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lunedì, Luglio 26, 2021

In Europa triplicano riciclo e compostaggio. Ma serve una strategia “circolare” del rifiuto

Il nostro Paese è tra i virtuosi del riciclo ma risulta ancora indietro nel riutilizzo dei rifiuti per la produzione di energia

Madi Ferrucci
Nata in provincia di Pisa il 26 giugno 1991. Laureata in Filosofia e diplomata alla scuola di Giornalismo della Fondazione Basso di Roma. Assieme a due colleghi ha vinto il Premio Morrione 2018 e il Premio Colombe d'Oro per la Pace 2019 con un’inchiesta internazionale sulla fabbrica di armi RWM in Sardegna. Ha lavorato a The Post Internazionale nella sezione news e inchieste. Collabora con Economiacircolare.com, il Manifesto e altre testate nazionali. Fa parte del collettivo di giornalisti freelance “Centro di giornalismo permanente".

In Europa negli negli ultimi 25 anni sono dimezzati i rifiuti urbani smaltiti in discarica mentre risulta addirittura triplicato il riciclo, che passa dai 37 milioni di tonnellate di materiale processato nel 1995 (87 kg per persona) ai 107 milioni di tonnellate (239 kg a persona) del 2019. Un dato che evidenzia una forte trasformazione nel sistema di gestione dei rifiuti, ma che varia moltissimo in relazione alla quantità di immondizia prodotta da ciascun Paese.

Europa, la classifica del riciclo

Chi produce molti rifiuti, infatti, riesce spesso a riciclare molto di più. La Germania, che è uno dei massimi produttori europei di rifiuti, si trova in testa alla classifica per capacità di riciclo e compostaggio con oltre 33 milioni di tonnellate di materiale riutilizzato nel 2019 (circa il 67% del totale degli scarti prodotti). Al secondo posto figura la Slovenia dove si ricicla il 59% di ciò che viene buttato, mentre all’ultimo posto sul podio dei virtuosi troviamo l’Austria con oltre il 58% di rifiuti riciclati.

Arrivano subito dopo Olanda, Belgio e Svizzera con percentuali di poco inferiori, ma a stupire è soprattutto il dato della Danimarca, che nonostante sia il primo Paese in Europa per quantità di rifiuti, ricicla appena la metà di ciò che produce (53%). L’Italia si posiziona all’ottavo posto (51%), dimostrando una discreta capacità di smaltimento, considerando che produce circa la metà degli scarti della Danimarca. Francia (46%) e Spagna (36%) restano invece in fondo alla classifica e riciclano molto meno degli altri grandi Paesi Ue, seguiti agli ultimi posti da Polonia (34%), Portogallo (29%) e Grecia (21%). Non si può tuttavia ignorare che in molti Paesi apparentemente “poco virtuosi” come Francia, Danimarca e Portogallo risulta molto alta la percentuale dei rifiuti utilizzati per la produzione di energia, mentre l’Italia su questo tipo di tecnologie e sviluppi resta ancora al diciassettesimo posto.

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L’Italia del riciclo alla prova del Covid

Secondo l’ultimo rapporto l’Italia del riciclo di Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Fise Unicircolar, che prende in considerazione anche i dati del 2020 legati al periodo della pandemia, le raccolte differenziate domestiche degli imballaggi sono aumentate, ma sono diminuite quelle delle isole ecologiche con un calo per tutti gli operatori del settore di oltre il 20% dei rifiuti riutilizzati. Servono dunque impianti più efficienti in grado di differenziare il reimpiego del rifiuto, perché come ricorda il presidente di Fise Unicircular Paolo Barberi “l’emergenza ha evidenziato alcune carenze di dotazione impiantistica. Il sistema italiano del riciclo è in grado di affrontare i nuovi target europei per l’economia circolare purché si facciano ulteriori sforzi per migliorare la qualità delle raccolte e dei materiali da riciclo”.

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