venerdì, Gennaio 23, 2026

Circle Economy misura il divario di valore (Value Gap) tra economia lineare e circolare

Uno studio focalizzato sula Svezia misura dove, nell’economia nazionale, avviene la perdita o la mancata creazione di valore. E indica come compensarle

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Redazione EconomiaCircolare.com

21Se l’economia lineare è poco efficiente perché lascia che risorse preziose vengano usate poco e in fratta e poi gettate via, qual è la perdita economica generata da questa inefficienza? Circle Economy (CE), organizzazione vocata ad accelerare la transizione verso l’economia circolare e promotrice del Circularity Gap Report (CGR), ha provato a misurarlo nel report “Circularity Gap Report (CGR) The Value Gap: Sweden”. Grazie ad una metodologia che ha impiegato sul caso specifico della Svezia ma che “può essere ulteriormente sviluppata” e ampliata. Fornendo anche raccomandazioni per promuovere la circolarità attraverso la ricerca, le politiche e l’azione delle imprese.

Per misurare questo gap, Circle Economy parte seguendo i flussi di materia. “Basandosi sull’eredità globale e nazionale del Circularity Gap Report nella mappatura dei flussi di materiali – spiega l’associazione – il rapporto amplia il quadro per porre una domanda fondamentale: qual è il valore economico dei materiali che utilizziamo, dei prodotti che consumiamo e dei sistemi che costruiamo, e dove si perde o non si crea valore?

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Lo squilibro tra valore economico e consumo di materiali

Il report evidenzia una sorta di paradosso, un “disallineamento tra intensità dei materiali e creazione di valore economico”. Maggiore intensità produce minore valore. Fatto che rappresenta “un ostacolo fondamentale al progresso circolare”.

La creazione di valore, spiega Circle Economy, tende a verificarsi a valle, “più vicina ai consumatori e alle attività meno intensive in termini di materiali”. Invece le fasi a monte, come l’estrazione e la produzione, ad alto consumo di risorse, “generano un valore economico inferiore”. Uno squilibrio che sottolinea “la necessità di riprogettare i sistemi che attualmente dipendono da un elevato consumo di materiali per ottenere guadagni di valore relativamente modesti”.

Il caso Svezia

Secondo lo studio, il Value Gap della Svezia si attesta al 19%, rivelando “che quasi un quinto del valore economico potenziale viene perso a causa di pratiche lineari”. Si tratta di quasi 600 miliardi di corone svedesi all’anno: il 57% del bilancio statale nazionale. L’analisi riguarda sei ambiti (costruzioni, cibo, manifattura, estrazione, mobilità, consumi) in cui il valore “non viene mai realizzato o viene perso prematuramente”.

Per questo “prevenire lo smaltimento prematuro e il consumo eccessivo rappresenta la più grande opportunità per la Svezia di conservare il valore. Ogni anno, beni per un valore stimato di 420 miliardi di corone svedesi, “raggiungono inutilmente la fine del loro ciclo di vita senza essere riutilizzati, ricondizionati o riparati, causando gravi perdite economiche e sprechi di risorse quali materiali, energia, manodopera e infrastrutture”.

Il report addita anche il problema del consumo eccessivo, ovvero “la spesa che supera le esigenze effettive o offre benefici minimi”: valutato attorno a 200 miliardi di corone l’anno. “Affrontare queste perdite attraverso la progettazione circolare, l’innovazione dei modelli di business e il cambiamento comportamentale – sottolinea il documento – potrebbe migliorare significativamente l’efficienza delle risorse, soddisfacendo al contempo le esigenze della società in modo più sostenibile”.

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Foto: Canva

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Ridefinire il concetto di valore

I risultati dello studio portano Circle Economy a suggerire “quattro azioni strategiche” per colmare il divario di valore in Svezia:

  1. Sfruttare i dati per dare forma a soluzioni circolari”. Sarà necessario standardizzare le definizioni, migliorando le statistiche e sostenere ulteriori ricerche metodologiche;
  2. Ampliare le definizioni di valore e correggere i fallimenti del mercato attraverso politiche che riconoscano il valore ambientale e sociale”. CE suggerisce ad esempio sussidi per le riparazioni, incentivi fiscali per il riutilizzo e regole di approvvigionamento circolari;
  3. Promuovere la collaborazione intersettoriale per diffondere modelli di business circolari come il prodotto come servizio, le piattaforme di riutilizzo e la simbiosi industriale;
  4. Promuovere il “consumo basato sulle necessità integrando la sufficienza e la circolarità” in particolare “nell’istruzione, nella cultura e nella regolamentazione”. Sarà necessario perciò “rendere più attraenti il riutilizzo, la riparazione e la condivisione attraverso incentivi e campagne”.
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Credit Photo di Michal Jarmoluk

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I limiti della metodologia

Il report, come accennato, si basa sui data base impiegati per il Circularity Gap Report (CGR) e analizza sei settori dell’economia svedese: costruzioni, cibo, manifattura, estrazione, mobilità, consumi. Le perdite di valore a fine vita sono calcolate collegando i flussi di rifiuti ai settori e convertendo le tonnellate in valore monetario residuo. Il valore recuperato è stimato considerando i trattamenti dei rifiuti che generano ritorni economici (riciclo, energia, ecc.). Il valore non creato riguarda invece inefficienze, sprechi materiali, energetici, qualitativi e di durabilità lungo la catena. L’indicatore finale (“Value Gap”) combina valore non creato, perdite a fine vita e recupero per valutare l’ampiezza della perdita economica potenziale.

I limiti delle metodologia impiegata sono evidenziati dalla stessa Circle Economy e risiedono nella limitata disponibilità di dati sui flussi di materiali e sulle attività circolari: “Una migliore raccolta dei dati, metriche più efficaci per l’economia circolare e un maggiore rigore metodologico sono quindi essenziali per le analisi future e la progettazione delle politiche”, sottolinea il report.

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