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venerdì, Maggio 31, 2024

I 3 grandi ostacoli di una corretta raccolta differenziata, secondo Junker

Dove gettare il vecchio smartphone quando ne compriamo uno nuovo? E dove, invece, conferire asciugamani non più utilizzabili? A queste, ed altre domande, hanno risposto 18.500 italiani nel sondaggio di Junker app. I risultati evidenziano tre grandi criticità legate ai Raee, al tessile e all’olio esausto

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Redazione EconomiaCircolare.com

Gli italiani sanno fare la raccolta differenziata? Nonostante il nostro Paese si posizioni bene in questo senso, con un discreto tasso di raccolta, secondo i dati Ispra, del 63% nel 2020, c’è ancora molto lavoro da fare per arrivare ad una raccolta esente da errori, che non vadano ad inficiare tutto il processo di riciclo.

Se per le frazioni più comuni, carta, plastica, vetro, sta diventando più semplice approcciarsi ad un corretto conferimento, anche grazie alle etichette dei prodotti che sempre più spesso riportano indicazioni su dove gettare le varie parti del packaging, – al netto delle tante, troppe, differenze che incorrono tra un Comune e l’altro – per quelli che non sono rifiuti di tutti i giorni, come oli esausti, Raee e rifiuti tessili, la questione si fa più complicata.

Come emerge da un sondaggio lanciato nel mese di ottobre sull’app Junker per iniziativa dell’associazione Cittadinanzattiva, al quale hanno risposto ben 18.500 utenti, la maggior parte dei partecipanti ha dimostrato di saper conferire correttamente queste frazioni ma sono emerse anche alcune criticità legate al sistema della raccolta, in particolare alla capillarità dei punti di conferimento di Raee e rifiuti tessili, e alla conoscenza relativa ad alcune modalità di conferimento dei Raee.

È da tenere in considerazione che, con molta probabilità, le persone che hanno partecipato al sondaggio rappresentano una fetta di popolazione con un particolare sensibilità ambientale ed una buona conoscenza in materia di buone pratiche e giusto conferimento dei rifiuti: ma è forse ancor più significativo notare allora le difficoltà emerse, anche per i “più esperti”.

Eccone tre legate a queste frazioni, che sottolineano come, per quanto la responsabilità del singolo sia importante, si dovrebbe investire maggiormente su una maggiore e più equa distribuzione sul territorio dei punti di conferimento, oltre che su una corretta informazione che raggiunga tutte le fasce della popolazione.

Rifiuti tessili: dove li porto?

Il 68% degli utenti coinvolti ha dichiarato di conoscere le modalità di corretto conferimento dei rifiuti tessili, degli accessori e delle calzature in buono stato: un buon risultato, anche se è la più bassa di quelle relative alle altre due frazioni indagate (con il 77% per i RAEE e l’84% per gli oli esausti), Il 60% è, inoltre, a conoscenza dei punti di conferimento dei rifiuti tessili nel proprio Comune.

La raccolta dei rifiuti tessili, obbligatoria in tutti i Comuni dal 1° gennaio 2022, genera ancora dei dubbi tra i cittadini e le cittadine: 1 utente su 3 infatti non sa giudicare né il numero né l’accessibilità si in termini di distanza e percorribilità della strada che di orari di apertura dei punti di conferimento dei rifiuti tessili nella sua zona.

Solo il 18% dei rispondenti giudica complessivamente ottima la facilità di conferimento dei rifiuti tessili nel suo Comune, il 33% sufficiente e il 16% scarsa mentre il 30% non è in grado di giudicare il servizio.

Criticità ed opportunità legate alla filiera del tessile sono state analizzate  anche nell’ultimo Quaderno, redatto dalla redazione di EconomiaCircolare.com.

Scarica il Quaderno sul Tessile

Raee, uno contro zero questo sconosciuto

Sui Raee i partecipanti al sondaggio si dimostrano più ferrati: quasi 8 italiani su 10 (77%) sanno come conferire correttamente i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) e 7 su 10 (70,6%) conoscono dove sono situati i punti di raccolta.

Il 40% degli intervistati giudica, nel complesso, come “media” la facilità di conferimento dei RAEE nella propria zona, solo il 18% la giudica ottima, il 18% scarsa mentre sempre un 24% non sa esprimere un giudizio in merito.

Per quanto riguarda il numero dei punti di conferimento il 30% lo giudica sufficiente, il 22% buono, il 20% scarso e il 26% non saprebbe come giudicarlo.

Anche l’accessibilità, in termini di giorni e orari di apertura, dei punti di conferimento dei Raee nella propria zona divide gli italiani: per il 30% è sufficiente, per il 27% è buona, per il 17% è scarsa, mentre sempre il 26% non è in grado di dare un parere in merito.

Sull’accessibilità, per quel che concerne distanza e percorribilità della strada, dei punti di conferimento dei RAEE nella tua zona, i pareri si dividono: se per il 30% è buona e per il 28% sufficiente, il 24% la giudica scarsa e il 17% non saprebbe giudicarla.

A fronte di una buona conoscenza delle regole che riguardano i Raee, solo il 14% – e qui viene la seconda criticità – afferma di conoscere le modalità di conferimento dei RAEE uno contro uno e uno contro zero: eppure si tratta di due modalità che permetterebbero di liberarsi dei tanti dispositivi vecchi o non più utilizzabili che restano per anni nelle nostre case in maniera semplice e comoda.

Per quel che attiene all’uno contro uno, dal 2010 tutti i distributori-rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) hanno l’obbligo di assicurare la consegna gratuita di questi rifiuti da parte dei propri clienti a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto e, naturalmente, di provvedere al trasporto dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) domestici ritirati presso i centri di raccolta comunali.

Entrato in vigore con il decreto omonimo nel 2016, l’uno contro zero impone invece ai negozianti con grandi superfici di vendita il ritiro gratuito obbligatorio dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche di piccole dimensioni, con lunghezza esterna inferiore ai 25 centimetri, senza appunto dover necessariamente acquistare un nuovo dispositivo.

Poco più della metà dei partecipanti, il 52%, ha già conferito in passato un Raee con la modalità uno contro uno, mentre per quel che riguarda l’uno contro zero ben il 64% non ne ha mai usufruito per smaltire i propri apparecchi elettronici.

Leggi anche: Cuffiette dello smartphone, smartwatch, vecchie radioline e frullatori: come fare la differenziata

Olio esausto, pochi punti di raccolta e “ben nascosti”

Sappiamo i danni ambientali che possono derivare dal gettare distrattamente l’olio esausto nel lavandino, e quindi nel sistema fognario, ma fortunatamente anche l’84% degli italiani ne è consapevole e dichiara di sapere come conferire correttamente l’olio alimentare esausto.

Il 78% dichiara di essere a conoscenza dei punti di conferimento degli oli esausti: un numero, quello dei siti di conferimento, che per il 30% è sufficiente, per il 26% scarso, per il 22% buono e che il 22% non sa giudicare.

Per quel che riguarda l’accessibilità, in termini di giorni e orari di apertura, dei punti di conferimento degli oli esausti nella propria zona, il giudizio si divide tra il 30% buona, il 29% sufficiente, il 17% scarsa ed il 24% non saprebbe giudicare.

Tuttavia, rispetto al sondaggio del 2021, c’è un peggioramento nel giudizio complessivo sulla facilità di conferimento degli oli esausti nel proprio Comune: poco più del 56% dei rispondenti dà un giudizio ottimo o medio, contro il 67% dell’anno precedente.

Manca insomma una capillare ed equa distribuzione dei punti di raccolta, anche se non è disponibile alcun dato ufficiale: l’unica mappatura è stata condotta da Junker app – che agli oli esausti ha dedicato un intero dossier in collaborazione con il nostro webmagazine EconomiaCircolare.com – da cui risultano censiti 1.500 punti di raccolta di oli esausti in tutta Italia, appena 1 ogni 39mila abitanti.

Scarica il Quaderno Scusa mi ricicli l’olio?

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