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domenica, Luglio 21, 2024

Supermercati e plastica monouso, un rapporto perverso

Indagine Greenpeace e ilfattoquotidiano.it: “I supermercati italiani, con la loro dipendenza dal monouso in plastica, non solo contribuiscono all’inquinamento dei mari e del pianeta, ma alimentano la domanda di idrocarburi da cui si produce la plastica, aggravando la crisi climatica”

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Redazione EconomiaCircolare.com

Se la plastica monouso è un evidente problema per il pianeta, vedi la direttiva SUP contro la Single Use Plastic, i supermercati sono il tempio di questo problema. Se la personale esperienza di consumatori vi aveva magari portato ad avere questa sensazione, qualche dato più solido a riguardo arriva oggi da un’indagine, “Carrelli di Plastica”, elaborata da Greenpeace e ilfattoquotidiano.it. Diciamo subito che il giudizio finale è impietoso. Sottolinea infatti Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace: “I supermercati italiani, con la loro dipendenza dal monouso in plastica, non solo contribuiscono all’inquinamento dei mari e del pianeta, ma alimentano la domanda di idrocarburi come gas e petrolio, da cui si produce la plastica, aggravando la crisi climatica”.

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L’indagine

Per verificare come i supermarket italiani affrontino l’abuso di imballaggi in plastica monouso, nei mesi scorsi Greenpeace e ilfattoquotidiano.it hanno inviato un questionario alle insegne della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) che rappresentano oltre il 70% delle quote del mercato nazionale: Conad, Selex (Famila, Ali, Elite, GROS, etc.  ), COOP, Esselunga, Gruppo Végé (Bennet, Multicedi, Moderna, GDA, ISA etc), Eurospin, LIDL e Sogegross (Basko, Ekom, Doro, etc.).

Non tutti le insegne si sono prestate all’indagine: non lo hanno fatto Conad, Gruppo Végé e Sogegross. Per questi gruppi, Greenpeace e ilfattoquotidiano.it hanno utilizzato le informazioni pubbliche disponibili nei rispettivi bilanci di sostenibilità. Tutti queste informazioni – quelle dei questionari e, in seconda battuta, quelle dei bilanci di sostenibilità – sono state utilizzate per redigere una classifica. Tre i criteri di valutazione:

1) trasparenza: la disponibilità a rendere note le quantità di plastica usata;

2) impegni volontari sulla riduzione dell’impiego di plastica: ad esempio l’incremento di prodotti venduti in modalità sfusa o con ricarica e il ricorso a materiale riciclato;

3) supporto a iniziative politiche: come l’introduzione del sistema di deposito su cauzione (o DRS) per i contenitori di bevande.

Il bilancio

Amaro il bilancio del quotidiano e dell’associazione ambientalista: “I supermercati italiani non hanno un piano concreto per fare a meno della plastica monouso, per aumentare la vendita di prodotti con sistemi di riuso e ricarica e allontanarsi da un modello di business inquinante, basato sul massiccio impiego di imballaggi e contenitori progettati per diventare rifiuti”.

Di tutte le aziende valutate, spiegano Greenpeace e ilfattoquotidiano.it, soltanto Selex ottiene un risultato intermedio, “grazie agli impegni per ridurre la quantità di plastica utilizzata (del 30% entro il 2025) e la volontà di incrementare la vendita di prodotti sfusi o con sistema di ricarica entro il 2025”. Tutte le altre insegne di supermercati, “pur avendo già avviato iniziative per diminuire l’impiego di plastica (in termini di peso) per alcuni imballaggi e incrementare l’uso di materiale riciclato, mancano di una strategia coerente basata su obiettivi ambiziosi e a lungo termine, soprattutto sul riuso”.

I punteggi più bassi nella classifica sono quelli del Gruppo Végé e Sogegross che, “oltre a non aver risposto al questionario, mettono a disposizione scarse informazioni sui propri siti web”. Conad, il più grande gruppo operante in Italia, “non solo non ha risposto al questionario ma si è classificata agli ultimi posti, racimolando un misero punteggio di 10,33 punti sui 100 disponibili”.

Alla luce dei risultati dei sondaggi, Giuseppe Ungherese ritiene necessario “un rapido cambio di rotta, con l’attuazione di misure concrete e ambiziose per incrementare la vendita con contenitori riutilizzabili, a partire dalle aziende leader del mercato come Conad. In un momento storico come questo è fondamentale adottare soluzioni meno impattanti come il riuso, che diventerà sempre più comune alla luce degli ultimi sviluppi legislativi in Europa”. Il riferimento è, ovviamente, alla recentissima proposta di Regolamento avanzata dalla Commissione.

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I dettagli

Scendendo nei dettagli della classifica, osserviamo che, riguardo i singoli criteri di valutazione messi in campo da Greenpeace e ilfattoquotidiano.it, Esselunga sarebbe la migliore sulla trasparenza, “prerequisito fondamentale per adottare qualsiasi tipo di impegno”. Mentre Selex, Coop e Lidl “fanno registrare i risultati migliori nella categoria impegni volontari”.

Nella stesura della classifica, gli impegni volontari attribuiscono 54 punti su cento. Indicano “quali politiche aziendali vengono introdotte per ridurre l’uso del monouso in plastica, incrementare l’impiego di plastica riciclata per confezionare i prodotti e incrementare la disponibilità di prodotti venduti in modalità sfusa o con ricarica”. A garantire punteggio in questa categoria sono anche gli impegni “per eliminare l’uso di tutte quelle plastiche monouso non riciclabili, gli imballaggi superflui e le iniziative utili a migliorare il design del packaging”.

Vediamo più da vicino le iniziative di queste tra insegne.

Leggi anche: Quelli che… stop al monouso! L’impegno di Spagna, Paesi Bassi e Austria

Selex

Nel caso di Selex, “l’azienda è risultata la migliore per quel che riguarda gli impegni presi:

1) riduzione del 30% dell’uso di plastica entro il 2025 (già raggiunto l’obiettivo di riduzione del 15% rispetto ai livelli di consumo del 2020);

2) aumentare la vendita di prodotti sfusi o con sistema di ricarica (non sono stati però forniti gli obiettivi numerici da raggiungere entro il 2025);

3) aumento dell’impiego di plastica riciclata (50% al 2025)”.

Secondo Greenpeace e ilfattoquotidiano.it mancano però obiettivi generali sulla riduzione degli imballaggi che vanno oltre le private label. Positiva “la presenza di linee guida sugli imballaggi per i fornitori, oltre a interventi sul packaging superfluo e l’eliminazione di alcune plastiche non riciclabili”.

COOP

COOP, si legge nell’elaborazione di Greenpeace e ilfattoquotidiano.it “è risultata tra le migliori per quel che riguarda il crescente impiego di plastica riciclata”. La catena è anche impegnata in numerosi progetti legati alla vendita di prodotti sfusi e con ricarica. Ci sono poi alcuni impegni sull’ecodesign del packaging. “Mancano tuttavia obiettivi generali sulla riduzione degli imballaggi che vanno oltre l’impiego di plastica riciclata e che permettano di incrementare la vendita di prodotti venduti in modalità sfusa o con ricarica”.

LIDL

L’azienda “ha obiettivi chiari e definiti riguardo l’eliminazione della plastica per il packaging (-20% entro il 2025) e il crescente ricorso a materiale riciclato entro il 2025, come già dimostrano alcuni interventi in essere”. Non risulta invece nessun impegno invece per incrementare la vendita sfusa o con sistemi di ricarica.

Il caso del deposito su cauzione

Due catene, Esselunga e Lidl, stando ai questionari, si sono dichiarate (uniche tra i gruppi sondati) favorevoli all’introduzione del deposito su cauzione per i contenitori di bevande. Nota non scontata, visto il ruolo che proprio la grande distribuzione avrebbe (e all’estero, dove i DRS sono avviati, ha) in un sistema cauzionale.

Leggi anche lo SPECIALE | Deposito su cauzione

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