sabato, Maggio 28, 2022

Le bioplastiche? “In natura hanno tempi di degradazione comparabili alle plastiche non bio”

Lo dimostra uno studio pubblicato su Polymers e condotto da Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Distretto ligure per le tecnologie marine: “Nell’ambiente naturale le bioplastiche hanno tempi di degradazione molto più lunghi rispetto a quelli che si verificano in condizioni di compostaggio industriale”

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Redazione EconomiaCircolare.com

Non ci dovrebbe essere bisogno di esplicitarlo, ma le bioplastiche biodegradabili e compostabili non devono essere abbandonate in natura: ”Se disperse nell’ambiente anziché conferite correttamente nel compost, anche le bioplastiche hanno tempi di degradazione molto lunghi, comparabili a quelli di materiali plastici non bio”. Questi, in sintesi, i risultati di un esperimento condotto congiuntamente da Consiglio nazionale delle ricerche (l’Istituto dei processi chimico-fisici, Cnr-Ipcf, e Istituto di scienze marine, Cnr-Ismar), Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e Distretto ligure per le tecnologie marine (Dltm), con il supporto di Polizia di Stato-Centro Nautico e Sommozzatori La Spezia (CNeS).

“Tempi di degradazione più lunghi fuori dai compostatori industriali”

Pubblicato sulla rivista open access Polymers, l’esperimento ha verificato il comportamento a lungo termine di diversi tipi di plastiche, comparando “due polimeri tra i più impiegati negli oggetti di plastica, HDPE e PP”, e “due polimeri di plastica biodegradabile, PLA e PBAT”. I ricercatori hanno osservato – e misurato con analisi chimiche, spettroscopiche e termiche – il grado di invecchiamento e degradazione rispettivamente in acqua di mare e sabbia. Risultato: “In entrambi gli ambienti, nell’arco di sei mesi di osservazione, né i polimeri tradizionali né quelli bio hanno mostrato una degradazione significativa”. Quindi, concludono i ricercatori “nell’ambiente naturale le bioplastiche hanno tempi di degradazione molto più lunghi rispetto a quelli che si verificano in condizioni di compostaggio industriale”.

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Le bioplastiche? “Vanno sempre smaltite nel compost”

“Questo studio mette in luce l’importanza di una corretta informazione riguardo alla plastica biodegradabile, soprattutto dopo lo stop alla plastica usa e getta in vigore in Italia dal gennaio 2021 in attuazione della direttiva europea ‘Single use plastic’, che ha portato alla progressiva commercializzazione di prodotti monouso in plastica biodegradabile, come i polimeri presi in esame”, ha spiegato Marina Locritani, ricercatrice dell’Ingv e co-coordinatrice dello studio.

Il monouso, dunque, anche se in bioplastica, va ovviamente gestito con attenzione. “Data l’altissima diffusione di questi materiali, è importante essere consapevoli dei rischi ambientali che l’utilizzo della bioplastica pone, se dispersa o non opportunamente conferita per lo smaltimento: è necessario informare correttamente”, spiega la ricercatrice Silvia Merlino del Cnr-Ismar di Lerici (La Spezia), coordinatrice del progetto.

“Se sentiamo parlare di plastica biodegradabile o bioplastica – sottolinea ancora Locritani ad EconomiaCircolare.com – magari pensiamo che possa essere trattata come qualsiasi sostanza organica, magari può venire in mente di usare meno cautele rispetto alla plastica normale e abbandonarla nell’ambiente. Questo non va fatto, perché queste plastiche si biodegradano se conferite correttamente nel compost. Se abbandonate nell’ambiente non si degradano in sei mesi. Questo è il messaggio che bisogna far passare”.

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