sabato, Maggio 28, 2022

Riciclare le merci contraffatte invece di incenerirle. Ecco Future track

I prodotti contraffatti vengono sequestrate fino all’esito di un procedimento penale e poi inceneriti. Il progetto Future track prova a tracciarli e a riciclarne i materiali

Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e AIPS (Association internationale de la presse sportive). Si occupa di economia circolare e ambiente collaborando con Economia Circolare.com, Materia Rinnovabile e Life Gate.

Perché i materiali che costituiscono le merci contraffatte non possono essere riciclati e rigenerati in modo circolare? È quello che si sono chiesti la start up Ri.Circola e Indicam, associazione che dal 1987 si occupa della difesa dei diritti di proprietà intellettuale. Il progetto Future Track  ha infatti l’obbiettivo di trovare delle alternative sostenibili al fine vita delle merci contraffatte sequestrate in Italia.

Secondo i dati forniti da IPERICO – la piattaforma del Ministero per lo Sviluppo Economico – tra il 2008 e il 2019, in Italia, sono stati effettuati 184,9 mila sequestri per contraffazione, con circa 569 milioni di pezzi sequestrati (senza contare alimentari, bevande alcoliche, medicinali e tabacchi) del valore stimato di oltre 5,8 miliardi di euro. Un giro di affari da capogiro, ma anche un enorme spreco di risorse. Oltre ad essere molto lungo lo stallo delle merci stoccate nei depositi per via dei procedimenti penali a carico dei contraffattori, il valore dei materiali di queste merci viene perso.

Come funziona Future Track

Future Track si articola in tre fasi distinte ma strettamente connesse.

Una prima fase usa l’intelligenza artificiale per creare un database delle merci contraffatte sequestrate e stoccate presso i depositi dei diversi attori coinvolti. “Oggi non ci sono flussi logistico-informativi controllati – spiega Riccardo Melloni, professore deli dipartimento di ingegneria dell’università di Modena, partner di Ri.Circola nel progetto – in particolare per le merci contraffatte occorre organizzare flussi informativi che vanno a supporto di una logistica che vada a ottimizzare i costi ambientali e della gestione”.

La seconda fase si occupa di valutare le condizioni delle merci e trasferirle nelle adeguate strutture di riciclo. “La vera sfida – continua Melloni – riguarda il riconoscimento di questi materiali dal momento che hanno origine ignota”.

La terza e ultima fase, più tecnologica, si concentra sullo sviluppo di piattaforme avanzate, a basso consumo energetico, per un riciclo dei materiali complesso; anche per la varietà dei materiali che si possono trovare nel prodotto contraffatto. “Una volta definito il tipo di materiale, deve essere spedito nel luogo di stoccaggio più vicino. Questo sistema informativo deve essere in grado indicare e suggerire, sulla base delle caratteristiche dei materiali, quali sono le varie destinazione in funzione al trattamento”. Sono due i gruppi di lavoro dell’università di Modena che stanno lavorando a Future Track: c’è un gruppo che si occuperà del sistema logistico, mentre l’altro sulla parte informatica, in particolare del database.

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Ri Circola: il ponte tra Università e le esigenze circolari delle aziende

“Normalmente ci si aspetta che una startup venga lanciata da ragazzi giovani – dice Marco Ruggi, founder di Ri.Circola a Economia Circolare.com – beh io ho 60 anni e con amici dell’università di Parma e Modena ci siamo messi a chiacchierare sull’implementazione di alcuni progetti di economia circolare che stavano portando avanti. Ri.Circola, star up innovativa operativa dal 2020, è nata così”.

L’attività che svolge Ri-Circola – il cui presidente è il professore emerito presso l’Università di Parma, Nelson Marmiroli – segue due filoni precisi: biotecnologie e scarti di produzione. “Assistiamo le aziende in un percorso di sostenibilità ambientale – continua Ruggi – ma non facciamo consulenza. Cerchiamo di capire le problematiche legate agli scarti produttivi per realizzare delle progettualità di economia circolare”. L’obiettivo è creare una struttura che si pone da ponte per sviluppare delle attività di ricerca con le università. “La sfida è far incontrare il mondo scientifico accademico con quello imprenditoriale (soprattutto delle PMI) per promuovere uno sviluppo economico sostenibile, così abbiamo siglato un accordo con il Cinsa, il Consorzio Interuniversitario Nazionale per le Scienze Ambientali”.

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Il mercato della contraffazione in Italia

Anche il mercato della contraffazione, la cui filiera va dall’approvvigionamento delle materie prime fino alla vendita finale, ha risentito degli effetti della pandemia. Secondo il Rapporto conclusivo sulla contraffazione in 20 province italiane Censis-MISE, il rallentamento dei collegamenti internazionali, la limitazione della circolazione all’interno del Paese e i maggiori controlli sulle strade hanno determinato una difficoltà nello spostamento di grandi carichi e l’impossibilità di vendita su strada delle merci false.

Con lo scoppio della pandemia il flusso di dispositivi di protezione, igienizzanti e termometri è aumentato esponenzialmente e con questo anche il flusso illegali e non sicuri. Nel mese di maggio nel frusinate sono state sequestrate oltre un milione di mascherine e a giugno a Firenze oltre 600mila.

Per avere un’idea sulle quantità di merce di cui si parla, nel 2019 la guardia di finanza e l’agenzia delle dogane hanno effettuato 12mila sequestri per contraffazione sull’intero territorio nazionale, per un totale di 27 milioni articoli sequestrati. Dal 2008 a oggi i sequestri si sono ridotti del 31,1% e i pezzi sequestrati sono diminuiti del 35%. Al primo posto per numero di pezzi falsi sequestrati si trovano gli accessori di abbigliamento, che rappresentano il 22,5% del totale dei pezzi; seguono i giocattoli, apparecchiature elettriche e l’abbigliamento (calzature). Tutti articoli il cui materiale si può riciclare.

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