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giovedì, Ottobre 21, 2021

Come ti disegno le città del futuro con l’economia circolare

L’Europa sperimenta il modello urbano circolare attraverso una pianificazione sistemica, polifunzionale e condivisa con i cittadini. Sono tanti gli innovativi progetti in corso: da Parigi a Siviglia, passando per Porto e Høje-Taastrup. Mentre in Italia contiamo una pluralità di piccole esperienze

Nicoletta Fascetti Leon
Giornalista pubblicista, allevata nella carta stampata. Formata in comunicazione alla Sapienza, in giornalismo alla Scuola Lelio Basso, in diritti umani all’E.ma (European Master’s Programme in Human Rights and Democratisation) di Venezia. Ha lavorato a Ginevra e New York nella delegazione UE alle Nazioni Unite. Vive a Roma e da nove anni si occupa di comunicazione ambientale e progetti di sostenibilità

Le città sono sistemi complessi, sono organismi viventi, in cui flussi di energia, materia e informazione determinano il loro sviluppo. Le città sono il paradigma dell’uomo moderno, espressione della sua socialità, curiosità, innovazione. Le città nutrono l’ispirazione dei flaneur di ogni epoca e rappresentano laboratori naturali del cambiamento.

Le città sono abitate da circa la metà della popolazione mondiale, sono responsabili del 70% delle emissioni climalteranti, consumano il 75% delle risorse naturali, producono il 50% dei rifiuti a livello globale e usano il 60-80% dell’energia mondiale, pur occupando soltanto il 3% della superficie del pianeta.

Date queste premesse, non c’è da stupirsi se proprio i centri urbani sono oggetto di innumerevoli esperimenti di trasformazione basati sulla resilienza, sull’utilizzo e la gestione efficiente del territorio e delle risorse, sul benessere degli abitanti. Per centrare gli obiettivi di sostenibilità globali, è ritenuto decisivo progettare le città di domani attraverso la definizione di modelli urbani basati sui flussi circolari, in cui i rifiuti dei sottosistemi siano utilizzati come input per altri sottosistemi (ad esempio il teleriscaldamento basato sul recupero del calore industriale). Questo significa non solo usare in modo efficiente le risorse, ma allungarne il loro valore, promuovendo al contempo la sostenibilità ambientale e la creazione di posti di lavoro e di valore economico.

Con tali ambizioni in mente, sono molti gli aspetti delle nostre città che dovranno subire dei cambiamenti, dai trasporti alle costruzioni, dalla raccolta dei rifiuti all’uso delle rinnovabili, fino al cambio di stile di vita dei cittadini.

La strada sembra ancora lunga se pensiamo, per esempio, che nelle 15 città italiane analizzate da Legambiente nella campagna Clean cities, gli indicatori relativi a ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento atmosferico sono ancora lontani dagli obiettivi del 2030 sanciti dall’Onu.

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Ha inizio la trasformazione circolare

Tuttavia, in molti centri urbani la trasformazione circolare è già in corso. Un intero quartiere della città di Roskilde a circa 30 chilometri da Copenaghen, per esempio, nasce nel 2007 dalle ceneri di una vecchia fabbrica di cemento che, invece di essere demolita, è stata riutilizzata come base per lo sviluppo del nuovo quartiere. I nuovi progetti di costruzione del distretto di Musicon, infatti, hanno tenuto conto dei vecchi edifici della fabbrica, in parte ridisegnandoli in modi creativi per ospitare strutture abitative o uffici, in parte invece “demolendoli selettivamente”, ossia in modo da garantire il recupero e il riciclaggio di quante più risorse possibili.

A Musicon le panchine sono fatte di lastre di cemento recuperate da un sito di demolizione nelle vicinanze, mentre lo skate-park è costruito con il cemento appartenuto a un bacino per la raccolta dell’acqua piovana e, oltre ad essere uno spazio ludico creato consultando gli stessi skater, è anche un pluripremiato sistema di drenaggio urbano. Il distretto danese è parte oggi –  insieme a  Siviglia (Spagna), Porto (Portogallo), Apeldoorn (Paesi Bassi), Bodø (Norvegia), Høje-Taastrup (Danimarca), Mikkeli (Finlandia) –  del progetto finanziato dal programma europeo Horizon 2020, denominato CityLoop, per promuovere la circolarità urbana. Una delle opere di Musicon nell’ambito di CityLoop sarà un parcheggio, progettato con l’uso di materiali riciclati, per ospitare auto, ma anche per essere un percorso di parkour, un orto verticale e altro ancora.

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Riuso dei materiali e non solo

Il settore delle costruzioni è una delle industrie che consuma più risorse e produce più rifiuti, per questo molti progetti si concentrano sul recupero e riuso dei materiali, ma non è l’unico aspetto. La necessità di un approccio circolare viene mostrata dal progetto europeo CityLoops, che mette insieme (come si può leggere nell’omonimo sito) una serie di attori sociali per sviluppare “una serie di procedure innovative, approcci e strumenti open access e open source per incorporare la circolarità nei processi di pianificazione e decisione per i rifiuti da costruzione e demolizione e i rifiuti organici nelle città”.

Ciascuna città di CityLoops ha un suo focus. Siviglia si concentra sulla riduzione al minimo degli sprechi d’acqua e sulla promozione del riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti da costruzione e demolizione. Porto punta a migliorare la circolarità del settore dei rifiuti organici e cercherà di ridurre lo spreco alimentare attraverso un sistema di approvvigionamento e un processo decisionale intelligente per gli acquisti di cibo. Apeldoorn sta sperimentando la creazione di una “strada circolare” come parte di un progetto di ristrutturazione dello spazio pubblico (strade, panchine, spazi verdi, opzioni di parcheggio, ecc.) sviluppato in collaborazione con i residenti, utilizzando materiali riciclati della zona. A Høje-Taastrup sarà sviluppato un quadro decisionale per i progetti pubblici di costruzione e demolizione che coinvolga tutta la catena del valore per incentivare lo stoccaggio e il riuso dei materiali.

In molte delle città coinvolte, incluso Musicon, l’economia circolare assume la forma di “banche” o “mercati”, digitali e fisici, dove materiali di recupero di ogni tipo vengono immagazzinati e offerti per essere utilizzati in altri progetti nella stessa area. Sono una sorta di mercati delle pulci per rifiuti da costruzione in cui residenti, autorità e appaltatori sono coinvolti nella circolarità.

In questo quadro, i progetti incoraggiati dagli amministratori sono quelli capaci di disegnare gli spazi in modo creativo, tenendo conto delle materie disponibili ma anche delle idee ed esigenze espresse da chi quei luoghi dovrà abitarli. Gli esperimenti di Cityloop hanno portato allo sviluppo di dozzine di strumenti, inclusi manuali e guide per l’uso di materiali riciclati e scansioni 3D delle zone di costruzione utilizzate per mappare le risorse. La speranza è che le città e le società di costruzioni che si apprestano a costruire in modo circolare trovino il processo facile e accessibile, oltre che replicabile.

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Senza partecipazione non c’è circolarità

L’approccio circolare permette di pensare in maniera ecosistemica al contesto urbano fisico, come luogo di risparmio di risorse, di efficienza energetica e resilienza, ma anche al contesto urbano socioeconomico, come luogo del cambiamento culturale, laboratorio di innovazioni tecnologiche e nuovi stili di vita, nella prospettiva di una pianificazione urbana di transizione integrata e sistemica. È per questo che in tutti gli esperimenti circolari risulta fondamentale il coinvolgimento della comunità a tutti i livelli.

In Italia sono in corso una pluralità di piccole esperienze di questo tipo. Per esempio a Matera è in procinto di essere realizzato il progetto di “compostaggio di comunità” nella casa circondariale, con l’avvio di una serra high-tech per la coltivazione di micro-verdure e la costruzione di un vivaio per piante locali di particolare pregio. Purtroppo l’arrivo del Covid ha di fatto sospeso il progetto, anche se già era stato preparato il
capitolato tecnico per le gare, sia per acquisire il compostatore che
la serra high tech.

A Torino sono in corso tre progetti di circolarità nell’ambito del Piano Periferie AxTO volti a coinvolgere cittadini, imprese e pubblica amministrazione nella sperimentazione di idee e tecnologie in specifici spazi urbani per valutare i possibili impatti positivi sulla qualità della vita.

Alla stessa stregua, Parigi ha creato diversi spazi di agricoltura urbana alla periferia della città, per sensibilizzare alle pratiche di economia circolare e creare opportunità di lavoro nelle aree svantaggiate. A Seul è stato lanciato nel 2013 il programma Sharing City per incoraggiare la cultura della condivisione, del riutilizzo e dell’affitto tra i cittadini. La partecipazione pubblica è tra i principali strumenti del progetto Waste4think, anch’esso finanziato da Horizon 2020, che coinvolge 4 città pilota – Halandri (Grecia), Cascais (Portogallo), Zamudio (Spagna),  Seveso (Italia) – nella gestione circolare dei rifiuti. L’esperimento incoraggia, mediante l’impiego di strumenti operativi e di pianificazione, applicazioni telefoniche per cittadini e aziende, campagne educative e strumenti di “citizen science”, soluzioni innovative e cambiamenti comportamentali nella popolazione locale.

Tutti questi esperimenti, se di successo, costruiranno un cruscotto di strumenti replicabili e interconnessi capaci di rimodellare le città.

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