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venerdì, Maggio 31, 2024

Economia circolare, CEN-ENEA: “L’Italia rallenta, ma restiamo primi in Europa”

5° Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia di Circular Economy Network (CEN) in collaborazione con ENEA. Ronchi: “Occorre accelerare”. Pichetto Fratin: “Quando si è molto avanti, come in una gara ciclistica lo sforzo deve farlo chi è indietro”

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Redazione EconomiaCircolare.com

In un periodo di crisi di materie prime ci saremmo aspettati che l’economia circolare facesse un balzo in avanti, ma non è così.  Nonostante gli allarmi sulle crisi ambientali si rincorrano, il tasso di circolarità nell’economia mondiale sta diminuendo: in cinque anni, come ha spiegato il Circularity Gap Report, siamo passati dal 9,1% al 7,2%. E anche l’Italia ha fatto la sua parte nella riduzione della circolarità globale: “Tra le prime cinque economie dell’UE l’Italia rimane il Paese più circolare, anche se negli ultimi cinque anni perde posizioni mentre altri Stati accelerano”, ci dice il 5° Rapporto nazionale sull’economia circolare, realizzata dal Circular Economy Network (CEN) in collaborazione con ENEA e con il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, presentato ieri a Roma (qui il video dell’evento).

Il tasso di utilizzo circolare dei materiali in Italia è al 18,4%, resta più alto della media UE (11,7%) nel 2021 – ultimo dato disponibile – ma eravamo al 20,6% nel 2020 e al 19,5% nel 2019. Per la produttività delle risorse siamo, assieme alla Francia, davanti alle altre principali economie europee con 3,2 euro generati per ogni kg di materiale consumato e anche nella percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti prodotti, speciali e urbani, siamo in testa con il 72%. Nella classifica complessiva della circolarità delle cinque principali economie dell’Unione Europea (Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia) “restiamo dunque leader – sottolineano CEN ed ENEA – ma nella tendenza degli ultimi cinque anni perdiamo posizioni: la Spagna ci segue a ruota e sta tenendo un ritmo di cambiamento più veloce dell’Italia”.

“Quando si è molto avanti, come in una gara ciclistica lo sforzo deve farlo chi è indietro. L’Italia ha ampi margini di miglioramento ma possiamo dire la nostra”, ha commentato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin presente all’evento.

Occorre accelerare, anche per combattere l’inflazione: se il costo delle materie prime e delle risorse aumenta, la circolarità è una risposta concreta alla crisi. Per questo è fondamentale dotarci di tutti gli strumenti utili per sviluppare pienamente l’economia circolare”, ha dichiarato Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network. L’Italia importa oltre il 99% delle materie prime critiche, mostrando una dipendenza dall’estero ancora più drammatica di quella europea”, ha dichiarato Roberto Morabito, direttore del Dipartimento ENEA di Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali.

Leggi anche: La sfida dei consumi per una reale economia circolare: il rapporto 2023 CEN-ENEA

L’Italia si conferma leader fra le cinque principali economie della UE

La classifica complessiva di circolarità nelle principali cinque economie dell’Unione Europea (Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna) di CEN ed ENEA “è basata su sette indicatori: tasso di riciclo dei rifiuti; tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo; produttività delle risorse; rapporto fra la produzione dei rifiuti e il consumo di materiali; quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo totale lordo di energia; riparazione; consumo di suolo”. Ancora una volta a guidare la classifica tra le grandi economie europee è l’Italia, che totalizza 20 punti. Seguono Spagna (19 punti), Francia (17), Germania (12) e Polonia (9). Quanto ai trend, di cui si è detto, “considerando l’andamento degli ultimi anni, l’Italia migliora meno della Polonia, che parte da livelli molto bassi di circolarità, e della Spagna che sta correndo più velocemente, mentre tiene lo stesso passo della Francia e va un po’ più veloce della Germania”.

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Fonte: CEN – ENEA

Rifiuti e materia

La percentuale di riciclo dei rifiuti nel 2020 è stata del 53% in Europa e del 72% in Italia, uno dei tassi di riciclo più alti nell’UE. Rispetto alle altre principali economie europee, l’Italia nel 2020 ha consolidato il suo primato, superando di circa 17 punti percentuali la Germania. Il tasso di crescita negli ultimi dieci anni è invariato per l’UE, mentre è salito dell’8% in Italia e del 3% in Spagna.

Meno positivo per il Belpaese l’andamento del tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo (il rapporto le materie prime riciclate impiegate nell’economia e il totale dei materiali: materie prime vergini + materie riciclate). Nell’UE nel 2021 questo valore è stato in media dell’11,7%, – 0,1% rispetto al 2020. Per la prima volta l’Italia nel 2021 ha subito un calo, attestandosi al 18,4% (2,2% in meno rispetto all’anno precedente), perdendo il primato tra le cinque principali economie europee, superata dalla Francia, in testa con 1,4 punti % in più.

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Fonte: CEN – ENEA

E la produttività delle risorse? Nel 2021 in media, in Europa, a parità di potere d’acquisto, per ogni kg di risorse consumate vengono generati 2,1 euro di PIL. Anche per questo indicatore l’Italia (-7% nell’ultimo biennio) è stata raggiunta dalla Francia: ambedue sono a 3,2 €/kg. Seguono Germania (2,7 €/kg) e Spagna (2,6 €/kg), mentre staccata è la Polonia (0,8 €/kg).

Leggi anche: Le buone pratiche di economia circolare sono replicabili? Le indicazioni del rapporto UNI

L’allungamento della vita dei beni

Difficile misurare quanto, nei diversi Paesi, si allunghi la vita dei beni. L’indicatore utilizzato da CEN ed ENEA è il numero di aziende che svolgono attività di riparazione: nel 2020 in Italia, erano quasi 24.00. Da questo punto di vista il nostro Paese è al terzo posto tra le cinque economie più importanti d’Europa, dietro alla Francia (35.300 imprese) e alla Spagna (29.100). Negli ultimi dieci anni, però, le nostre aziende sono diminuite: 2.622 in meno rispetto al 2011, quasi -10%. Calano anche in Polonia, mentre crescono in Spagna, Francia e Germania.

Se si considera il valore della produzione generato dalle aziende, in Italia supera i 2,1 Mld€ (+122 M€ circa rispetto al 2011). Siamo dietro alla Francia (4,5 Mld€), a pari merito con la Spagna e davanti alla Germania (2 Mld€). Gli addetti alle imprese di riparazione operanti in Italia nel 2020 sono quasi 10.800 (in calo di circa 1.500 rispetto al 2019 e di 2.300 circa sul 2011), mentre Germania, Spagna e Francia impiegano un numero di addetti più che doppio rispetto all’Italia.

Le proposte

Non possiamo sederci sugli allori. Questo è il messaggio di fondo della presentazione. Insieme all’altro: siamo ancora i migliori in Europa. Ma cosa fare per evitare di perdere ancora terreno?

“Come Circular Economy Network – ha spiegato Ronchi – chiediamo di rispettare il cronoprogramma di attuazione della Strategia nazionale per l’economia circolare, recepire tempestivamente le misure europee, rafforzare il sostegno alle imprese, prevedere misure di fiscalità ecologica nella legge delega. È necessario inoltre sviluppare l’economia circolare delle materie prime critiche, garantire la realizzazione degli impianti previsti dal PNRR, accelerare i tempi di realizzazione degli impianti di riciclo e dei ‘progetti faro’ già finanziati, per colmare il gap tra Centro-Sud e Nord e garantire un’adeguata dotazione impiantistica. Sui rifiuti è essenziale dare piena attuazione al Programma nazionale di gestione dei rifiuti, aggiornare entro fine anno i Piani regionali per raggiungere gli obiettivi di riciclo e riduzione dello smaltimento in discarica previsti dalle direttive UE, accelerare e semplificare le normative sull’End of Waste, sviluppare la simbiosi industriale, nonché adottare il programma nazionale di prevenzione dei rifiuti”.

L’intervento di Morabito punta sulle materie prime critiche: “Le materie prime critiche sono fondamentali per le filiere hi-tech più legate alla transizione energetica, circolare, digitale e alla qualità della vita in generale. Per un Paese come l’Italia, decisamente più povero di materie prime rispetto ai principali competitor, è ineludibile puntare sulla circolarità, dall’eco-design dei prodotti al recupero e riciclo, sfruttando le nostre miniere urbane, che sono la fonte potenziale di materie prime critiche più prontamente accessibile”.

Leggi anche: “Da direttiva quadro sui rifiuti a norma sulle risorse”

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