mercoledì, Dicembre 10, 2025

Camozzi Group, l’automazione industriale essenziale per la transizione ecologica

Andrea Camisani, R&D Director dell’azienda manifatturiera Camozzi Group, è convinto che i macchinari devbbano evolversi per consumare meno energia e i materiali per essere completamente riciclabili. Per farlo, però, la tecnologia diventerà sempre più capillare: perciò deve essere accompagnata dalla formazione

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

La transizione ecologica passa anche dall’automazione industriale. Ne è fermamente convinto Andrea Camisani, research director di Camozzi Group, un’azienda italiana esperta proprio nella produzione di componenti e sistemi per l’automazione industriale e attiva in settori che vanno dalle macchine utensili a quelle tessili, fino alla lavorazione e trattamento delle materie prime attraverso un processo di digitalizzazione avanzato. Lo ha ribadito nell’intervista a EconomiaCircolare.com durante il Made in Italy Innovation Forum, organizzato a Cernobbio dal 23 al 25 giugno e promosso dalla Fondazione MICS – Made in Italy circolare e sostenibile, di cui Camisani stesso è membro del comitato tecnico scientifico.

Per un’azienda manifatturiera come Camozzi Group, che esporta l’automazione industriale italiana in varie parti del mondo, “la transizione ecologica è inevitabilmente trasformazione tecnologica”. Camisani spiega che “non possiamo pensare oggi di progettare o produrre componenti che non abbiano un orizzonte nel futuro. E il futuro è sostenibile”. E questo, prosegue il ragionamento, porterà altrettanto inevitabilmente a una serie di veri e propri cambiamenti di paradigma.

“In primis – spiega il R&D Director di Camozzi Group – quello dell’efficienza energetica: produrre componenti e macchinari che consumino meno, ma che siano in grado di svolgere funzioni più evolute, più smart rispetto al passato. Devono essere anche intrinsecamente sostenibili, quindi più leggeri, realizzati con materiali innovativi e, di nuovo, sostenibili e il più possibile riciclabili o riciclati”, precisa Camisani.

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Camisani: gli ostacoli tecnologici ed economici al cambiamento

Camozzi GroupEppure non mancano ostacoli e difficoltà. “Credo che la difficoltà principale stia nella multidimensionalità della tecnologia attuale”, sostiene Camisani. “Oggi qualunque prodotto o macchinario ha una complessità intrinseca molto superiore rispetto al passato. Quindi fare qualcosa di nuovo richiede, anzi impone, di dominare un numero maggiore di tecnologie”. Una complessità crescente anche per quanto riguarda i materiali: “devono continuare a offrire performance, ma riducendo l’utilizzo di sostanze pericolose”.

Perciò, prosegue Camisani, “serve la capacità di trasformare i nostri prodotti per ottenere di più utilizzando meno, evitando materiali che in passato venivano impiegati in modo massiccio. Questo significa, però, riadattare non soltanto i materiali, ma anche i processi produttivi, perché sono due aspetti strettamente interconnessi”.

Gli ostacoli per il Made in Italy sono anche a livello internazionale, per ragioni economiche e geopolitiche. Camisani invita però a farne una rilettura in un’ottica diversa. “Sono diventati anche un’occasione per prendere coscienza di certe sfide, ripensare alcuni aspetti trasformando i limiti del sistema Italia in opportunità”, sostiene. “Oggi non possiamo più pensare – prosegue – che l’Italia sia solo un’eccellenza nel design o nell’ingegneria e nell’ideazione, e che possa demandare, delocalizzare o dematerializzare tutti i processi. Siamo tutti più consapevoli del fatto che dobbiamo riappropriarci di alcune capacità produttive e manifatturiere”.

Rimettere al centro la produzione” è, dunque, “fondamentale”, perché “la forza di un’economia si basa sulla produzione e non soltanto sull’esternalizzazione”. Da questo punto di vista, “il lavoro di MICS nel porre con forza l’accento sulla manifattura avanzata per restituirgli dignità” va nella direzione giusta perché “crea nuovi orizzonti per il Paese”. Allo stesso modo, guardando alla transazione digitale, “c’è bisogno di un hardware, del substrato fisico di componenti su cui poggiare, crescere e svilupparsi”. Portare la ricerca tecnologica “nella realtà dell’industria italiana è uno degli obiettivi di MICS”, ricorda Camisani.

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Camozzi Group, impegno nella formazione per lo sviluppo del Made in Italy

 

Andrea Camisani
Andrea Camisani

“Da iniziative come queste nascono nuovi stimoli su come università e aziende possono imparare a collaborare e costruire un futuro insieme”, sostiene il R&D Director di Camozzi Group. Oltre alla ricerca, la formazione è l’altro aspetto che non può mancare in un discorso su un Made in Italy di successo: “Viviamo in un’epoca di continua trasformazione, siamo chiamati ad affrontare, o perfino immaginare, cambiamenti profondi ogni cinque o dieci anni nelle nostre attività e competenze”, premette. Perciò, aziende come Camozzi Group non possono fare a meno di supportare la crescita e lo sviluppo delle competenze dei propri dipendenti.

“Per questo motivo – spiega Camisani – abbiamo creato un’academy interna dedicata alla formazione dell’individuo a 360 gradi: dalle competenze tecniche (hard skill) a quelle relazionali (soft skill), fino ai corsi di lingua. A questa abbiamo affiancato una Tech Academy, mirata e settoriale, dedicata ai profili tecnici più specifici del nostro gruppo”. Un sostegno importante a quella che viene definita la just transition: perché “investire nella formazione significa non lasciare indietro nessuno: né le persone, né le professionalità che si sono formate in un contesto ormai radicalmente diverso da quello attuale”, conclude il manager di Camozzi Group.

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