sabato, Maggio 28, 2022

Scadenze e proposte del MiTe per migliorare il ciclo dei rifiuti in Italia con i fondi del Pnrr

L’audizione in Parlamento di Laura D’Aprile, a capo del dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi, traccia il quadro delle prossime mosse del governo. Due gli investimenti principali e tre le riforme strategiche

Non lo nomina mai ma per Laura D’aprile,  capo dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi, il termovalorizzatore di Roma “s’ha da fà”. Lo afferma in maniera indiretta all’audizione che si è svolta ieri presso la Commissione Ambiente, in merito alla predisposizione del decreto ministeriale che stabilirà i criteri e le modalità per l’attribuzione di risorse destinate a migliorare l’intero ciclo della raccolta, del trattamento e del riciclo dei rifiuti. I deputati e le deputate del Parlamento intendevano conoscere propositi e scadenze del governo Draghi soprattutto in merito alle azioni da attuare tramite i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “I digestori anaerobici permettono sia il recupero di energia che di rifiuti, per questo li preferiamo rispetto al normale compostaggio” ha detto a un certo punto D’Aprile, rispondendo a una sollecitazione del deputato Zolezzi.

Un indiretto riferimento al mega impianto della Capitale, proposto negli scorsi giorni dal sindaco Gualtieri e su cui si è acceso un aspro confronto (anche in maggioranza)? Quel che è certo è che finora il MiTe, per bocca della sottosegretaria Vannia Gava, si è detto favorevole a tecnologie del genere, che però vanno in direzione opposta rispetto alla direzione indicata dall’economia circolare, secondo cui il miglior rifiuto è quello che non si produce. A livello nazionale, tuttavia, le scadenze e i programmi per una gestione ottimale del ciclo dei rifiuti sono tante. Ecco le principali.

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Il contributo del Pnrr

Come è noto, il Pnrr destina oltre due miliardi di euro all’Italia per migliorare la gestione del ciclo dei rifiuti. Che, come illustrato dalle slide di D’Aprile diffuse in Parlamento, sono così ripartiti:

Questi investimenti sono poi supportati da tre riforme strategiche:

  • il Programma nazionale di gestione dei rifiuti, per il quale il 17 marzo è stata posta la consultazione del programma attraverso l’avvio della valutazione ambientale strategica. Nelle richieste della Commissione europea per garantire i fondi del Pnrr c’è infatti anche il rafforzamento della pianificazione regionale, che finora ha consentito enormi disparità tra Nord e Sud.
  • la Strategia nazionale di economia circolare, per la quale sono arrivate in fase di consultazione più di 100 proposte. Sulla base di questi contributi il MiTe dovrà elaborare poi una strategia, con la scadenza che è fissata per il 30 giugno.
  • il Supporto tecnico alle amministrazione locali, che si è concretizzato in questi mesi una sorta di rete a partire dall’aiuto nell’elaborazione delle proposte per accedere ai fondi del Pnrr e che ha visto la collaborazione di Confindustria, Utilitalia, Invitalia, Sogesid, Conai, i consorzi. Questo lavoro è oggetto anche di misurazione, perché è un target del Pnrr, e diventerà un decreto approvativo di un piano operativo.

Il ministero della Transizione Ecologica, così come ribadito da D’Aprile nell’audizione in Parlamento, punta molto sulla creazione degli impianti per colmare il gap territoriale tra le varie Regioni. “I bandi per migliorare la raccolta differenziata e l’impiantistica per il riciclo sono andati molto bene – ha affermato la dirigente del ministero –  Dò un dato su tutti: la Lombardia e la Campania hanno presentato lo stesso numero di istanze. La proroga dei bandi di 30 giorni ha avuto un effetto incredibile, nel senso che ha stimolato in maniera eccezionale il Sud. Le proposte che sono arrivate colmano oltre il 60% del riparto territoriale del Centro sud. Per ogni linea di investimento sono arrivate proposte per 5 volte il valore, per un ammontare complessivo tra tutte e due le linee di bandi di 12 miliardi di euro, a fronte dei 2,1 miliardi proposti”.

In questo momento è in fase di costituzione la commissione di valutazione, della quale faranno parte gli esperti di Ispra, Enea, Arera, rappresentanti della conferenza Stato-Regioni (1 dal Nord, 1 dal Centro, 1 dal Sud e 1 dalle Isole) e tre rappresentanti del MiTe. Sarà dunque una commissione di alto livello tecnico. Dopo la formazione della commissione, serviranno altri 90 giorni per la valutazione delle proposte arrivate e successivamente verrà diffusa la graduatoria.

Andando sulla tipologia delle proposte, si va dall’infrastrutturazione e digitalizzazione della raccolta differenziata (dai centri di raccolta fino a quelli relativi alla riparazione e al riuso) ai progetti più complessi dell’investimento 1.2 per i quattro settori strategici individuati dal Piano europeo per l’economia circolare – Raee, carta e cartone, plastica e tessile. Per ciascuna filiera sono stati emanati i relativi decreti a settembre 2021, e la presentazione delle domande si è chiusa il 23 marzo. Sono inoltre stati definiti dei criteri di premialità per i progetti che puntano sulla simbiosi industriale.

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Alla ricerca di materie prime e di energia

La guerra in Ucraina, e prima ancora la carenza di materie prime, ha messo ulteriormente in evidenza come il nostro Paese sia particolarmente sguarnito sull’energia. Ecco perché non sorprende che in tema di gestione dei rifiuti il ministero punti anche, se non soprattutto, sul recupero di materia e di energia.

Tanto che la deputata di Facciamo Eco Rossella Muroni ha chiesto di invertire l’ordine degli addendi: non partire dall’impiantistica, come ha fatto il MiTE, ma dagli obiettivi fissati dall’Europa sull’economia circolare, puntando dunque sulla riduzione e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti. D’altra parte, come ha ricordato la stessa Laura D’Aprile, l’economia circolare è teoricamente al centro delle strategie ambientali.

La discrasia tra principi e azioni viene messa ben in evidenza dal settore dei Raee, sul quale la stessa dirigente del MiTe ammette che “siamo molto indietro”. Vale la pena ricordare che una più efficace raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici permetterebbe di avere a disposizione quelle terre rare di cui l’Europa intende dotarsi e che però restano in gran parte in mano alla Cina.

“Siamo in fase di chiusura di un accordo con Amazon per il recupero dei Raee – ha dichiarato D’Aprile alla Commissione Ambiente Nel 2020 era stato sottoscritto un primo accordo e, dopo un’interlocuzione con il garante della concorrenza, ne stiamo migliorando i termini”. Peccato che il Pianeta non possa permettersi questi tempi così lunghi. E in ogni caso il settore dei Raee necessita di interventi ben più strutturali ché un semplice intervento spot, seppur con un colosso del commercio online, come messo in evidenza da Erion.

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