giovedì, Maggio 6, 2021

Pneumatici fuori uso, le garanzie dell’End of waste e il ruolo di UNI

Lavaggio dei pneumatici fuori uso per eliminare le impurità, campionamenti e analisi sul materiale riciclato, certificazione del produttore, sistemi di test e di tracciamento. L’end of waste per i pneumatici fuori uso (PFU) stabilisce criteri univoci su tutto il territorio nazionale, garanzia per chi ricicla i penumatici e per chi utilizza la gomma riciclata per produrre campi di calcio, playground per i bambini, arredi urbani.

Daniele Fornai
Daniele Fornai
Laureato in chimica industriale, ha maturato un'esperienza poliedrica in realtà multinazionali e internazionali occupandosi dello sviluppo di prodotti di largo consumo, specialties per l'industria e additivi per asfalti. In Ecopneus dal 2009, attualmente è il Responsabile Operazioni. Collabora con enti e istituzioni per gli aspetti normativi riguardanti la classificazione e l'inquadramento dei materiali da riciclo, anche partecipando ai gruppi di lavoro ministeriali sui Criteri Ambientali Minimi per “strade sostenibili” e per gli “elementi di arredo urbano”. È inoltre chairman del CEN/TC 366 il comitato tecnico europeo di standardizzazione dei materiali derivati da Pneumatici Fuori Uso.

La cessazione di qualifica di rifiuto, o più semplicemente “End of Waste”, rappresenta un passaggio fondamentale per molti materiali riciclati che, spogliandosi della qualifica di rifiuto, possono finalmente essere re-introdotti sul mercato come veri e propri prodotti.

End of waste per i pneumatici fuori uso: procedure e parametri per la materia prima seconda

Il passaggio “da rifiuto a prodotto” prevede solitamente la verifica di conformità a determinati parametri che sono identificati dal legislatore per ciascun flusso di rifiuti. Nel caso della gomma riciclata da pneumatici fuori uso (PFU), ovvero la Gomma Vulcanizzata Granulare (GVG), il legislatore nazionale ha previsto nel DM 78/2020 (ossia il Regolamento per la cessazione della qualifica di rifiuto della gomma riciclata, marzo 2020) una serie di procedure e parametri chimico-fisici che devono essere rispettati per poter attribuire alla gomma la qualifica di prodotto.

Tra le principali novità operative introdotte troviamo l’obbligo per gli impianti di trattamento di dotarsi di un sistema per il lavaggio dei Pneumatici Fuori Uso idoneo ad eliminare le impurità superficiali, l’istituzione di campionamenti e analisi sul materiale riciclato in uscita, e la certificazione del produttore su ogni lotto di produzione del materiale riciclato. Un sistema di test e di tracciamento garantirà uniformemente su tutto il territorio nazionale qualità e sicurezza della gomma riciclata da PFU prodotta in Italia e delle applicazioni che un numero sempre crescente di aziende specializzate realizza con granulo e polverino di gomma, le frazioni più piccole che si ottengono dal processo di frantumazione dei PFU di dimensioni rispettivamente tra i 20 e gli 0,8 mm e inferiori a 0,8mm.

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Poverino e granulato da pneumatici fuori uso, criteri univoci su tutto il territorio nazionale

Sancendo in modo definitivo, univoco e uniforme su tutto il territorio nazionale i criteri e le modalità autorizzative da rispettare affinché cessi la qualifica di rifiuto per la gomma riciclata, il provvedimento contribuirà anche a stabilizzare le attività delle aziende della filiera, valorizzando i materiali in uscita dagli impianti di lavorazione e la loro collocazione sul mercato per l’utilizzo in tante valide applicazioni, dalle superfici per lo sport agli isolanti acustici, dagli asfalti modificati “silenziosi” e duraturi all’arredo urbano, dai campi da calcio ai materiali antivibranti. Il Decreto End of Waste inciderà positivamente, quindi, sui quantitativi di gomma riciclata che ogni anno vengono impiegati nel nostro Paese, a beneficio della filiera del riciclo, dell’economia circolare e dell’ambiente.

Il ruolo di UNI nell’End of waste

Il decreto ha inoltre riconosciuto il lavoro svolto negli ultimi anni dal gruppo di Lavoro “Materiali da recupero di pneumatici fuori uso” della commissione “Ambiente” UNI: infatti, tra i vari parametri da rispettare per il raggiungimento dell’End of Waste, la GVG deve essere classificata in conformità alle norme UNI 11610 che, sin dal 2015, definiscono alcuni parametri di classificazione merceologica dei granuli e polverini di gomma allo scopo di facilitare i rapporti tra produttori e utilizzatori determinando una classe univoca del campione sulla base dell’indice di conformità granulometrica, delle frazioni libere di acciaio, tessile e altre impurità. La filiera italiana era quindi in parte già pronta alle prescrizioni del Decreto.

Ma il gruppo di lavoro UNI dedicato ai materiali riciclati da PFU non si è fermato qui. Infatti, negli stessi giorni in cui il DM 78/2020 veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale, UNI licenziava due nuove norme sui sistemi di pulizia e sulla compatibilità ambientale, perfettamente integrate nello schema di decreto.

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Pneumatici fuori uso: sistemi di pulizia e test di cessione

In particolare, la UNI/TR 11791 fornisce l’elenco dei principali sistemi di pulizia dei PFU – tipicamente posizionati quale pretrattamento ma non si esclude che possano essere posizionati nelle diverse fasi del processo di recupero – in grado di rimuovere le impurità presenti sulla loro superficie. L’elenco dei processi considerati nel rapporto tecnico sarà utile alle imprese di settore per orientarsi nella scelta di adeguati sistemi di pulizia.

La seconda norma citata è invece la UNI 11793 che fornisce i metodi relativi ai test di cessione resi obbligatori dal nuovo regolamento EoW al fine di valutare la compatibilità ambientale della gomma vulcanizzata. Con il test di cessione, un campione di gomma di PFU con granulometria compresa tra 0,8 e 2,5 mm viene posto a contatto con un solvente per consentire l’estrazione e la successiva quantificazione di determinate sostanze in esso contenute.

Nella norma sono infatti definiti in particolare i metodi di estrazione in acqua di metalli pesanti e relative analisi tramite metodologie specifiche, la determinazione del contenuto di composti organici dissolti in acqua e l’estrazione dei composti organici alogeni. Inoltre, la norma definisce i limiti entro i quali contenere le quantità di determinate sostanze potenzialmente pericolose per l’ambiente e la salute umana.

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Orientarsi nella complessità del Regolamento Reach

È il caso di dire che la definizione dei criteri di End of Waste della GVG abbia stimolato ed accelerato le attività del gruppo di lavoro UNI dedicato a questi materiali. Infatti, una volta cessata la qualifica di rifiuto, il materiale riciclato deve soddisfare tutti i regolamenti tipici dei materiali/miscele e sostanze, primo tra tutti il Regolamento Reach (la normativa integrata per la registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche). Gli esperti in materia sono ben consapevoli della complessità di tale Regolamento se applicato a miscele e sostanze di prima produzione. L’applicazione del Regolamento REACH a materiali riciclati complessi come la GVG è un terreno ancora poco esplorato da molti esperti in materia. Ciononostante, è necessario individuare e quantificare le sostanze contenute nella GVG per poter verificare la conformità REACH di tale materiale prima di poterlo immettere nuovamente sul mercato comunitario. Di fronte alla complessità di un puzzle composto da mille elementi e molte incertezze, tutti gli stakeholders italiani sono riusciti, per la prima volta, a riunirsi in un tavolo di lavoro UNI che ha affrontato con metodo e competenza un tema mai toccato da gruppi di lavoro europei.

Tutti gli impianti di riciclo di PFU italiani, le principali società di gestione PFU ai fini dell’Extended Producer Responsibility (responsabilità estesa del produttore) dei pneumatici e le aziende leader nella produzione di intasi per campi in erba sintetica hanno quindi collaborato sotto il coordinamento di Waste and Chemicals al progetto Conforeach-Gvg con lo scopo di identificare le sostanze contenute nella gomma, verificarne la registrazione ai sensi del Regolamento Reach e identificarne la classificazione armonizzata ai sensi del Regolamento europeo Clp (classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele). Il progetto, durato tre anni, ha portato alla preparazione di una serie di prassi UNI che permettono ai produttori di Gvg di orientarsi correttamente nella complessità del Regolamento Reach ai fini di adempiere agli obblighi previsti per i produttori di miscele riciclate. I partners di progetto hanno potuto infine condividere i risultati delle analisi chimiche della gomma, la Sds di prodotto (Safety data sheet) e tutta la documentazione necessaria al pieno adempimento degli obblighi Reach-Clp.

Un raro esempio di lavoro di squadra ed un risultato unico a livello internazionale che potrà essere emulato nei prossimi anni dal comitato tecnico CEN/TC 366 dedicato ai materiali derivati da pneumatici fuori uso. È anche grazie a questo fondamentale lavoro condotto in ambito UNI che sarà possibile per imprese e industrie utilizzare sempre più gomma riciclata dai Pneumatici fuori uso in tante e diversificate applicazioni e prodotti per la vita di tutti i giorni, contribuendo concretamente ad una sempre maggiore circolarità dell’economia e dei materiali.

Chi è Ecopneus

Ecopneus è la società senza scopo di lucro principale operatore della gestione dei PFU-Pneumatici Fuori Uso costituita dai 6 principali produttori di pneumatici operanti in Italia per assolvere agli obblighi di legge previsti dal D.M. 82/2011, a cui nel tempo si sono aggiunte molte altre aziende di produzione e importazione di pneumatici.

Parallelamente alle quotidiane attività operative di gestione della raccolta, del trasporto e del trattamento dei PFU, è fortemente impegnata per consolidare e promuovere il mercato delle applicazioni della gomma riciclata per campi da calcio, asfalti duraturi e “silenziosi”, superfici sportive, isolanti acustici, arredo urbano, pavimentazioni antitrauma, come energia e molto altro ancora.

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