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sabato, Aprile 13, 2024

Cosa frena la mobilità elettrica in Italia?

La mobilità sostenibile conviene. Ma gli italiani non sono ancora convinti. Diversi studi hanno indagato sulla scarsa propensione all’elettrico da parte degli italiani, facendo luce sui dubbi più diffusi e le difficoltà che ne frenano la diffusione

Antonio Carnevale
Antonio Carnevale
Nato a Roma, giornalista pubblicista dal 2012, autore radiofonico ed esperto di comunicazione e new media. Appassionato di sport, in particolare tennis e calcio, ama la musica, il cinema e le nuove tecnologie. Da qui nasce il suo impegno su StartupItalia! e Wired Italia, dove negli anni - spaziando tra startup, web, social network, piattaforme di intrattenimento digitale, robotica, nuove forme di mobilità, fintech ed economia circolare - si è occupato di analizzare i cambiamenti che le nuove tecnologie stanno portando nella nostra società e nella vita di tutti i giorni.

I veicoli elettrici a batteria (Bev) in Italia sono circa 160mila. I numeri, aggiornati ad ottobre 2022, sono riportati nell’ultima ricerca di mercato condotta da Motus-e che segnala nello stesso mese un calo del 48% delle immatricolazioni rispetto all’anno precedente. Anche lo Smart Mobility Report 2022 del Politecnico di Milano, analizzando i primi mesi del 2022 ha registrato un calo delle immatricolazioni di auto elettriche rispetto al 2021, che si era rivelato al contrario un anno record. Un dato che si scontra con l’ascesa dell’elettrico negli altri Paesi europei di riferimento, come la Germania che conta ormai circa 200mila nuove immatricolazioni da inizio anno. O anche il Belgio, che fa registrare un +81% rispetto all’anno precedente.

Gli italiani sono favorevoli e positivamente incuriositi dalla svolta elettrica ma non sono ancora pronti ad affidarsi completamente a questa nuova tecnologia. Uno studio di Wallbox, azienda leader nella fornitura di soluzioni di ricarica per veicoli elettrici, ha cercato di far luce sui dubbi più diffusi e le difficoltà che sembrano frenarne la diffusione. I problemi emersi sono diversi, da quelli relativi ai costi, passando per l’autonomia dei veicoli, fino all’intricato mondo delle agevolazioni in campo automotive. Trattandosi di un universo tendenzialmente nuovo, questa scarsa propensione all’elettrico da parte degli italiani può scaturire anche da una conoscenza approssimativa dello stesso e dalla mancanza di appropriate informazioni.

Gli italiani amano le auto elettriche?

Anche l’Energy&Strategy Group del PoliMi ha indagato sulle possibili barriere all’acquisto, interrogando direttamente i proprietari e i potenziali acquirenti. Dalle oltre mille risposte raccolte si evince che le persone interessate a comprare un’auto elettrica vengono fermate, in maggior numero, dall’elevato costo del mezzo (70%).

Il prezzo, dunque, è uno dei principali ostacoli all’adozione massiccia di veicoli elettrici. Infatti, risulta tra il 20 e il 30% più alto rispetto a quello di un veicolo con motore a combustione interna. C’è da tenere in considerazione, però, che l’investimento fatto viene poi ammortizzato dalla poca manutenzione di cui hanno bisogno questo tipo di vetture, soprattutto se comparate a quelle termiche.

In effetti, la prima questione che interessa il passaggio ad un veicolo elettrico ha a che fare con l’effettiva sostenibilità rispetto alle auto tradizionali. A questo proposito, la decisione stessa di acquistare un veicolo elettrico diventa un fattore chiave con il quale si cerca di ridisegnare un nuovo paradigma per la gestione dell’energia. Chi ha fatto questo passo si dice soddisfatto in 9 casi su 10, tanto da non valutare la possibilità di tornare a un veicolo tradizionale. L’ha fatto per influire positivamente sull’ambiente, per i minori costi lungo la vita utile dell’auto e per la possibilità di installare un punto di ricarica privato.

I ricercatori del Politecnico di Milano ci dicono che circa il 70% dei proprietari di veicoli elettrici ha un punto di ricarica domestico e il 9% ne beneficia in ambito lavorativo, dunque, solo il 21% si affida esclusivamente alla ricarica pubblica. Circa 4 utilizzatori su 10 ritengono che quest’ultima non sia completamente adeguata e che vi siano aree in cui dovrebbe essere maggiormente presente e caratterizzata da potenze e grado di affidabilità maggiori.

Secondo l’analisi condotta da Motus-e, in Italia si osserva un tasso di crescita maggiore rispetto a quanto registrato a livello globale per quanto riguarda la ricarica ad accesso privato. Discorso diverso per le infrastrutture pubbliche di ricarica: nonostante la crescita dello scorso anno, che ha portato il totale a 32.776 punti di ricarica, a luglio 2022 nel nostro Paese si stimavano solo 250 punti di ricarica ad accesso pubblico di tipo rapido e ultra-rapido in ambito autostradale, distribuiti in modo molto diverso nelle varie Regioni.

Ovviamente, la comodità di avere una wallbox in casa non è paragonabile alla ricarica del proprio veicolo tramite un dispositivo pubblico, ma quello della mancanza di infrastrutture pubbliche di ricarica è sicuramente un altro dei limiti alla diffusione di veicoli elettrici.

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La frenata del mercato italiano

Sono sempre più numerosi e performanti i modelli di auto elettrica disponibili sul mercato, a riprova di come l’industria automotive stia puntando sulla smart mobility. Aumentano poi l’efficienza di ricarica, il chilometraggio medio percorribile e la potenza di ricarica massima accettata dai veicoli. Nonostante questo, il mercato italiano sta rallentando.

Alle difficoltà già citate, si sono aggiunte negli ultimi mesi l’instabilità del contesto geo-politico, la sempre più grave carenza di materie prime e semiconduttori che bloccano la filiera, il costo dell’energia andato alle stelle, ma anche l’incertezza e la successiva rimodulazione degli incentivi all’acquisto.

Le difficoltà macro-economiche naturalmente travalicano il nostro Paese e hanno pesato sull’intero settore automotive, ma ciò non ha impedito alle vendite di auto elettriche di continuare crescere nel mondo. La stessa Europa ha mantenuto un trend positivo, con ben otto Paesi in crescita a doppia cifra. In Italia, invece, le vendite di veicoli elettrici a privati e le flotte non crescono. Il canale privato è dimezzato da un momento di incertezza e confusione, che non aiuta i consumatori nella loro scelta. Un vero e proprio crollo delle immatricolazioni da gennaio ad oggi: -24,05% per le Bev rispetto al 2021, dato in linea con il calo del -16,16% del mercato auto totale.

“Scontiamo la mancanza di una politica strutturata di incentivi alle auto elettriche”, si legge nel report Motus-E. “Regno Unito, Germania, Francia, Belgio e Olanda, a marzo 2022, vedono crescere l’immatricolato elettrico rispetto al 2021. Appare evidente come le politiche di incentivi all’acquisto di vetture Bev adottate in questi Paesi abbiano realmente supportato il mercato delle auto alla spina, a differenza degli incentivi intermittenti concessi dal nostro Paese. Speriamo nell’annunciata ripartenza degli incentivi nel nostro Paese, anche se, per come strutturati, (con l’abbassamento del tetto di spesa per le Bev e l’esclusione delle flotte) non contribuiranno come potrebbero al necessario sviluppo della mobilità elettrica in Italia”.

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Incentivi: a che punto siamo

Secondo lo Smart Mobility Report, il 76% dei compratori ha beneficiato degli incentivi all’acquisto, un elemento fondamentale per sostenere gli acquisti di veicoli elettrici. Nonostante questo però, la situazione le ultime novità e i numerosi cambi di regole in corsa, hanno creato molta confusione, finendo per generare ulteriori dubbi nei consumatori.

Un’analisi di Transport & Environment ha confrontato il trattamento fiscale del settore automotive di 31 Stati, giungendo alla conclusione che in Italia, al contrario dei Paesi europei, non siano adottate misure di tassazione sufficientemente valide per promuovere la transizione verso i veicoli elettrici. Anzi, il nostro Paese “continua a offrire vantaggi ai consumatori che scelgono veicoli inquinanti basati sui combustibili fossili”. In sostanza, gli incentivi sono non soltanto poco efficaci, ma vanno addirittura nella direzione sbagliata.

“Oltre a offrire, nel confronto con le altre nazioni, un sostegno economico modesto agli acquirenti di veicoli elettrici a batteria, il nostro è praticamente l’unico Paese in Europa a prevedere incentivi per l’acquisto di automezzi con emissioni fino a 135 gCO2/km. Si tratta – sottolinea lo studio – di quegli stessi veicoli che in Francia vengono tassati all’acquisto perché inquinanti. Quello che nella nazione transalpina è considerato un malus dal punto di vista ambientale, in Italia viene addirittura incentivato. E anche questa, a ben vedere, è una delle ragioni che spiega il calo di vendite di auto elettriche registrato nel 2022”.

Per cambiare questo andamento e portare l’Italia al livello degli altri Paesi Europei sarà necessario che il governo, oltre ovviamente a intervenire sulla drammatica situazione del prezzo dell’energia, intervenga in maniera incisiva per adeguare le politiche fiscali agli standard europei, disincentivando seriamente la mobilità inquinante e favorendo l’espansione di veicoli a zero emissioni sul mercato.

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Il futuro: tre strade possibili per la mobilità elettrica in Italia

Cosa accadrà nei prossimi anni? L’Osservatorio Smart Mobility del PoliMi prevede un cambio di passo nelle immatricolazioni dei veicoli elettrici già entro il 2025, cui seguirà tra il 2025 e il 2030 una crescita sostenuta, affiancata da una progressiva diminuzione del parco auto per la dismissione di mezzi alimentati con motori a combustione interna.

Sono tre i possibili scenari previsti: il primo prevede uno sviluppo “inerziale” rispetto agli attuali trend, senza ulteriori provvedimenti che diano maggiore slancio al mercato. Il secondo presuppone invece uno sviluppo “sostenuto”, mentre il terzo è lo scenario “Decarbonization”, possibile solo grazie a un deciso intervento legislativo.

Nel primo caso, al 2030 si arriverebbe a 3,9 milioni di veicoli elettrici circolanti e aumenterebbero del 28% rispetto ad oggi le auto ad alimentazione alternativa (metano e GPL). Nel secondo, i mezzi elettrici sarebbero 6 milioni, in linea con gli obiettivi del PNIEC. Nel terzo, potremmo arrivare a 8,2 milioni, quasi il 23% del parco circolante complessivo. In crescita anche le infrastrutture di ricarica pubbliche, da un minimo di 68mila (primo scenario) a un massimo di 126mila (terzo scenario), con una forte crescita dell’infrastruttura fast charge (fino al 40% del totale).

Infine, in merito alle ricadute ambientali è stato calcolato che, se si proseguisse col trend attuale, potremmo avere una diminuzione delle emissioni di CO2 dell’11% al 2025 e di oltre il 30% al 2030, fino ad arrivare al 40% nello scenario full-decarbonization.

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