giovedì, Ottobre 29, 2020

IL “RI-CICLO” DEL LOMBRICO

Economia Circolare
Economia Circolare
Redazione EconomiaCircolare.com
[di Francesca Ferranti]
Un lombricoltore lungimirante si lancia in un progetto di riuso creativo alla portata di tutti per la produzione di compost. Ed è così che il concetto di circolarità diventa realtà

Sinossi

Cosa c’è di più circolare dell’attività dei lombrichi? Questi vermetti digeriscono la materia organica del terreno e la trasformano in humus, materiale essenziale per le piante. Conosce molto bene questo processo Mirko Pepè, che ha fatto della sua passione una professione mettendo in piedi un’attività di lombricoltura con cui alleva questi anellidi per produrre fertilizzante agricolo naturale. La sua attività supporta la diffusione dell’importanza di produrre cibi sani e “a km 0”, di limitare la lisciviazione di materiali chimici nelle falde e di minimizzare l’immissione nell’aria di inquinanti derivati dalla fertilizzazione sintetica. Ma c’è di più. Mirko ha dato vita al progetto“Il ciclo del lombrico”, realizzato per coinvolgere la cittadinanza e i giovani nella conoscenza del mondo dei lombrichi e del ruolo della lombricoltura in una società resiliente. Nel progetto vengono create vermicompostiere, strutture atte all’allevamento di lombrichi e alla produzione di composta partire da scarti dell’orto e della cucina. Le vermicompostiere vengono prodotte interamente con materiali di recupero e possono essere utilizzate da piccoli agricoltori per produrre fertilizzante o da famiglie che decidano di affidare ai lombrichi il riciclo dei propri rifiuti organici. Ed è così, favorendo il riciclo di scarti organici e dei materiali usati per produrre le vermicompostiere, che Mirko dà il suo contributo allo sviluppo di un esempio virtuoso di economia circolare.

Poche cose in natura si avvicinano al concetto di circolarità più di quanto faccia l’attività che i lombrichi svolgono nel terreno”. Così esordisce Mirko Pepè, esperto di lombricoltura, mentre, in un caldo pomeriggio estivo, mi mostra con orgoglio il suo allevamento di lombrichi in un appezzamento di terreno localizzato a Sezzadio, in provincia di Alessandria. Alza una zolla di terra bruna e io guardo con curiosità l’incessante movimento di quei vermetti. Tutti insieme, arrotolati l’uno all’altro come un unico essere irrequieto, sembrano presi da un’attività frenetica in cui impegnano tutte le proprie energie. Alle mie domande su che cosa stiano facendo e sul perché di tutta quella concitazione, Mirko risponde raccontando che questi anellidi si nutrono di terriccio e, digerendo la materia organica in esso contenuta, la trasformano in un materiale chiamato humus. Questo materiale è ricco in minerali, ormoni della crescita e insetticidi naturali che sono essenziali per la vita delle piante. Le piante, completando la propria vita vegetativa e poi decomponendosi, producono nuova materia organica che si deposita nel terreno e garantisce la sopravvivenza dei lombrichi e la continuazione della loro attività. “Ed è così che il ciclo ricomincia: dai lombrichi, alle piante e di nuovo ai lombrichi”, conclude Mirko. Sono venuta a conoscenza della sua attività solo per caso, visitando il profilo Facebook che ha creato per promuoverla. Subito mi sono interessata al progetto che Mirko, insieme a due soci, ha ideato per coinvolgere la cittadinanza e i giovani nella conoscenza del mondo dei lombrichi e nell’applicazione della loro attività di produzione di compost all’agricoltura e al riciclo degli scarti organici domestici e agricoli. Per questo, lo contatto e gli chiedo se posso andare a trovarlo e farmi raccontare qualcosa di più su ciò che fa. Lui, gentilmente, mi invita ad andare a trovarlo e quando arrivo presso la sede del suo allevamento mi descrive la sua attività di lombricoltura, un termine che non avevo mai sentito prima. Questa consiste nell’allevamento di lombrichi al fine di ottenere compost da utilizzare come fertilizzante per le colture agricole e orticole e per favorire il recupero di terreni esausti che, stressati da un utilizzo intensivo, non posseggono più le proprietà adatte alla crescita delle piante.

Mentre lo sento raccontare, mi viene subito in mente quanto l’attività dei lombrichi applicata all’agricoltura si adatti bene al concetto di “economia circolare”, di cui ho sentito molte volte parlare nell’ambiente scientifico in cui lavoro da anni, senza però mai aver approfondito veramente il suo significato. Mentre Mirko svolge alcune attività di routine per il mantenimento del suo allevamento, da buona ricercatrice, prendo il mio smartphone e vado a cercare una definizione di questo concetto. Vorrei spiegare a Mirko che la sua attività si inquadra in un paradigma internazionale di buone pratiche che mettono in atto concetti di sostenibilità ambientale e sociale. È incredibile come in un attimo io venga proiettata in una lista infinita di siti che propongono diverse definizioni. Scelgo di dare un’occhiata a quella offerta dalla Ellen MacArthur Foundation, che conosco come uno degli istituti leader a livello mondiale in campo di sostenibilità. La fondazione riferisce il concetto di “economia circolare” ad un sistema economico in grado di rigenerarsi da solo, pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi riducendo gli sprechi. Basandosi su questa definizione, non è difficile istituire un parallelismo con il ruolo dei lombrichi nel ciclo vitale delle piante. Il riciclo del materiale organico del terreno in cui i lombrichi si cimentano ha il risultato che questo materiale viene reso bio-disponibile per la vita delle specie vegetali del nostro pianeta e costituisce un esempio lampante di come la natura sia di per sé organizzata in strutture circolari. Ne parlo con Mirko e lui, come se non gli stessi dicendo niente di nuovo, mi interrompe per raccontarmi le peculiarità dell’humus prodotto dai lombrichi, che egli descrive come un concime molto efficace in agricoltura e orticoltura il quale permette di ridurre gli input di fertilizzanti chimici, di limitare i costi di produzione e di minimizzare gli sprechi di materiale organico quali escrementi di animali, scarti della lavorazione agricola e scarti di cucina. Concorda con me che il concetto di “economia circolare” sembra nato apposta per descrivere un sistema agricolo che utilizzi humus di lombrico per aumentare la fertilità del terreno.

Dopo aver parlato dei dettagli tecnici della sua attività, divento curiosa di sapere perché Mirko si sia appassionato ai lombrichi. Ritengo questa sua passione alquanto particolare, soprattutto considerando che Mirko non è un entomologo. Lui mii spiega che il suo interesse per i lombrichi è nato circa dieci anni fa, quando ha ereditato da suo padre un piccolo terreno agricolo in cui i due avevano passato molto tempo insieme. Parlando di suo padre, Mirko si scioglie un po’ e inizia a raccontare: “Sono nato in una famiglia che mi ha trasmesso l’amore per la terra e l’interesse per la semplicità e allo stesso tempo per la complessità dei processi naturali. Ho appreso da mio padre il concetto che in natura tutto ha un perché e che anche quei vermetti a prima vista insignificanti che vivono nel terreno svolgono in realtà un’azione fondamentale per la prosperità delle piante. Un terreno in cui si trovano molti lombrichi è un terreno sano, fertile e dalle alte potenzialità produttive. È proprio da questi spunti che ha preso origine la mia attività. È stato dopo la scomparsa di suo padre che Mirko ha messo in atto il primo allevamento di lombrichi e, da quel momento in avanti, il suo obiettivo è stato quello di trasformare un hobby in una professione. Cinque anni dopo, insieme ad uno dei suoi soci, ha acquistato qualche centinaio di metri quadrati di lettiere e ha dato il via ad un’attività imprenditoriale per la produzione e la vendita di “vermicompost”. Inoltre, Mirko e i sui soci si sono specializzati nella produzione di impianti di vermicompostaggio, che possono essere utilizzati da piccoli agricoltori per autoprodurre concime per i terreni, oppure da famiglie per riciclare autonomamente i propri scarti di cucina e attuare scelte di gestione sostenibile dei rifiuti. È proprio dalla lungimiranza e dall’atteggiamento visionario che caratterizza l’approccio di Mirko e dei suoi soci a questa attività che è nato il progetto “Il ciclo del lombrico”. Questo progetto trasforma contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti (come ad esempio quelli messi a disposizione dai comuni Italiani per la raccolta differenziata) in vermicompostiere, ovvero strutture atte all’allevamento dei lombrichi e alla produzione di compostaggio a partire da scarti dell’orto o della cucina. Il progetto di Mirko unisce la sua passione per i lombrichi e per l’attività benefica che questi svolgono per il nostro pianeta ad un interesse per il riciclaggio, il riuso e il taglio degli sprechi. Infatti, le vermicompostiere che vengono realizzate nel progetto “Il ciclo del lombrico” sono costituite di materiali di recupero e i rubinetti di scolo usati per drenare le vermicompostiere sono recuperati da vecchie taniche in plastica.

Mirko è molto orgoglioso del suo progetto e dice che “la sua peculiarità principale è il fatto che esso mette in connessione temi di grande attualità quali la riduzione degli sprechi, la produzione di cibi sani e locali, la limitazione della lisciviazione di materiali chimici nelle falde acquifere e la minimizzazione di immissione nell’aria di inquinanti chimici derivati dalla fertilizzazione sintetica”. La fertilizzazione del terreno tramite humus di lombrico è un metodo naturale e “low-tech” che contribuisce alla costituzione di comunità resilienti. Chiunque, utilizzando le vermicompostiere realizzate nel progetto “Il ciclo del lombrico”, è in grado di autoprodurre compost e affidare ai lombrichi il riciclo dei propri scarti organici. Mirko sottolinea come l’acquisto di vermicompostiere rappresenti una fonte di risparmio per chi coltiva la terra e necessita di fertilizzante, ma anche per le famiglie che vivono in città e decidano magari di collocare una vermicompostiera sul proprio terrazzo. “Chi produce compost”, racconta Mirko, “ha diritto ad una riduzione sulla tassa dei rifiuti che può arrivare al 30%”. Con il suo progetto, Mirko è riuscito a coniugare il suo amore per la terra e per la natura con l’attività divulgativa e didattica. Infatti, non soltanto agricoltori e famiglie hanno acquistato le vermicompostiere, ma anche alcune scuole della provincia di Alessandria lo hanno fatto. Queste le utilizzano per riciclare gli scarti delle mense scolastiche e produrre compost che viene impiegato negli orti didattici di cui queste scuole sono dotate. Mirko definisce i traguardi finora raggiunti come “solo l’inizio della diffusione dell’importanza della lombricoltura nella società”. Il suo obiettivo è, infatti, quello di coinvolgere nel suo progetto porzioni della cittadinanza sempre più ampie e variegate e contribuire in modo significativo a trasmettere alle nuove generazioni una maggiore consapevolezza e attenzione per l’ambiente. “Il ciclo del lombrico”, che io ho soprannominato “il ri-ciclo del lombrico” facendo sorridere Mirko, è un progetto di piccola portata che serba però l’enorme potenzialità di diffondere i valori dell’economia circolare nella nostra società. Il progetto è in grado di assolvere questo compito non tramite la trasmissione di concetti complessi e la spiegazione di tematiche astratte, ma piuttosto grazie alla valorizzazione del funzionamento circolare di un piccolo segmento del grande e perfetto sistema che è la natura, per ottenere risultati di ampio spettro quali la sensibilizzazione della cittadinanza verso il rispetto dell’ambiente e la riduzione dei rifiuti.

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