lunedì, Dicembre 8, 2025

Asvis: “Italia in ritardo sugli Obiettivi sviluppo sostenibile, e anche nel 2025 scelte in senso opposto”

Presentato ieri alla Camera il decimo Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS): Giovannini: “L’Italia continua a non dotarsi di politiche adeguate, mentre l’Europa sta facendo scelte errate e sta perdendo quel ruolo di guida nel campo della sostenibilità”. Fa eccezione l’economia circolare

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Coi tempi che corrono, tra crisi climatica, guerre commerciali e guerre guerreggiate, difficile immaginare che il bilancio annuale dell’Asvis sui progressi compiuti verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) dell’’Agenda 2030 dell’ONU fosse positivo. E infatti non lo è. Tanto che Roberto Giovannini, Direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis), nella prefazione scrive che i valori e gli impegni affermati nell’Agenda 2030 sono “continuamente calpestati, dimenticati per colpevoli interessi individuali o esplicitamente rifiutati per ideologie violente e insensate, con danni devastanti per le persone, specialmente le più inermi, le più indifese, le più povere, e per il Pianeta. Cioè, per il futuro dell’umanità, anche per il nostro”.

Presentato ieri alla Camera dei deputati, anche alla presenza del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il decimo Rapporto dell’Asvis, realizzato con il contributo di centinaia di esperte ed esperti delle oltre 330 organizzazioni aderenti all’Alleanza, offre un’analisi aggiornata e ragionata circa l’attuazione dell’Agenda 2030 nel mondo, in Europa e in Italia. Quest’anno si intitola “Pace, giustizia e diritti: i pilasti della sostenibilità” e restituisce numeri impietosi e drammatici, dietro i quali stanno le sofferenze e le difficoltà di donne, uomini, bambine e bambini.

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Il contesto

Partiamo dal contesto, un ”quadro drammatico”, che possiamo delineare con alcuni indicatori.

Guerre. Secondo il Global Peace Index sono 59 i conflitti armati attivi tra Stati o al loro interno, “il livello più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale”. Nel 2024 cono state registrate quasi 50mila vittime civili.

Spesa militare. La spesa militare ha raggiunto il livello record di oltre 2.700 miliardi di dollari, con un trend in crescita che, se confermato, porterebbe a raggiungere livelli compresi tra 4.700 e 6.600 miliardi entro il 2035, una cifra equivalente a quattro-cinque volte quella registrata alla fine della Guerra Fredda.

Sfollati. Il numero di persone forzosamente sfollate ha superato 123 milioni, aumentando del doppio in dieci anni “per effetto di guerre e cambiamenti climatici”, evidenzia l’Alleanza.

Meno fondi. A fronte di una maggiore domanda di assistenza da parte delle organizzazioni multilaterali, nel 2025 si registra un “drammatico taglio dei fondi destinati al sistema delle Nazioni Unite”: -30% rispetto al 2023 (da 69 a 50 miliardi di dollari), “senza prospettive future di recupero”, rimarca l’Asvis. Si tratta di tagli “che impattano su un numero di persone compreso tra 30 e 60 milioni di persone”.

Debito. Nel contempo, il costo annuale del debito dei Paesi in via di sviluppo ha raggiunto un livello senza precedenti: 1,4 miliardi di dollari, mentre la crisi climatica sta infliggendo danni gravissimi soprattutto tra le popolazioni di questi Paesi.

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Raggiungibile meno di un quinto degli SDGs globali

Tutto questo ha ovviamente conseguenze sul cammino verso gli obiettivi dell’Agenda 20230. Prendiamola alla larga per zoomare poi sul nostro paese.

A livello globale solo il 18% dei Target dell’Agenda 2030 sarà raggiunto,  ricorda l’Asvis citando i risultatati del Rapporto dell’ONU sullo stato dell’Agenda 2030. Si legge ancora nella premessa di Giovannini che “il mondo è sulla buona strada per conseguire solo il 18% dei Target entro il 2030, per il 17% sta compiendo progressi moderati, per il 31% miglioramenti marginali o assenti, per il 17% è in stagnazione e nel 18% dei casi si osserva un regresso rispetto a dieci anni fa”.

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L’Europa perde la leadership sulla sostenibilità

L’Unione Europea,un tempo leader della sostenibilità”, presenta miglioramenti significativi rispetto al 2010 solo per cinque Obiettivi (energie rinnovabili, lavoro, imprese e innovazione, città sostenibili, lotta al cambiamento climatico) e regressi su disuguaglianze, ecosistemi e cooperazione internazionale.

Nell’ultimo anno gli indici relativi all’Unione europea si riducono in quattro casi su 16, ma migliorano significativamente in tre casi.

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In Italia misure in contrasto con gli SDGs

Nel report si legge che gli indici compositi utilizzati per misurar i progressi negli obiettivi di sostenibilità “segnalano un’evoluzione decisamente insoddisfacente per gran parte dei 17 SDGs, il che conferma che l’Italia non ha ancora intrapreso un percorso virtuoso verso uno sviluppo sostenibile”.

Nel dettaglio, tra il 2010 e il 2024 per 10 Goal su 17 la situazione risulta particolarmente critica. Si registra infatti:

  • un arretramento per sei Goal: sconfiggere la povertà (Goal 1), acqua pulita e servizi igienico-sanitari (Goal 6), ridurre le disuguaglianze (Goal 10), vita sulla Terra (Goal 15), pace, giustizia e istituzioni solide (Goal 16) e partnership per gli obiettivi (Goal 17);
  • una sostanziale stabilità per quattro Goal, che mostrano solo contenuti aumenti degli indici compositi: sconfiggere la fame (Goal 2), salute e benessere (Goal 3), imprese, innovazione e infrastrutture (Goal 9) e città e comunità sostenibili (Goal 11);
  • miglioramenti limitati per sei Goal: istruzione di qualità (Goal 4), parità di genere (Goal 5), energia pulita e accessibile (Goal 7), lavoro dignitoso e crescita economica (Goal 8), lotta contro il cambiamento climatico (Goal 13) e vita sott’acqua (Goal 14);
  • un forte aumento solo per il Goal 12, relativo all’economia circolare.

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Se invece si guarda solo ai progressi più recenti, per le variazioni dell’ultimo anno “la situazione si conferma nella sua criticità”:

  • per sei Goal si rileva un peggioramento rispetto al 2023;
  • in otto casi le variazioni appaiono non significative (meno di un punto);
  • aumenti di un certo rilievo riguardano solo tre Goal: istruzione, parità di genere e lotta al cambiamento climatico.
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Fonte: Asvis

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Economia circolare

Entriamo più nel dettaglio dell’economia circolare. Il primo obiettivo quantitativo relativo al Goal 12 (“Consumo e produzione responsabili”) riguarda il raggiungimento della quota del 30% di utilizzo circolare dei materiali (Target 12.2). L’Italia, spiega il report, registra, nonostante i progressi accennati, “un andamento che genera valutazioni contrastanti tra breve e lungo periodo: infatti, sarà in grado di raggiungere l’obiettivo solo se accelererà la tendenza rilevata negli ultimi cinque anni”.

Il secondo obiettivo stabilisce che venga raggiunta la quota del 60% del tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani (Target 12.5). In questo caso, l’andamento “è tale da permettere di raggiungere l’obiettivo, visto che il valore registrato nel 2023 è già pari al 53,3%”. Anche per questo ASviS promuove “l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale (DRS) per il riciclo per i contenitori di bevande monouso, complementare alla raccolta differenziata, così da ridurre la dispersione e spingere la raccolta oltre il 90%, in coerenza con i target europei”.

L’ultimo obiettivo quantitativo del Goal 12 riguarda la riduzione del 20%, entro il 2030, della quota di rifiuti urbani prodotti pro capite rispetto al 2010 (Target 12.5). In questo caso, a parte la lieve diminuzione registrata tra il 2010 e il 2013, l’indicatore è rimasto stabile, raggiungendo nel 2023 una quantità di rifiuti urbani pari a 496 chilogrammi per abitante (-7,3% rispetto al 2010, ma praticamente uguale al 2013). Questo andamento, se confermato nel futuro, “non permetterà all’Italia di raggiungere l’obiettivo di 428 chilogrammi pro capite di rifiuti urbani prodotti”.

Energia

Altro tema caro al nostro magazine è l’energia. Il report ci dice che “il nostro Paese è in grave ritardo rispetto alla transizione energetica. I Questo ritardo è legato non solo agli errori commessi nel passato, ma anche alla sostanziale inazione del Governo, che invece di orientare e accelerare la transizione energetica, sostiene la realizzazione di nuove infrastrutture e importazioni di fonti fossili, nonché un ipotetico ritorno al nucleare”. Invece, per rispettare i target europei, l’impegno assunto nella COP28 di triplicare la produzione di rinnovabili al 2030 e quello per il 100% rinnovabili al 2035 assunto nel G7 del 2022, “occorrerebbe destinare al risparmio e all’efficienza energetica, all’economia circolare e allo sviluppo delle rinnovabili (impianti, reti, interconnessioni elettriche, sistemi di accumulo, elettrificazione dei consumi) i nuovi investimenti, senza aggravi sulle bollette, e pianificare il phase-out dalle fonti fossili e una giusta transizione”.

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Le contraddizioni delle politiche pubbliche: “Agenda 20230 dimenticata”

Il rapporto misura la distanza tra il dire e il fare, evidenzia “le contraddizioni tra gli impegni assunti a livello multilaterale e le politiche concrete”. Dell’Unione europea vengono criticati in particolare l’aumento delle spese militari e la revisione al ribasso di alcune norme ambientali e sociali (le cosiddette “semplificazioni”).

“L’Italia, e non da oggi, non è in una condizione di sviluppo sostenibile – sottolinea il direttore scientifico dell’ASviSe i conflitti e le tensioni geopolitiche non aiutano”. C’è un problema di fondo: “Come ha notato il Presidente Mattarella, oggi la sostenibilità viene percepita più come un fastidio che un investimento sul futuro. Purtroppo, è così, ma si tratta di un gravissimo errore”.

Giovannini usa parole nette: “L’Italia continua a non dotarsi di politiche adeguate, mentre l’Europa sta facendo scelte errate e sta perdendo quel ruolo di guida nel campo della sostenibilità che aveva assunto negli ultimi anni”.

L’attuazione dell’Agenda 2030, “non appare centrale nel disegno delle politiche pubbliche e le misure adottate nel 2025 non imprimono l’accelerazione necessaria e, in alcuni casi, risultano in contrasto con quanto previsto dalla Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS) 2022, adottata dall’attuale Governo a settembre del 2023, e poi dimenticata”. Giovannini sottolinea poi che “a settembre il governo ha presentato nei documenti preparatori della legge di bilancio l’Allegato sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) che dice fondamentalmente che nei primi tre anni, considerando la proposta di legge di bilancio, aumenteremo il reddito disponibile, ma in termini di disuguaglianza economica, povertà assoluta, speranza di vita in buona salute, uscita precoce dal sistema di istruzione, non cambierà nulla. Questo dovrebbe essere l’oggetto del dibattito pubblico ogni giorno, addirittura per la giustizia civile è previsto nuovamente un aumento dei tempi di gestione delle cause civili”.

“Ciononostante, l’Italia ha ancora l’opportunità di trasformare gli impegni che ha assunto a livello internazionale in politiche capaci di incidere sulla vita delle persone” ha detto la presidente dell’ASviS, Marcella Mallen.  

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Le proposte Asvis

Scrive Giovannini: “Questo decimo Rapporto dell’ASviS, come i precedenti, non solo denuncia le distanze enormi tra le promesse dei governi e i risultati concreti, ma espone anche numerose proposte per accelerare il cammino dell’Italia verso lo sviluppo sostenibile”. Vediamo allora cosa propone Asvis per correggere la rotta. “Penso, ad esempio, alla Valutazione d’Impatto Generazionale (VIG), proposta dall’Alleanza da circa un decennio ed ora in discussione parlamentare, volta ad analizzare gli effetti ambientali, sociali ed economici di lungo termine delle politiche pubbliche sulle giovani generazioni“, afferma Mallen.

L’ASviS propone di attivare cinque “leve trasformative” (governance, capitale umano, finanza, cultura e partnership) e intervenire su sei “aree strategiche”: salute, istruzione e competenze, con il rafforzamento del Sistema Sanitario Nazionale e un’educazione inclusiva; un’economia sostenibile e inclusiva, che favorisca lavoro dignitoso e riduca le disuguaglianze, anche di genere; sistemi alimentari resilienti e un’agricoltura sostenibile, con particolare riguardo a giovani e donne; la decarbonizzazione e l’accesso universale all’energia, incentivando rinnovabili ed efficienza energetica; città sostenibili, rigenerazione urbana e adattamento climatico; tutela dei beni comuni ambientali, “in attuazione degli articoli 9 e 41 della Costituzione riformati, su proposta dell’ASviS, nel 2022, con l’approvazione di una legge sul clima”.

E poi l’ingrediente fondamentale: la partecipazione. “Rafforzare la democrazia è oggi una priorità – ha sottolineato il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini – è necessario promuovere processi partecipativi realmente inclusivi, che consentano a cittadini, comunità locali e organizzazioni sociali di incidere sulle decisioni pubbliche. Serve garantire una governance multilivello, capace di integrare le competenze e le responsabilità di istituzioni nazionali, regionali e locali e favorire un coinvolgimento continuo e strutturato delle forze sociali, della società civile e del terzo settore. All’interno di questo impegno, va notato come l’Italia resti l’unico grande Paese europeo privo di una normativa che consenta il voto a distanza.  Per colmare questa lacuna, va discusso al più presto il disegno di legge di iniziativa popolare sul voto fuorisede”.

lo sport Comfort zone

“Comfort zone” è il titolo della campagna istituzionale che lancia il rapporto ASVIS e che, rimarca l’Allenaza, “vi farà sentire scomodi”. “Tutto ruota attorno al concetto di vicino, o meglio, molto da vicino – spiega ASIV -: basta infatti allargare lo sguardo per renderci conto che oltre a guerra, povertà, fame, inquinamento, cambiamento climatico, ci riguardano molto da vicino anche siccità, consumo irresponsabile, gestione dei rifiuti, deforestazione”, spiega ASVIS. “Se non ci impegniamo, il costo della nostra inazione si rivelerà ben più alto, perché la nostra indifferenza ha un prezzo”, ricorda la cantante Elisa che ha dato voce allo spot.

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