sabato, Maggio 28, 2022

“I sistemi EPR non hanno stimolato ad intervenire sulla progettazione. È tempo che cambino ruolo”

Ad Ecomondo, durante la presentazione del primo numero della collana di saggi editi della nostra rivista (I quaderni di EconomiaCircolare.com), emerge un limite dei sistemi di responsabilità estesa del produttore: efficienti nell’alimentare raccolta e riciclo, non hanno incoraggiato una progettazione sostenibile. Progettazione che oggi resta ancora lontana dall’essere ‘circolare’

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Redazione EconomiaCircolare.com

Efficienti nel riciclo, meno nello spingere le imprese a cambiare la progettazione dei prodotti per renderli più durevoli e meglio riciclabili, dunque più sostenibili perché contribuiscono a ridurre i rifiuti – come chiede l’Europa e come ci auguriamo tutti.

Ai sistemi di responsabilità estesa del produttore (Extended Producer Responsibility-EPR)) – quelli che affidano appunto al produttore non solo l’immissione sul mercato dei prodotti, ma anche la gestione del loro fine vita – è stato dedicato il primo numero della collana di saggi editi della nostra rivista (I quaderni di EconomiaCircolare.com): la “Guida Strategica alla progettazione di Sistemi EPRdi Danilo Bonato (General manager di ERION Compliance Organization, consorzio di raccolta e riciclo di RAEE e batterie che sostiene Economia circolare.com).

La chiusura del ciclo sta nella progettazione

Nel volume si parla di fine vita ma anche di ecoprogettazione. Perché, come ha chiarito ad Ecomondo Claudia Brunori, vicedirettrice per l’economia circolare del Dipartimento sostenibilità̀ dei sistemi produttivi territoriali di ENEA, in occasione della presentazione dello studio, “la chiusura del ciclo dei prodotti sta nella progettazione e quindi è nelle mani dei produttori”. Progettazione e produzione devono mirare “non solo a mettere sul mercato prodotti facilmente riciclabili a fine vita – ha sottolineato – ma soprattutto prodotti che siano durevoli, riparabili, adatti ad economie di condivisione come il pay-for-service, cioè alla fruizione di un servizio piuttosto che all’acquisto del prodotto tesso”.

Da questo punto di vista, ha spiegato Bonato durante la presentazione del suo volume, “i sistemi EPR non hanno stimolato ad intervenire sulla progettazione del prodotto. Ora questo deve cambiare”. Non si tratta di un giudizio, ha precisato, ma di una “constatazione fatta sulla base dei risultati ottenuti. Risultati buoni sul miglioramento dei tassi di raccolta e riciclo, che oggi vantano performance adeguate. Per vari motivi, invece, si è fatta molta fatica ad avere risultati rilevanti proprio sull’aiuto ai produttori a migliorare le loro strategie di progettazione: l’attenzione è stata rivolta alla fase finale, nella logica di un’economia ancora lineare”.

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“I sistemi EPR devono cambiare ruolo, per incidere sulla progettazione”

Poco si è fatto, insomma, per superare la scarsa attenzione all’aspetto progettuale privilengiando invece il riciclo e il fine vita. “La cosa importante adesso – ha aggiunto Bonato con uno sguardo al futuro – è cambiare ed iniziare ad organizzarsi per ottenere risultati anche sulla parte a monte, sull’ideazione del prodotto. I sistemi EPR devono cambiare ruolo e accompagnare i produttori e la società verso questa transizione. Si può fare”.

Anche Andrea Fluttero, presidente Erion Compliance Organization, a margine della presentazione interviene sul tema per evidenziare il ruolo cruciale in carico al  legislatore. “I sistemi EPR nascono per gestire il post consumo. Arrivare a rendere i produttori consapevoli dell’esigenza di progettare i beni in modo che siano upgradabili, riparabili, più facilmente riciclabili è un passaggio molto grande, che ha bisogno di tempo e regole che spingano in questa direzione”.

Dunque, precisa: “Vorremmo un riciclo che sia figlio della progettazione, ma non sarebbe corretto pensare che i sistemi di responsabilità estesa possano farlo da soli, anche perché sono emanazione dei produttori, sono uno strumento operativo”. Piuttosto, prosegue Fluttero, “si tratta di un’evoluzione culturale, di mercato e normativa che ci deve portare in quella direzione. Certamente questo è l’auspicio, ma ci aspettiamo che siano anche i legislatori a costruire norme che portino in quella direzione”.

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