sabato, Gennaio 24, 2026

Crisi climatica, cresce il rischio micotossine: l’allarme dell’Agenzia Europea dell’Ambiente

L’aumento delle temperature, delle precipitazioni, delle inondazioni e dell’erosione del suolo può contribuire al trasferimento delle micotossine dal terreno verso corsi d’acqua superficiali o falde acquifere sotterranee, aumentando la possibilità che queste sostanze entrino nella catena alimentare

Alessandro Bernardini
Alessandro Bernardini
Nella redazione del progetto di podcasting Sveja, ha scritto per la rivista di letteratura Arti & Mestieri Laspro e per la cooperativa editoriale Carta. Per il quotidiano online Giornalettismo ha tenuto una rubrica settimanale sul conflitto Palestina-Israele. Ha collaborato con Lettera Internazionale e lavorato in Medio Oriente come videomaker. Si occupa di comunicazione, educazione e formazione in ambito formale e non formale per il Terzo Settore. Fa parte dell’area Formazione di A Sud Ecologia e Cooperazione. Autore dei romanzi “La vodka è finita” (Ensemble) e ’“Nonostante febbraio. Morire di lavoro” (Red Star Press)

Il 15 marzo scorso l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha pubblicato il rapporto “Esposizione alle micotossine in un clima europeo in cambiamento”. Le micotossine sono sostanze tossiche prodotte da alcuni tipi di funghi microscopici, in particolare muffe dei generi Aspergillus, Penicillium, Fusarium e Claviceps, che comportano significativi rischi per la salute umana. Questi funghi possono svilupparsi su alimenti e mangimi, specialmente in condizioni di umidità e temperatura elevate, durante la coltivazione, la raccolta, lo stoccaggio o la lavorazione dei prodotti agricoli.

I rischi per la salute

Queste tossine fungine possono alterare l’equilibrio ormonale, indebolire il sistema immunitario, danneggiare fegato e reni, aumentare il rischio di aborto spontaneo e agire come agenti cancerogeni. Come più volte sottolineato, il rischio aumenta con le alte temperature e quindi un clima più caldo e umido, specialmente nella stagione estiva, favorisce una maggiore diffusione delle micotossine. Il rapporto evidenzia che in particolare ci sono alcuni gruppi più esposti a queste sostanze tossiche. I/le bambini/e piccoli/e (1-3 anni) e i/le neonati/e (sotto i 12 mesi) sono particolarmente vulnerabili a causa del loro elevato consumo di cibo rispetto al peso corporeo, così come le donne in gravidanza e i lavoratori del settore agricolo e alimentare. Un’altra via di esposizione è rappresentata dall’acqua potabile contaminata da deflussi agricoli. L’inalazione e l’assorbimento cutaneo sono ulteriori potenziali vie di esposizione, soprattutto per chi lavora con le colture o alimenti contaminati.

Foto: Canva

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L’impatto dei cambiamenti climatici

L’aumento delle temperature, delle precipitazioni, delle inondazioni e dell’erosione del suolo può contribuire al trasferimento delle micotossine dal terreno verso corsi d’acqua superficiali o falde acquifere sotterranee, aumentando la possibilità che queste sostanze entrino nella catena alimentare. Periodi prolungati di siccità alternati a piogge violente, aumentano lo stress fisiologico delle piante. In particolare, i cereali — con il mais tra le colture più vulnerabili — diventano più suscettibili alle infezioni fungine, aprendo la strada a una maggiore contaminazione da micotossine. Oltre al rischio per la salute pubblica, questo fenomeno ha anche importanti ricadute sul piano agricolo ed economico: la contaminazione delle colture può compromettere la qualità e la quantità dei raccolti, causando perdite significative per gli agricoltori e per l’intera filiera agroalimentare.

Le ripercussioni dei cambiamenti climatici non si limitano alla sola fase produttiva. L’aumento del rischio di infezioni fungine nei campi potrebbe spingere gli agricoltori a intensificare l’uso di fungicidi per proteggere le colture. L’uso frequente e massiccio di questi prodotti potrebbe, nel lungo periodo, favorire lo sviluppo di ceppi fungini resistenti ai trattamenti chimici. Questo rappresenta una preoccupazione non solo per la sicurezza alimentare, ma anche per la salute umana, poiché funghi sempre più resistenti potrebbero causare infezioni difficili da trattare.

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Cosa si può e deve fare?

Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, un approccio One health, un’azione congiunta tra istituzioni, ricerca e settore agroalimentare è fondamentale per prevenire la contaminazione e tutelare la salute pubblica. Una strategia integrata, quindi, che combini prevenzione, innovazione tecnologica e sostenibilità, per proteggere le colture, salute pubblica e ambiente nel suo complesso. Questo approccio mira ad estendere le strategie di mitigazione usate nel monitoraggio ambientale (come le rilevazioni su precipitazioni, ore di sole, temperature) anche al controllo degli alimenti, dei mangimi fino ad arrivare agli animali e agli esseri umani per monitorare i rischi legati alle micotossine. Altre azioni future per contrastare la contaminazione da micotossine potrebbero includere la selezione di colture resistenti alle infezioni fungine, l’adozione di buone pratiche agricole (adattamento alle condizioni ambientali, rotazione delle colture per rigenerare la fertilità del suolo e ridurre la persistenza delle muffe da un anno all’altro), oltre all’uso di metodi di controllo biologico e modelli predittivi.

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