Questa è una storia davvero fuori dal comune, sicuramente di forte ispirazione per chi cerca di tradurre in concreto i principi dell’economia circolare. Protagonista è Andrea Zenari che, dopo vent’anni da ispettore per le certificazioni di gestione forestale sostenibile (tra cui PEFC di cui è stato anche consigliere), ha deciso di passare dalla teoria alla pratica. Ha preso un bosco di famiglia, di quelli considerati “marginali” perché economicamente non più redditizi e lo ha reso il cuore pulsante di un modello di business rigenerativo. Un’iniziativa che non solo valorizza una risorsa, ma educa, crea reti e che iniziamo a raccontarvi partendo da un abete di Natale… anzi 100!
Non solo alberi di Natale: il noleggio che sfata i miti
Tra le peculiarità della Fattoria del Legno vi è sicuramente quella dell’affitto degli alberi di Natale. Quante volte ci siamo chiesti che fine fanno – o dovrebbero fare – gli abeti che decorano le nostre case a Natale? C’è chi prova a ripiantarli in giardino, chi li conferisce secondo le indicazioni del proprio comune e chi li vede andare e tornare dalla propria casa ogni anno. Come? È presto spiegato. Dal 2017, circa cento famiglie della provincia di Vicenza hanno la possibilità di ricevere un abete in vaso, vivo, con precise istruzioni per la sua cura durante le feste. Dopo l’Epifania, Zenari li recupera per riportarli nel vivaio, sotto la protezione del bosco. Un sistema che scardina la logica dell’usa-e-getta.
Data la sua esperienza forestale approfittiamo dell’intervista per chiedere a Zenari se sia vero che la gran parte delle colture di abeti richiedano trattamenti chimici intensivi. “Non esistono esperienze in Europa di trattamenti nelle foreste, neanche durante il recente attacco del bostrico“, spiega Zenari. “Questi alberi, spesso della specie Abies nordmanniana che non perde gli aghi, crescono nel loro habitat naturale per 10-12 anni. Non hanno bisogno di interventi chimici“. Il noleggio diventa così un gesto doppiamente sostenibile che promuove una filiera virtuosa e combatte la disinformazione.
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La segheria mobile: quando il legno di scarto diventa risorsa a km 0
Un altro dei pilastri della Fattoria è l’upcycling ovverosia la trasformazione di materiali di scarto in oggetti di valore superiore. Zenari interviene dove un albero deve essere abbattuto per motivi di sicurezza o perché vittima di eventi climatici come la tempesta Vaia: invece di lasciarlo marcire o trasformarlo in cippato, lo nobilita.
La sua innovazione è stata portare la segheria dall’albero (e non viceversa). Con una segheria mobile, i tronchi vengono trasformati in tavole e travi direttamente sul “letto di caduta“. I vantaggi sono enormi in termini di abbattimento dei costi di trasporto e delle emissioni di CO₂. Gli esempi sono concreti e potenti: a Verona, gli alberi rimossi all’interno di un parco sono diventati tavoli e panchine utilizzati negli stessi luoghi.
Una scuola nel bosco per imparare a costruire il futuro
Veniamo a svelare il significato del nome “Fattoria del Legno” che non è casuale. “Volevo creare una fattoria didattica diversa“, racconta Andrea, “non per imparare a fare il pane, ma per conoscere l’intero percorso del legno, dall’abbattimento sostenibile alla sua valorizzazione con attrezzi semplici“. I suoi corsi di carpenteria con la motosega per costruire blockhouse (i tipici chalet di montagna) sono tra i pochissimi in Italia e attirano allievi da ogni regione.
“Vengono boscaioli, allevatori che vogliono costruirsi una stalla ed appassionati e che poi restano in contatto con noi. Se uno costruisce qualcosa in Emilia, magari altri allievi si spostano per dargli una mano. Si crea quindi una rete spontanea di mutuo supporto“.
Tutto ciò avviene nel suo bosco che ha ottenuto la certificazione PEFC, titolo fortemente voluto come segno tangibile di garanzia di sostenibilità e che Andrea valorizza quale strumento narrativo, un “diploma” che incuriosisce e attesta la serietà del progetto, ci spiega.
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Dalla lana delle pecore al formaggio: un cerchio che si chiude
Più parliamo con Andrea e più emergono nuove storie. L’economia circolare della Fattoria non si ferma al legno: Zenari lavora, infatti, per individuare quali ulteriori biomateriali possano essere prodotti sul territorio per poterli poi usare, ad esempio, come isolanti. Anche qui la risposta viene dalla valorizzazione di una pratica del passato. Per isolare le sue case in modo naturale, Andrea ha introdotto in fattoria… una ventina di pecore: ogni anno le tosa e utilizza la loro lana come materiale isolante e guarnizione per gli incastri delle blockhouse, sostituendo i materiali sintetici.
Il progetto è in continua evoluzione. Con l’aumento del numero di pecore, è nata una nuova esigenza e un nuovo sogno: valorizzare anche il latte. “Ho iniziato un corso da casaro che dura un anno“, rivela Zenari. L’obiettivo è chiudere un altro cerchio, integrando la filiera del legno con quella casearia, in un modello di azienda agricola quasi totalmente autosufficiente.
Un manifesto vivente: la casa off-grid nel bosco
Il consiglio di Andrea Zenari per i giovani è chiaro: “Studiate, ma poi fate tanta esperienza pratica. Sporcatevi le mani, non abbiate paura del freddo o della fatica. È tornando a questi lavori che ci si riconnette con la natura e con se stessi”.
Lui stesso è la prova vivente della sua filosofia: Andrea abita in una casa di 100 mq che ha costruito da solo nel cuore del bosco. È completamente off-grid: niente allacciamenti alla rete elettrica o del gas. L’energia arriva dai pannelli solari, l’acqua viene filtrata dal cielo e il calore si ottiene grazie alla legna che raccoglie. La sua vita è il suo manifesto più potente: un’economia circolare non solo predicata, ma vissuta fino in fondo.
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