodi e adulterazioni. Le informazioni disponibili nel passaporto digitale di prodotto dinamico contribuiscono al rispetto dei requisiti di sicurezza alimentare e, potenzialmente, allo svolgimento dei controlli ufficiali previsti dalla legge. Con ulteriori sviluppi tecnici, il passaporto digitale di prodotto dinamico potrebbe inoltre contribuire alla tutela dei consumatori con strumenti come un sistema di allerta rapido e l’inclusione di funzionalità che consentano ai consumatori di ricevere aggiornamenti e notifiche sui prodotti acquistati.

Secondo Lei Xing, inoltre, “i passaporti digitali di prodotto dinamici potrebbero anche aiutare a individuare dove e perché la qualità inizia a diminuire. Questa conoscenza è preziosa per migliorare la gestione delle scorte e ridurre la significativa quantità di cibo che va persa prima ancora di raggiungere i consumatori”.

L’inclusione dei certificati biologici nel dDPP garantisce al consumatore l’adozione di pratiche sostenibili. Ulteriori aspetti legati ai benefici ambientali del DPP potrebbero comprendere l’integrazione dei risultati di LCA o elementi relativi alla qualità del suolo.

Le tecnologie abilitanti per il DPP dinamico

Lo scenario delineato dagli articoli mostra come la collaborazione tra ingegneria, intelligenza artificiale e Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT) sia essenziale. “Abbiamo dimostrato come l’integrazione di gemelli digitali, monitoraggio in tempo reale e intelligenza artificiale possa trasformare i passaporti digitali di prodotto da registri statici di conformità in strumenti intelligenti di supporto alle decisioni, capaci di migliorare la sicurezza, ridurre gli sprechi e abilitare filiere più circolari”, ha riassunto Lei Xing.

Un punto su cui i ricercatori insistono nell’articolo è che l’evoluzione tecnologica necessaria al passaggio dal DPP statico verso quello dinamico va oltre alle singole tecnologie e riguarda un aspetto sistemico. “Per rendere questa visione operativa su larga scala – ha dichiarato Miao Guo, un altro dei ricercatori – i passaporti digitali di prodotto necessitano di infrastrutture dati in grado di gestire connettività intermittente e condizioni in rapido cambiamento. Combinando competenze interdisciplinari, il nostro articolo mostra come reti di nuova generazione e architetture dati sicure possano mantenere le informazioni sui prodotti affidabili e aggiornate mentre i beni a breve conservazione attraversano filiere complesse e reali”.

Il team suggerisce che i supermercati potrebbero fungere da laboratori viventi per testare i d-DPP in condizioni reali, offrendo un modo concreto per valutare come la tecnologia supporti il monitoraggio della freschezza, la rotazione delle scorte e le decisioni operative quotidiane. Un tentativo di passaporto digitale di prodotto dinamico è stato fatto con THEROS nello studio dell’ICCS, in cui oltre a dati statici ci sono numerosi dati in aggiornamento sulla qualità del suolo, indicatori di freschezza e di degradazione, condizioni di trasporto e stoccaggio, identificatori di lotto e dati sul confezionamento.

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Aggiornare le informazioni per facilitare la riparazione

Le tecnologie più utilizzate dai passaporti di prodotto “statici” sono principalmente i codici QR e i tag RFID. La ricerca “Enabling a dynamic information flow in digital product passports during product use phase: A literature review and proposed framework”, pubblicata su Sustainable Production and Consumption ha evidenziato, tuttavia, una carenza di iniziative volte a consentire l’aggiornamento delle informazioni durante la manutenzione da parte di fornitori di servizi terzi nella fase di utilizzo del prodotto, una volta che il DPP è stato lanciato.

In risposta, i ricercatori propongono un framework concettuale di DPP basato su blockchain che supporta un flusso informativo dinamico, permettendo agli utenti verificati, come i riparatori, di aggiornare i DPP con le informazioni necessarie lungo il ciclo di vita (ad esempio i dettagli di manutenzione o i passaggi di proprietà).

I prodotti sono spesso soggetti a riparazioni e interventi di manutenzione periodici durante la fase di utilizzo, ma queste informazioni vengono escluse dai DPP, nonostante siano fondamentali per rafforzare la fiducia degli stakeholder rilevanti nell’approvvigionamento di materiali secondari a fine vita. Il framework consente l’aggiornamento da parte degli utenti e la fornitura di informazioni durante la fase di manutenzione del ciclo di vita del prodotto.

La tecnologia blockchain svolge un ruolo centrale garantendo una registrazione immutabile degli eventi in ordine cronologico lungo l’intero ciclo di vita. Inoltre, gli smart contract integrati vengono utilizzati per verificare e autenticare l’identità degli utenti, impedendo a soggetti non autorizzati di modificare i DPP.

Questo framework può contribuire a migliorare la completezza dei dati consentendo a servizi terzi, come riparatori e professionisti della manutenzione, di aggiornare le informazioni durante la fase di utilizzo. L’aggiornamento del registro degli interventi durante la fase d’uso non è incluso nei DPP attuali, eppure è un aspetto rilevante per i consumatori – oltre a essere previsto dallo stesso regolamento Ecodesign – poiché gli interventi di manutenzione o riparazione possono modificare la qualità e i componenti del prodotto.

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