martedì, Gennaio 13, 2026

L’Europa vuole eliminare le pratiche ecologiche nella sua visione dell’agricoltura e dell’allevamento?

È passata in sordina la pubblicazione della Vision for Agricolture and Food, una roadmap presentata dalla Commissione europea il 19 febbraio e che delinea il futuro del sistema alimentare europeo fino al 2040

Lorenzo Bertolesi
Lorenzo Bertolesi
Autore e attivista con base a Milano. Ha una laurea in filosofia con una tesi (vincitrice di una borsa di studio) nell'ambito "Human-animals studies". Lavora nella comunicazione digitale da anni, principalmente per diverse ONG come ufficio stampa, copywriter e occupandosi della gestione dei social. Ora è un freelance che, insieme al collettivo Biquette, si occupa di comunicazione digitale per progetti ad impatto sociale. Addicted di Guinness e concerti (soprattutto punk), nel tempo libero viaggia con il suo furgoncino hippie camperizzato insieme alla cagnolina Polly

Mi piace molto fare colazione al mattino, come prima cosa. Il cibo è vita: mangiare è una delle attività più comuni e quotidiane che fa ognuno di noi, fondamentali – per chi può permetterselo ovviamente. Realizzare la complessità enorme – politica, sociale, economica, ambientale – che mi rende possibile dare ogni morso del al mio pasto è però molto difficile.

La produzione di cibo, l’agricoltura e l’allevamento in particolare, sono infatti al centro di scelte politiche molto importanti a livello europeo – e mondiale. Ci sono leggi, commissioni, esperti, movimenti e organizzazioni che lottano ogni giorno proprio per decidere come la nostra società produce il cibo (ma anche lo importa ed esporta). Tenere insieme questi interessi diversi è difficile: c’è chi spinge per la sostenibilità ambientale, c’è chi mette al centro gli interessi economici, chi invece la competitività.

Insomma, c’è tanto sul piatto – battutona. Peccato che non sempre le riforme che riguardano i sistemi alimentare hanno l’attenzione che meritano. E questo è preoccupante, dato che riguarda il futuro di ognuno di noi.

È infatti passata in sordina la pubblicazione della Vision for Agricolture and Food, una roadmap presentata dalla Commissione Europea il 19 febbraio. Ventisette pagine che delineano il futuro del sistema alimentare europeo fino al 2040 – insomma, non pochi anni.
Prima di vedere i contenuti, che hanno suscitato abbastanza discussioni, capiamo meglio di cosa si tratta.

Leggi anche: Pacchetto Omnibus, tutte le proposte di semplificazione della Commissione Ue

Cos’è la “Vision for Agricolture and Food”

La Commissione Europea a inizio 2024 ha coinvolto diversi stakeholder attraverso il “dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura dell’UE”. Hanno partecipato tutte le realtà che con l’agricoltura ci hanno a che fare: associazioni di categoria, sindacati agricoli, imprenditori, associazioni ambientaliste, personalità scientifiche – ecco, avete capito. Da questo dialogo dove c’erano diverse posizioni forti, una cosa sembra accomunare tutti: la consapevolezza che il sistema alimentare europeo deve cambiare.

È da questo momento di costruzione che si è sviluppata la Vision, che si inserisce in due pilastri dell’UE quando si parla di produzione agricola: la strategia Farm to fork e la PAC. Velocemente:

  • La stragegia “Farm to fork” è la parte del Green Deal dedicato ai sistemi alimentari, il quale dovrebbe porre al centro della produzione di cibo l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Quando fu lanciata nel 2019 era uno dei punti forti di Ursula von der Leyen, anche se ora sembra che la situazione è diversa (lo vediamo anche dalla Vision di cui parleremo tra poco);
  • la PAC è invece lo strumento finanziario dell’UE per sostenere il settore agricolo – vale un terzo del bilancio dell’UE (ne parlo meglio in questo articolo).

La Vision quindi è da intendere come un documento strategico, che indica la direzione politica che la Commissione vorrebbe seguire, ma non è una legge e non impone obblighi immediati agli Stati membri. Indirizzerà quindi le futura revisione della PAC (2027) – orientandone le scelte. Inoltre la Vision è un tentativo di cambiare rotta in relazione alla Farm to fork, che da quando è stata approvata ha portato a grandi protesta da parte di agricoltori e allevatori (le proteste dei trattori di cui si è parlato molto). Insomma, questa visione di fatto ridefinisce le priorità rispetto al Green Deal passando dalla centralità dei vincoli ambientali a invece il supporto economico degli agricoltori.

agricoltura allevamento ambiente
Foto: Canva

Qual è il futuro della produzione del cibo in Europa?

Nel concreto però, cosa c’è in questa Vision? Leggiamo quelli che sono gli obiettivi generali dello strumento: il primo che spicca all’occhio è la necessità di bilanciare le esigenze ambientali (sancite dal Green Deal) con la competitività economica e la redditività del settore – in pratica, profitto sopra attenzione alla sostenibilità ambientale. L’obiettivo è quindi creare un sistema alimentare che sia più competitivo, prima che sostenibile. Come ha scritto Euronews, “bye-bye Green Deal”.

Sempre interessante in quest’ottica è il cambiamento del sistema da “obblighi” a “incentivi” per quanto riguarda i sussidi. Attualmente i sussidi all’agricoltura vengono ricevuti quando le aziende hanno una serie di obblighi da rispettare (ambientali, tecnici e anche burocratici). La Vision invece passa a premiare con degli incentivi chi, volontariamente, vuole applicare delle pratiche sostenibili. Questa scelta va di pari passo con l’intenzione di semplificare la burocrazia, “più agricoltura, meno moduli da compilare” è stato uno dei motti del commissario europeo all’agricoltura Christophe Hansen – fautore della Vision.

Interessanti sono i cambi per quanto riguarda la PAC, un sistema che fino a ora ha di fatto aiutato i grandi gruppi dell’agribusiness – circa l’80% dei sussidi infatti va al 20% degli agricoltori. Per questo una delle direzioni che sono nella vision è garantire una ridistribuzione più equa dei fondi. Una bella promessa, ma sicuramente bisognerà vedere come verrà attuato questo sistema.

Andando velocemente, tra i punti principali che sono emersi abbiamo: sostegno ai giovani imprenditori agricoli, stabilire un giusto per prezzo per i produttori, fornire maggiori tutele contro le pratiche commerciali sleali, attenzione agli accordi extra UE per le importazioni al fine di aumentare la competitività dell’UE (dopo il caos UE-Mercosur) e qualche affermazione molto vaga e poco concreta sulla riduzione del consumo di carne e aumento delle proteine vegetali.

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Foto: Canva

Leggi anche: La Commissione europea, gli aiuti di Stato e la democrazia ambientale

Le reazioni alla Vision

Le reazioni del mondo degli imprenditori agricoli sono sembrate piuttosto positive. La FEFAC (European Feed Manufacturers’ Federation) ha accolto con favore la roadmap, sottolineando con positività “il fatto che il settore zootecnico sia visto come una parte essenziale dell’agricoltura, della competitività e della coesione europea, che riceverà una visione dedicata a lungo termine”.

Copa-Cogeca, la principale lobby agricola dell’UE, anche ha accolto con piacere il documento, dicendo “Questa tabella di marcia rappresenta un ritorno allo stato iniziale pragmatico”.  Sempre nel suo comunicato Copa-Cogeca però mette al centro una critica che è in realtà diffusa da molte voci, cioè l’assenza di spiegazioni sulle modalità di finanziamento delle prossime riforme della PAC.

Parole importanti e d’accoglienza sulla Vision arrivano da chi ci ha lavorato. Secondo Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, “in questo documento diamo una Visione molto bilanciata tra le esigenze ambientali e l’interlocuzione con gli agricoltori. Ritengo sia importante tenere conto delle scelte che sono state fatte negli anni precedenti ma è chiaro che questa è la Visione di questa Commissione”

L’EEB (European Environmental Bureau) invece ha mostrato molto scetticismo sulla vision. Sebbene anche notazioni positive – per esempio ridurre la dipendenza sui cereali importati e sui fertilizzanti, oppure il rinnovato impegno per l’abolizione delle gabbie negli allevamenti (elogiato anche da Eurogroup for animals) – ci sono lacune importanti.
La prima riguarda l’assenza di un piano credibile sulla riduzione delle emissioni, mentre la seconda la totale assenza di un piano che riduca il consumo di carne e derivati, consumati in modo eccessivo in Europa. Quest’ultima critica arriva da diverse fonti, anche perché questa riduzione era stata uno dei punti finali emersi nel “dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura dell’UE”. Anche l’ONG Fern ha infatti affermato che “invece di supportare misure per incoraggiare i consumatori a mangiare più verdure, legumi e frutta, la Commissione si è concentrata quasi esclusivamente sulla produzione agricola, ignorando il quadro più ampio della riforma del sistema alimentare”.

Sempre l’EEB porta al centro una preoccupazione diffusa da molti: sotto il motto della “meno burocrazia” c’è il rischio concreto della deregolamentazione, soprattutto dei grandi gruppi dell’agribusiness. Rischio concreto se si pensa al passo indietro relativo anche alle politiche ambientali.

Concludiamo invece tornando a parlare della PAC. Sotto la promesso di una distribuzione più equa dei fonti però, non c’è una vera presa di posizione forte su questo tema. Marilda Dhaskali, rappresentante di BirdLife Europe, ha criticato il piano della Commissione, affermando: “Trascurando l’applicazione di leggi ambientali fondamentali e continuando a indirizzare i sussidi verso i proprietari terrieri più ricchi, questo piano mette da parte gli agricoltori che custodiscono i nostri paesaggi”.

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