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venerdì, Maggio 31, 2024

“Le armi non salvano le persone ma le uccidono”. Intervista al pacifista ucraino Yurii Sheliazenko

Seppur poco ascoltate, in Ucraina non mancano le voci a favore della pace e della nonviolenza. Yurii Sheliazenko spiega come si può arrivare a un negoziato di pace tra Russia e Ucraina. "Un inaspettato ritorno dei leader al buon senso, il logoramento o la forte influenza dell'opinione pubblica mondiale"

Emanuele Profumi
Emanuele Profumi
Emanuele Profumi, è dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista free lance. Collabora con diverse università italiane ed europee. Ha scritto e pubblicato per riviste italiane (es: Micromega, Left, La Nuova Ecologia) e straniere (es: Le Monde Diplomatique) ed è stato anche corrispondente estero per alcuni giornali e riviste italiani (Londra, Parigi, Atene, Messico). In Italia ha già pubblicato una trilogia di reportage narrativi (le "Inchieste politiche") sul tema del cambiamento sociale e politico: sul Cile (Prospero, 2020), sulla Colombia (Exorma, 2016) e sul Brasile (Aracne, 2012). È professore di "Storia della pace in Epoca Contemporanea" presso l'Università di Pisa e "Scienza della politica" presso l'Università della Tuscia (Viterbo), e scrive e pubblica saggi filosofici. L'ultimo libro di filosofia è una curatela realizzata insieme all'importante filosofo italiano Alfonso Maurizio Iacono (Ripensare la politica. Immagini del possibile e dell'alterità. Ets 2019).

Yurii Sheliazenko è il volto più noto del movimento pacifista e nonviolento ucraino: è segretario esecutivo del movimento pacifista, oltre che membro del consiglio dell’Ufficio europeo per l’obiezione di coscienza e di World Beyond War. Qualche mese fa, dopo una perquisizione violenta, Sheliazenko è stato accusato di “giustificare la guerra di aggressione russa” e di cospirazione, soprattutto sulla base di un documento pubblicato il 22 settembre del 2022, “l’Agenda di pace per l’Ucraina e il mondo” (Peace Agenda for Ukraine and the World – IPB – International Peace Bureau).

L’attivista e blogger, che è stato docente e ricercatore in diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università Krok di Kiev e si è specializzato in Mediazione e Gestione dei conflitti, ha fatto ricorso contro questa accusa, che gli ha imposto da alcuni mesi di non poter lasciare il suo domicilio la notte, e non ha mai nascosto che alla denuncia contro l’invasione russa andava affiancata la critica al governo ucraino, che ha reagito con odio e logica di vendetta all’aggressione, invece che con diplomazia e resistenza nonviolenta. Anche il movimento pacifista ucraino che lui rappresenta, come Our House di Olga Karach, è stato proposto dall’International Peace Bureau per il premio Nobel per la pace 2024.

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Un’accusa a chi difende i diritti umani

Lei ha affermato che la sua recente accusa da parte dei servizi di sicurezza è stata l’effetto di una crescente identificazione dell’immagine del nemico con i pacifisti. Potrebbe anche essere l’effetto dell’efficace azione nonviolenta condotta in Ucraina dall’inizio della guerra? Quali sono state le principali attività del movimento pacifista ucraino dall’inizio della guerra?

Sì, è il risultato del nostro lavoro di denuncia della verità e di difesa dei diritti umani. Non posso rispondere nei dettagli, ma “Agenda di pace per l’Ucraina e il mondo” ha sicuramente avuto una grande risonanza, così come la nostra difesa del diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare e la liberazione del prigioniero di coscienza Vitality Alexeienko da parte della Corte Suprema. Tutto ciò ha fatto vacillare i vecchi “tabù” sulla sacralità della servizio-servitù militare.

I militaristi vogliono la rivincita e hanno già esercitato pressioni sulla Corte Suprema affinché si pronunci sul caso Vyshnevetsky (Forum 18: UKRAINE: Army rejects conscientious objector alternative service transfer – 9 May 2023: il governo ucraino ha rifiutato a Andrii Vyshnevetsky il diritto all’obiezione di coscienza e quest’ultimo è ricorso alla Corte Suprema di Kiev, ndr). La Corte costituzionale ucraina ha ceduto alle pressioni militariste, ha cercato assurdi pretesti procedurali per evitare di prendere in considerazione i casi di coloro che si oppongono alla guerra, e ha dimostrato ancora una volta che il ricorso costituzionale in Ucraina non è un rimedio efficace alle violazioni dei diritti umani.

La sua accusa è chiaramente una “condanna politica”, un processo contro idee politiche. Questo, così come il caso di Ruslan Kotsaba (giornalista ucraino finito in carcere per la sua obiezione di coscienza, ndr), insieme al fatto che molte persone sono state costrette a combattere nell’esercito contro la loro volontà, fa vedere come ci stata stata una drastica riduzione dei diritti civili e delle libertà individuali durante questi anni di guerra. L’Ucraina sembra essersi trasformato in un Paese che è difficile definire democratico. Cosa ne pensa?

Qualsiasi guerra è antidemocratica per natura, ed erode le libertà civili. Nessuna persona sana di mente vuole uccisioni di massa. Solo i tiranni e i profittatori di guerra amano scatenare guerre e rendere le persone follemente militanti, o fingere di esserlo sotto molteplici minacce di punizione per “crimini di pensiero”. O anche solo per aver sognato un mondo senza guerre o qualsiasi altro tipo di violenza sistemica.

Sovranità e democrazia

Il ruolo degli ultranazionalisti e dei neonazisti ucraini in questa guerra è stato marginale o hanno avuto un’influenza e una responsabilità importanti per lo scoppio della guerra e per la sua affermazione?

Guardi, le posso dire che c’è effettivamente una continuità storica nelle culture politiche militariste di Russia e Ucraina, che abbiamo ereditato dall’Unione Sovietica e dall’Impero Russo, e che sono davvero antidemocratiche. Abbiamo ereditato cose crudeli come la coscrizione e l’educazione al patriottismo militare, che rendono facile per i populisti e i guerrafondai militarizzare la società e ottenere potere e profitti a costo di morte e distruzione. Ma mi rifiuto di discutere le accuse reciproche secondo cui la Russia è uno Stato neonazista o l’Ucraina è uno Stato neonazista.

Queste famigerate narrazioni non sono altro che la creazione dell’immagine del nemico, la giustificazione pseudo-storica della guerra, contrariamente al fatto che nessuna guerra, compresa la Seconda guerra mondiale, può essere giustificata usando il principio di equità. Dobbiamo smascherare l’ipocrisia delle narrazioni politiche di odio a breve termine, e impegnarci per i valori a lungo termine basati sulla coscienza, sulla dignità, sui diritti umani, sull’armonia sociale e ambientale, sulla verità, sull’amore e sulla pace perpetua. Dobbiamo cercare la riconciliazione universale, non qualcuno da incolpare. Dobbiamo preservare e realizzare la speranza di un mondo in cui tutti si rifiutino di uccidere e non ci siano più guerre.

A questo proposito, lei ha affermato che “la sovranità è un concetto arcaico” e che “non è un valore democratico”. Ma è possibile conciliare i diritti umani alla base delle società democratiche con il principio di sovranità? È possibile distinguere tra “sovranità democratica” e “sovranità nazionalista”?

In democrazia le persone parlano quando non sono d’accordo, non uccidono gli avversari. Guerre, eserciti, confini militarizzati con filo spinato, divisione di un intero popolo del pianeta, comune, in tanti tipi di popoli che si odiano a vicenda: non è democrazia, ma qualcosa che le è opposto. Se dessimo una definizione della sovranità, da una prospettiva nonviolenta, sarebbe il potere assoluto del governo su un certo territorio. Ciò è quantomeno irrealistico, perché nessun potere può mai essere assoluto. Esistono diritti naturali e forze come la coscienza umana, che nessun sovrano può controllare. L’ambizione assoluta di controllare tutto porta necessariamente gli aspiranti sovrani, individuali o collettivi, a fare del male agli altri, soprattutto ai dissidenti, e a imporre la violenza sistemica.

Una volta un amico italiano, conversando con me, ha fatto riferimento a un libro di testo di una delle vostre scuole che spiega che la sovranità è la capacità di difendere il Paese con la forza militare. In questa concezione la sovranità non può essere conciliata con la democrazia, perché tutti gli eserciti sono antidemocratici, e nessun tentativo di controllo civile democratico potrebbe risolvere questo problema. Perché l’obbligo di obbedire agli ordini senza discutere, la segretezza, il cospirazionismo che ricerca sempre un nemico, il culto dell’inganno e della “menzogna per la propria sicurezza”, rendono impossibile un controllo democratico equo sulle forze armate.

Mi chiedo se l’intero concetto di controllo democratico civile non sia stato inventato solo come operazione psicologica per far sì che le società civili contrarie alle guerre tollerino il militarismo, la corsa agli armamenti e la polarizzazione geopolitica. Teoricamente si potrebbe cercare di conciliare la democrazia con la sovranità, limitando quest’ultima grazie allo stato di diritto e ai diritti umani, ma anche tramite la vera democrazia (processo decisionale quotidiano inclusivo, non solo elezioni regolari). Tuttavia, in primo luogo, questo sarebbe in contraddizione con la definizione di sovranità, che significa potere assoluto. In secondo luogo, sarebbe facilmente derogabile in nome della “sicurezza nazionale”, perché la sovranità, significa etimologicamente la supremazia di qualcuno, disuguaglianza. Mentre la vera democrazia è solo quella universale, inclusiva, dove si affermano l’uguaglianza e la giustizia per ogni essere vivente attraverso le leggi della natura e della società stabilite equamente. Certo, si potrebbe parlare di sovranità della ragione, di Dio o della natura.

Ma solo se fosse diversa dalla sovranità politica del governo essa sarebbe rilevante. Forse, se ammettessimo che, paradossalmente, nulla può diventare (o anche solo ragionevolmente aspirare a diventare) assoluto senza limitazioni, e quindi coerentemente evitassimo così qualsiasi danno (perché si fa sempre del male a sé stessi quando si accetta di fare del male agli altri), tale atteggiamento critico nei confronti di qualsiasi forma di assolutismo potrebbe “curare” il concetto di sovranità e contribuire a trasformarlo in un concetto adatto a un governo nonviolento. È una questione teorica interessante e discutibile. Mi piacerebbe che sui media tradizionali si tenessero più dialoghi di pace attorno a questo tipo di domande, così da cambiare la narrativa secondo cui la guerra non ha alternative.

È noto che l’invio di armi all’Ucraina significa il contrario di ciò che i governi dicono di voler fare: continuare la guerra e non raggiungere la pace. Lei sostiene che “la pace in Ucraina e nel mondo può essere raggiunta solo in modo non violento”. Eppure, di fronte alla pioggia di missili che caratterizza l’aggressione russa, molti si chiedono se almeno l’invio di missili in grado di fermare gli attacchi russi non sia, in fondo, un modo per difendere gli ucraini da morte certa. Perché non si dovrebbero inviare anche missili per rafforzare la cosiddetta contraerea ucraina?

Questa domanda è formulata secondo logiche di guerra, e il mio grande desiderio è proprio di cambiare questo atteggiamento, usando la logica della pace. Ovunque ci sono persone che sparano e armi che uccidono bisognerebbe ricordare che ogni vita umana è importante, che il suo “spreco” in guerra attraverso l’uccisione o la costrizione a uccidere altri, o il sacrificio di sé, è moralmente inaccettabile. Nessuna idea, anche la migliore, può giustificare questa uccisione di massa. Le armi e gli eserciti non salvano né proteggono le persone, ma le uccidono.

Il rifiuto di uccidere, invece, salva le vite. Contrariamente alla solita menzogna militarista, questo non è unilaterale, perché tutto nel mondo è collegato. Ciò che è cattivo qui, causa cattiveria là. Ciò che è buono qui, causa bontà là. Ogni rifiuto di uccidere, di finanziare la guerra, di odiare qualsiasi forma di vita è un voto democratico contro la guerra, e più persone voteranno contro la guerra, più velocemente la pace prevarrà. Prima o poi succederà per sfinimento, ma il costo dell’attesa in vite perse, proprietà, speranze e buone opportunità… i costi in sofferenza e miseria, e in rischi di tragedie inimmaginabili, potrebbero essere disastrosi. È meglio che noi uomini – non solo gli ucraini e gli altri occidentali, ma anche i russi – votiamo per la pace e per la ragione, per l’umanesimo e il buon senso, piuttosto che a favore di anni di stupidi spargimenti di sangue o per sostenere una rapida e folle catastrofe che, come un attacco nucleare, si spera generi un’enorme sofferenza che potrebbe placare la folle militanza a cui stiamo assistendo.

Un ecosistema di costruzione della pace

Quali sono i motivi particolari che potrebbero spingere Russia e Ucraina ad avviare un negoziato di pace?

Un inaspettato ritorno dei leader al buon senso, il logoramento o la forte influenza dell’opinione pubblica mondiale. Vorrei che l’onnipresente movimento per la pace diventasse un catalizzatore e un mediatore del processo di pace.

Anche in altre sue dichiarazioni lei fa giustamente appello al movimento globale per la pace per creare un “ecosistema di costruzione della pace”. Ma questo si scontra oggettivamente con l’industria bellica e con le potenti lobby che la costituiscono: come ha recentemente ricordato, oltre duemila miliardi di dollari vengono spesi oggi nel “mercato della guerra”. Un mercato che ha un’enorme influenza sui governi e sul sistema mediatico mainstream. Come è possibile portare avanti questa lotta se la politica e l’informazione sono fortemente influenzate da queste lobby? Ci sono progetti nonviolenti specifici che possono essere portati avanti contro questo intreccio di potere violento?

Penso che la società civile, i media, l’educazione e l’arte più coerentemente pacifista potrebbero convincere le persone che un obiettivo di graduale abolizione della guerra e di tutte le infrastrutture che le sono connesse è più realistico dell’obiettivo di uccidere tutti i nemici. Come quando l’umanesimo ha portato alla scomparsa delle streghe, dimostrando di essere più realistico di chi invece le bruciava. Soprattutto dobbiamo smettere di essere apologeti di qualsiasi esercito, o di aiutarlo.

Bisogna essere degli oppositori nonviolenti di tutti gli eserciti. Non dobbiamo permettere a nessuno di trasformare l’agenda anti-bellica in uno strumento di guerra. Ritornando sulla sua domanda sulla legittimità della sovranità, la metterò in questo modo: dobbiamo almeno sentire ed esercitare la sovranità della società civile che agisce in modo nonviolento per abolire tutte le guerre, tutti i loro strumenti, tutte le istituzioni che le sostengono e tutte le loro cause; dobbiamo evitare di riconoscere che gli attori violenti hanno qualche tipo di sovranità su di noi, specialmente quelli che stanno conducendo a guerre aggressive come il signor Putin.

Di fronte a uno scenario in cui anche in Ucraina la guerra diventerà un “modus vivendi”, come già accade in altre parti del mondo (basti pensare al conflitto tra Palestina e Israele), cioè un conflitto generale, violento e permanente, il movimento pacifista non dovrebbe forse dichiararsi chiaramente “rivoluzionario”? In un mondo in cui il sistema di potere politico-economico-mediatico cerca di far durare la guerra, il movimento pacifista nonviolento non è forse oggettivamente un’alternativa di società? In altre parole, chi si muove contro l’invasione russa e per la fine della guerra, non dovrebbe considerare la pace non solo uno strumento pragmatico per porre fine a sofferenze e ingiustizie, ma lo strumento principale per creare un nuovo tipo di umanità (e di mondo)?

Se parliamo di rivoluzione nonviolenta sono assolutamente d’accordo. Il mondo ha bisogno di grandi cambiamenti democratici verso una governance nonviolenta che garantisca una vita pacifica e felice in tutta la diversità umana e nel progressivo dinamismo delle sue forme. Di relazioni armoniose non solo tra noi umani, ma anche con la natura. Almeno con tutte le forme di vita che condividono il mondo con noi. Credo che ogni essere vivente, con la sua stessa esistenza, voti per la vita e per la pace in ogni momento della democrazia naturale e universale. I deliri di chi vuole tornare a un passato sovrano, o di sopravvivenza egoistica, che portano ad uccidere gli altri, non genereranno la pace. Solo i grandi cambiamenti e lo sviluppo di uno stile di vita nonviolento sono una visione realistica di un futuro migliore, adeguato alla dignità umana.

Leggi anche: La necessità del disarmo come possibile strategia di pace. Intervista a Riccardo Bottazzo

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