mercoledì, Marzo 3, 2021

“I DRS sono il futuro”. Una radiografia globale dei sistemi di deposito

Dal rapporto Global deposit book 2020 pubblicato dalla piattaforma Reloop emerge che entro la fine del 2023 i sistemi di deposito cauzionale per i contenitori di bevande serviranno almeno 500 milioni di persone. Oggi sono 291 milioni. Un’analisi ragionata di performance e potenzialità

Silvia Ricci
Silvia Ricci
Collabora dal 2009 con l’Associazione Comuni Virtuosi nella realizzazione di iniziative e progetti ambientali attinenti alla prevenzione dei rifiuti da imballaggio e altri articoli usa e getta rivolti ai diversi pubblici. Scrive per il sito Comuni Virtuosi e alcune testate su tematiche attinenti alla progettazione e gestione circolare dei manufatti monouso. Temi che approfondisce seguendone gli sviluppi del mercato in risposta alle direttive europee di riferimento, anche come membro del network internazionale per la promozione dei sistemi di deposito.

Sono passati 50 anni da quando, nel 1970, entrò in vigore in Canada, nella Colombia Britannica, il primo sistema cauzionale per contenitori di bevande monouso obbligatorio per legge. E oggi, tra le oltre 40 le giurisdizioni che hanno adottato un DRS, Deposit Return System (o scheme), ci sono la maggior parte delle province canadesi, quasi tutti gli Stati dell’Australia, 10 Paesi europei, 10 Stati americani, Israele e parte dei Caraibi. Un totale di 291 milioni di persone “servite”, con la prospettiva –  stando alle stime del “Global deposit book 2020: an overview of deposit systems for one-way beverage containers” della piattaforma Reloop – di arrivare quasi al doppio nel giro di tre anni, per la precisione a 500 milioni di persone raggiunte entro fine 2023. E secondo le previsioni del californiano Container Recycling Institute (CRI), gli effetti delle legislazioni europee e degli impegni volontari intrapresi dall’industria potrebbero spingere sino ad 1 miliardo il numero delle persone servite da un sistema di deposito entro il 2030.

Giunto alla terza edizione, il report Global deposit book curato da Reloop, piattaforma multi-stakeholder che promuove modelli di economia circolare, è un utile strumento per capire come sono strutturati questi sistemi, come vengono finanziati e quali livelli di recupero possono raggiungere. Il rapporto offre una panoramica completa sui sistemi cauzionali per contenitori monouso in vigore. Per ciascuna giurisdizione approfondisce il quadro legislativo (come base giuridica del sistema), l’ambito del programma (quali formati e categorie di bevande copre), il valore del deposito e altre commissioni, l’operatore di sistema (l’entità responsabile della gestione), il sistema di rimborso della cauzione applicata sui contenitori di bevande e dei tassi di intercettazione relativi a questi ultimi.

La mappa dei Paesi che hanno detto sì

Questa terza edizione del rapporto rispetto alle precedenti uscite nel 2016 e 2018 include anche una sezione non esaustiva dedicata a 6 Paesi in cui è già stato adottato un atto legislativo con indicazione dell’entrata in vigore (salvo posticipazioni dell’ultima ora).

Negli ultimi due o tre anni, governi di tutto il mondo hanno annunciato di volere adottare un DRS e per dare il polso della situazione segue un elenco complessivo di Paesi  –  in progress e passibile di variazioni –  in cui l’iter legislativo è già concluso/iniziato oppure in cui il governo ha espresso un supporto ad un DRS espresso supporto ai sistemi di deposito cauzionali (non ancora tradotto in atti legislativi) che include: Giamaica (2021), Scozia (2022),  Romania (2022), Portogallo (2022), Slovacchia (2022) , Lettonia (2022), Malta (2022), Nuova Zelanda (2022), Singapore (2022), Turchia (2023),Victoria (2023), Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord (2023-2024).

Più recentemente, nel settembre 2020, la ministra dell’Ambiente austriaca ha annunciato piani per un sistema di deposito per contenitori di bevande monouso in plastica e metallo, sebbene manchino ancora dettagli specifici circa l’iter legislativo e quindi la probabile data di attuazione.

I sistemi di deposito su cauzione degli imballaggi in Europa DRS

All’opinione pubblica piace il deposito su cauzione

Nella premessa del rapporto si legge che, contrariamente a quanto l’industria delle bevande cercherebbe di far credere, questi sistemi hanno storicamente goduto di un ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica che è stato riscontrato anche nei Paesi dove saranno adottati.

Un sondaggio condotto nel 2020 in Austria ha infatti rilevato che l’83% degli austriaci è favorevole a un DRS e il 93% concorda che i produttori di plastica dovrebbero farsi carico della gestione anche finanziaria degli imballaggi una volta diventati rifiuti. Un sondaggio simile condotto in Romania nell’agosto 2020 ha mostrato che il 96% dei romeni è favorevole all’introduzione di un DRS.

Benefici per gli enti locali e occupazione

Sempre nella premessa si legge che i sistemi di deposito hanno dimostrato di poter apportare benefici agli enti locali in termini di risparmio sui costi di gestione del fine vita degli imballaggi coperti dal sistema – di cui non devono più occuparsi – ma anche in termini di efficacia nel ridurre i rifiuti. Secondo uno studio del 2018 dell’agenzia australiana Csiro, negli Stati coperti da un DRS in Australia i rifiuti da contenitori di bevande abbandonati nelle zone costiere erano ridotti del 40% rispetto alle quantità rilevate in Stati non coperti da un DRS.

Un altro aspetto a favore dei sistemi di deposito è l’impatto positivo sull’occupazione, fattore che diventa particolarmente rilevante in un momento in cui tutti i Governi nel mondo sono alle prese con la pandemia e devono investire ingenti risorse per aiutare la ripresa economica.

In Europa è la Direttiva Sup, Single-Use Plastics con gli obiettivi di raccolta e riciclo vincolanti per le bottiglie in plastica del 90% al 2029 (e l’obiettivo intermedio del 77% al 2025) a rendere ineluttabile per i Paesi membri un ricorso ai sistemi di deposito, ritenuta di fatto l’unica opzione nota in grado di raggiungere tali obiettivi.

Caratteristiche principali e risultati ottenuti  

I dati e le schede presenti nel rapporto di Reloop possono rivelarsi di grande utilità per quei Paesi che vorranno sviluppare un modello di DRS efficace e adatto per la propria realtà. Una successiva analisi comparativa dei dati ad opera dello stesso team di Reloop aiuta a capire quali siano quegli elementi di un DRS che opportunamente calibrati determinano un maggiore o minore successo del sistema.

AMBITO TERRITORIALE DI APPLICAZIONE

Una differenza rilevante tra i DRS diffusi a livello globale sta nell’ambito territoriale di applicazione, mentre i sistemi di deposito europei operano a livello nazionale, gli altri sistemi operano a livello di Stato o di provincia. Questo è il caso che accomuna i DRS di Stati Uniti, Canada, Australia, Israele e Oceania-Caraibi.

TASSI DI RITORNO DEI CONTENITORI

L’elaborazione dei dati mostra che i Paesi europei con un DRS raggiungono i più elevati tassi di ritorno dei contenitori: da un minimo dell’85% in Svezia a un massimo del 98% in Germania. In Canada il tasso medio di ritorno si attesta all’80%. Per contestualizzare questo dato, va detto che il programma di raccolta differenziata stradale dell’Ontario recupera solamente il 46% dei contenitori per bevande analcoliche. In alcune province americane – Alberta, Isola del Principe Edoardo e i Territori del Nord-Ovest – i tassi di raccolta-riciclaggio sono significativamente più alti, attestandosi all’85%.

Tuttavia il tasso di ritorno medio per gli Stati Usa coperti da un DRS è piuttosto basso a causa del valore troppo basso della cauzione: intorno al 69%. Non va meglio per gli Stati australiani, che registrano per i contenitori un ritorno medio del 68%, anche se va detto che in due Stati il DRS è arrivato soltanto nel 2018.

VALORE DEL DEPOSITO

I tassi di ritorno possano essere influenzati da diversi fattori, ma l’esperienza conferma che l’entità del deposito/cauzione è importante e che a una cauzione più cospicua tenda a corrispondere un tasso di ritorno più elevato. L’elaborazione di Reloop rappresentata nella figura 1 mostra che il tasso di ritorno medio nelle giurisdizioni con un deposito inferiore ai 7 centesimi di dollaro Usa si attesta su uno scarso 68%. Il tasso sale all’81% nei DRS che addebitano un deposito compreso tra 7 e 9,9 centesimi di dollaro, per arrivare all’88% dove il deposito è compreso tra 10 e 15 centesimi. Il tasso di ritorno medio più alto, al 94%, si osserva nelle giurisdizioni con un deposito minimo che supera i 15 centesimi di dollaro.

Anche tutti i DRS attivi in Europa hanno un deposito più alto di 10 centesimi di euro (unica eccezione la Croazia), il che si traduce in  tassi di riciclaggio da due a tre volte superiori a quelli raggiunti dalle giurisdizioni che fanno affidamento sui soli sistemi di raccolta domiciliare o stradale. La giusta determinazione dell’importo della cauzione, dunque, è uno degli elementi chiave che concorrono al successo di un sistema di deposito e va modulata in modo che incentivi la restituzione dei contenitori.

FIG.1 – Il tasso di ritorno in base all’entità della cauzione

L’elaborazione di Reloop rappresentata nella figura 1 mostra che il tasso di restituzione media nei sistemi cauzionali che utilizzano un modello di ritorno al rivenditore si attestano mediamente sull’89%, contro l’81% dei modelli di restituzione presso centri predisposti allo scopo.

Modelli di restituzione dei contenitori

Oltre al valore del deposito, però, un altro fattore determina il successo di un sistema cauzionale: la comodità e accessibilità per i consumatori nella restituzione dei contenitori. I modelli sono tre con il più popolare in testa all’elenco.

  • Return-to-Retail: il “ritorno al rivenditore” consente ai consumatori di restituire i contenitori vuoti mentre fanno la spesa presso i negozi da cui abitualmente si servono, evitando viaggi aggiuntivi. Con questo modello non è necessario costruire o attrezzare infrastrutture ad hoc.
  • Return-to-Redemption center (o Return-to-Depot): i contenitori vuoti per il riciclaggio si riportano presso punti di raccolta dedicati.
  • Modello ibrido: tipico negli Stati del Nord America, prevede centri di consegna dei vuoti e possibilità per i rivenditori di partecipare o meno al sistema.

I tassi di restituzione più elevati si verificano nei DRS che si basano sul ritorno al rivenditore di bevande, tenuto per legge ad accettare i contenitori vuoti e a fare la propria parte. Questo modello è considerato quello vincente perché maggiormente conveniente sia per il consumatore sia per il rivenditore, che beneficia di un aumento di persone in ingresso e riceve un risarcimento o commissione di gestione per il servizio di ritiro degli imballaggi, guadagnandoci anche a livello di immagine. Il fatto che i consumatori possano combinare la restituzione degli imballaggi vuoti con i loro acquisti evita emissioni aggiuntive di CO2, migliorando la performance ambientale del modello rispetto ad altri sistemi di raccolta.

Fig.2 – Il tasso di ritorno in base ai modelli di restituzione

Tipologie di bevande incluse nei sistemi DRS

Le prestazioni di un sistema di deposito dipendono anche dall’ambito di applicazione previsto dalla norma che ha sancito l’obbligatorietà, definendo quali tipologie di contenitori e quali bevande ne sono interessate. In generale, quanto più ampio è il campo di applicazione, tanto più efficace sarà il sistema. Con più tipologie di contenitori e di bevande coperte da un DRS diventa più facile anche per il consumatore capire quali bevande e contenitori sono soggetti al sistema della cauzione, con effetti positivi sul tasso complessivo di intercettazione.

I contenitori interessati da un DRS vengono generalmente designati sulla base della bevanda che contengono (alcolica, analcolica, gassata, non gassata..), oppure del materiale di cui è fatto il contenitore (plastica, alluminio, vetro, poliaccoppiato…). La maggior parte dei sistemi di deposito includono contenitori in plastica (prevalentemente PET), metallo (prevalentemente alluminio) e vetro, ma con qualche eccezione come vedremo nella sezione sui Paesi europei.

Modello di organizzazione

I modelli di gestione di un sistema cauzionale sono due:

– quello centralizzato che è il modello prevalente in Europa, con un ente no profit costituito generalmente da produttori e rivenditori di bevande che sovraintende a tutte le attività,

– e il decentralizzato, dove sono i produttori e gli importatori di bevande ad essere responsabili e a occuparsi direttamente della gestione del sistema.

Negli Usa prevale largamente la gestione decentralizzata con i produttori di bevande direttamente responsabili di tutta l’amministrazione del sistema. Al contrario, i sistemi del Canada sono a gestione centralizzata, così come nella maggior parte dei Paesi europei, con l’unica eccezione della Germania.

Il modello gestionale è uno tra i fattori che influiscono sulle prestazioni di un sistema di deposito e in quest’ottica il modello centralizzato è più performante, principalmente perché i modelli gestiti da un’organizzazione centralizzata senza e scopo di lucro (di proprietà degli stakeholder interessati) hanno dimostrato di poter meglio garantire la massima trasparenza possibile e un’ottimizzazione della logistica, evitando di duplicare le attività e dunque di aumentare i costi e il carico di lavoro dei produttori.

 

I DRS europei in pillole

    1. I Paesi europei dove è in vigore un DRS hanno i livelli di intercettazione di maggiore successo per i contenitori di bevande, con un tasso medio intorno al 91% rispetto alle quantità di contenitori immessi al mercato.
    2. In tutti i Paesi sono i produttori e i distributori di bevande attraverso un operatore di sistema da loro designato a gestire il sistema cauzionale, con l’eccezione della Croazia dove a sovraintendere al sistema c’è una società pubblica.
    3. In tutti i Paesi il DRS è stato introdotto attraverso un atto legislativo.
    4. I DRS europei in vigore includono contenitori di bevande come bottiglie in plastica (PET), in vetro e lattine. Non includono il vetro i sistemi cauzionali della Norvegia, Svezia e Olanda. In Olanda è attivo dal 2005 un sistema cauzionale per le sole bottiglie in plastica con contenuto superiore al litro, che dal prossimo luglio 2021 sarà esteso alle bottigliette di formato inferiore. Le lattine saranno invece incluse nel sistema dal 31 dicembre 2022, con l’obiettivo di arrivare a raccoglierne il 90% entro il 2024.

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