Sono state tra le principali responsabili del degrado ambientale e di profondi cambiamenti sociali, con conseguenze che spesso si fanno sentire anche dopo la chiusura dei siti: le attività minerarie sono storicamente segnate da inquinamento, danni agli ecosistemi e forti disuguaglianze, specie nei periodi in cui le norme ambientali erano assenti o poco efficaci.
Con la premessa che non possiamo permetterci di replicare ciò che è stato fatto in passato, il Servizio Forestale degli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di approvare la prima miniera di minerali critici del Paese. Il progetto Hermosa di South32, società mineraria e metallurgica diversificata, sarebbe un “investimento strategico” che “soddisfa direttamente le esigenze energetiche e di sicurezza degli Stati Uniti”, secondo la definizione che ne ha dato il governo federale nel pieno dello scontro globale per l’accaparramento delle materie prime critiche.
A proposito di esigenze energetiche e di “sicurezza”, è obiettivo dichiarato nella sezione Sostenibilità di South32 quello di “soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. Mentre a Patagonia, in Arizona, residenti e ambientalisti non sono dello stesso avviso e si stanno preparando agli impatti che il progetto avrà su un hotspot di biodiversità di fama mondiale. La vicina città di Nogales e la contea di Santa Cruz, infatti, si avvicinano alla firma di un accordo tra la comunità e la società mineraria per mitigare e affrontare gli impatti che il progetto sta già causando.
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Cosa prevede Hermosa
Su EconomiaCircolare.com raccontiamo come il concetto di criticità delle materie prime cambi da Paese a Paese, e come sia strettamente connesso alle esigenze del comparto industriale: Hermosa di South32, del valore di 2 miliardi di dollari, prevede l’estrazione di zinco, piombo e argento, tutti considerati minerali critici dall’amministrazione Trump.

Un secondo giacimento minerario incluso nel progetto contiene invece manganese, ma la decisione di procedere con la sua estrazione è ancora in sospeso. South32 sta inoltre valutando un terzo giacimento di rame. Nel 2023, sotto l’amministrazione Biden, la miniera è stata la prima ad essere aggiunta al Fixing America’s Surface Transportation Act, il programma che vuole migliorare la tempestività, la prevedibilità e la trasparenza delle autorizzazioni federali per progetti selezionati, e che potrebbe stabilire lo standard per altri.
Il sito del progetto Hermosa contiene una delle più grandi risorse di zinco e manganese non sfruttate al mondo, sufficiente a soddisfare tutta la domanda interna.
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L’impatto ambientale
Fin dal suo avvio, molte sono state le resistenze dei residenti e degli attivisti e attiviste per l’ambiente nei confronti di Hermosa. La dichiarazione di impatto ambientale del Servizio Forestale rileva infatti che 12 specie presenti nella Lista delle Specie in Via di Estinzione potrebbero essere influenzate negativamente dal progetto, che potrebbe avere impatti diretti sugli habitat critici dei giaguari e dei gufi maculati messicani.
Sarebbero 31 le deroghe che il governo federale dovrebbe rilasciare per l’approvazione del progetto: “l’agenzia sta dando il via libera a un complesso minerario industriale della durata di 70 anni in quella che è senza dubbio una delle aree di maggiore biodiversità del Nord America”, ha affermato a Inside Climate News Russ McSpadden, attivista per la conservazione del sud-ovest per il Center for Biological Diversity.
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La questione dell’acqua
I residenti di tutta la regione hanno ricevuto lettere da parte di South32 con l’avvertimento che i loro pozzi potrebbero subire ripercussioni a causa del drenaggio della miniera: nel corso dei suoi 70 anni di vita prevista, si stima che 195 mila acri-piedi d’acqua verrebbero prelevati dalla falda acquifera. Un acro-piede equivale a 325.851 galloni: una quantità d’acqua sufficiente per due o tre famiglie all’anno. Proprio dall’altra parte del confine, dal Messico, arriveranno agli Stati Uniti un minimo di 350 mila acri-piede d’acqua ogni anno, secondo un accordo reso noto lo scorso febbraio.
Da un lato, quindi, l’impatto quantitativo è allarmante: il drenaggio d’acqua previsto minaccia di generare un “cono di depressione” profondo 250 piedi, capace di prosciugare i pozzi residenziali in un raggio di tre miglia e di alterare permanentemente l’idrodinamica della falda, nonostante i piani di ricarica parziale.

Dall’altro lato, la criticità si sposta sul piano qualitativo: i superamenti dei limiti di selenio e le preoccupanti tracce di antimonio rilevate dall’idrologo Chris Gardner – i cui dati sono stati confermati da laboratori certificati – contraddicono le rassicurazioni dell’azienda, che attribuisce tali picchi alla variabilità naturale di “Madre Natura”. La tensione tra gli interessi industriali e la sicurezza della comunità locale si gioca ora sul fronte normativo: se il trend di inquinamento dovesse persistere, l’agenzia statale ADEQ potrebbe imporre modifiche sostanziali alle autorizzazioni ai sensi del Clean Water Act. Un passaggio che richiederebbe consultazioni pubbliche e metterebbe sotto ulteriore pressione un progetto che rischia di mobilitare metalli pesanti dai sedimenti storici, compromettendo definitivamente il fragile ecosistema dell’Harshaw Creek, nel sud della regione.
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