venerdì, Febbraio 26, 2021

“Siamo troppo poco circolari per salvare il Pianeta”. I dati del Circularity Gap report 2021

Dal Circularity Gap Report 2021 emerge che l'attuale tasso di circolarità all'8,6% va almeno raddoppiato. Per rimanere sotto i 2°C di aumento di temperatura media globale, il sistema deve puntare su strategie circolari che reimmettano più materiali nell'economia. Da dove partire? Mobilità, abitazioni e nutrizione

Caterina Ambrosini
Caterina Ambrosini
Laureata in Gestione dell’ambiente e delle risorse naturali presso la Vrije Universiteit di Amsterdam con specializzazione in Biodiversità e valutazione dei servizi forniti dall'ecosistema. Da inizio 2020, collabora con l’Atlante Italiano dell’Economia Circolare nel lavoro di mappatura delle realtà nazionali e nella creazione di contenuti.

Ancora una volta Circle Economy, organizzazione dedicata ad accelerare la transizione verso un’economia circolare, presenta il suo studio annuale, Circularity Gap Report 2021, nel corso del World Economic Forum virtuale di Davos. La Circularity Gap Reporting Initiative si offre come punto di riferimento della ricerca sulla circolarità, misurando lo stato dell’economia globale e le potenzialità di una transizione verso un modello circolare.

Circolarità in calo rispetto al 2018

Il dato di partenza di ogni report è sempre lo stesso: quanto è circolare l’economia attuale? Il nuovo studio riporta che solo 8,6% dei materiali è reinserito nell’economia, una cifra più bassa rispetto al 9,1% misurato da Circle Economy nel suo primo report del 2018. Questo vuol dire che per il restante 91,4% l’economia globale persiste con una visione ‘produci-usa-getta’, che ha portato il consumo di materiali a toccare i 100 miliardi di tonnellate all’anno. “Usiamo sempre più cose e non le reinseriamo nella nostra economia – spiega Marc de Wit, Direttore Strategic Alliances presso Circle Economy e iniziatore del Circularity Gap Report – non siamo in grado di riportarle nell’economia, ecco perché tutti gli indicatori sono in rosso. Continuiamo a usare più cose, non siamo in grado di farle tornare indietro, di usarle più a lungo nella nostra economia, dobbiamo rallentare un po’ il ritmo. Usare meno per soddisfare i nostri bisogni”.

Materiali ed emissioni: una sfida aperta

A questo quadro si aggiunge il dato del surriscaldamento globale che non si arresta, il mondo è diventato già più caldo di 1°C rispetto ai livelli pre-industriali. La riflessione del Circularity Gap Report 2021 gira infatti intorno alla relazione molto stretta tra consumo di materiali ed emissioni di gas serra. Secondo i calcoli del report, il 70% delle emissioni sono da associare proprio all’uso e gestione dei materiali necessari a soddisfare le esigenze della società. L’analisi di Circle Economy conferma il ruolo centrale delle strategie di economia circolare: attuarle può significare tagliare le emissione del 39% rispetto ai livelli del 2019 (22,8 miliardi di tonnellate), facendo così in modo che l’aumento della temperatura media resti entro i 2°C. “Questo Circularity Gap Report per la prima volta non solo guarda alla circolarità in sé, ma a come la circolarità influenza altre questioni globali – interviene Matthew Fraser, alla guida del Circularity Gap Reporting Initiative -. L’economia circolare operante a livello globale ha il potenziale per colmare completamente il gap di emissioni: vuol dire che se adottiamo una roadmap con strategie di economia circolare, entro il 2032 possiamo raggiungere un percorso ben al di sotto dei 2°C. E raggiungere la neutralità”. Aumentando la circolarità del sistema globale del 7,7%, e quindi arrivando a un dato quasi doppio rispetto a quello attuale, si colmerebbe il gap di emissioni, ovvero il divario tra il livello delle emissioni previste per il 2030 e i livelli corrispondenti all’obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature entro i 2 o meglio 1,5° C. Proprio sul recente Emission Gap Report del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (United Nations Environmental Programme – Unep): “Stiamo percorrendo la strada che porta a un riscaldamento globale elevato – prosegue Fraser -: se guardiamo a dove saremo con il business-as-usual entro il 2030, gli impegni e le politiche attuali delle nazioni ci porteranno solo al 15% del percorso per stare sotto i 2 °C, il restante 85% è economia circolare”.

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Riprogettare la mobilità

Il report evidenzia tre settori che da soli producono il 70% delle emissioni globali: mobilità, abitazioni e nutrizione. Muoversi verso strategie circolari in queste tre aree porterebbe dei vantaggi importantissimi in termini di riduzione delle emissioni. Tra le tante attività economiche che generano emissioni di gas serra “la mobilità è la principale – spiega ancora Matthew Fraser – una cosa di cui ci siamo resi conto lo scorso anno, con il coronavirus e il lockdown, è che ridurre i viaggi può portare lontano in termini di riduzione delle emissioni. Il risparmio maggiore può derivare dal viaggiare di meno. Quello che attendiamo con ansia nella ripresa post Covid è pensare a modelli più permanenti di lavoro virtuale, spazi di lavoro flessibili, da remoto. Ma guardiamo anche a nuovi modelli di business: i modelli di condivisione stanno esplodendo nelle grandi città cambiando fondamentalmente le persone riguardo al possesso di auto”. Ma sicuramente il passo avanti in ottica circolare è ripensare l’intero modello: “Unirlo al design circolare di questi veicoli, se sono progettati per la longevità, la ripetibilità e la riciclabilità: questo è il punto di svolta” secondo Fraser.

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Ripensare l’abitare

Anche tutto ciò che è abitare secondo gli autori del Circularity Gap report 2021 deve essere ripensato, interrogandosi su come è possibile utilizzare meglio lo spazio. Una progettazione circolare deve guardare non solo allo smantellamento e alla riciclabilità, ma anche alla modularità e a come poter rendere gli spazi adattabili e funzionali in modi diversi. “Il report vuole capire come possiamo massimizzare l’uso di input secondari (materie prime seconde), l’uso di rifiuti, come chiudere il ciclo. È su questo che bisogna agire nei prossimi 10 anni. Ci sono molti esempi in tutto il mondo, si tratta di guidare l’innovazione nel settore e riprodurre in scala. L’ispirazione c’è, bisogna metterla in pratica”.

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Cambiare il modo di produrre e consumare cibo

Se si parla di emissioni e impatti non si può non nominare il settore alimentare. La catena alimentare che ci nutre ogni giorno è ormai globale e immensa, e a dover modificare le condotte sono sia i produttori sia i consumatori. “Se guardiamo ai Paesi occidentali, dobbiamo davvero ripensare ai nostri consumi, specialmente all’eccesso di consumo, a malattie come l’obesità e ai tassi di spreco alimentare superiori al 30%”. Secondo Fraser i maggiori produttori di cibo dovrebbero riflettere sull’utilizzo di pratiche come l’agricoltura rigenerativa capace di reimmettere costantemente carbonio nel suolo, creare biodiversità, costruire più diversità nell’economia locale.

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Misurare per migliorare

Con il suo annuale lavoro sullo stato dell’economia circolare globale, la Circularity Gap Reporting Initiative ha portato alla luce il potere dei dati: “Alcuni anni fa non sapevamo nemmeno quanto fossimo circolari. Ora siamo in grado di eseguire quell’analisi a livello di Paese, anche a livello regionale” racconta Fraser. La nuova iniziativa portata avanti da Circle Economy è una piattaforma online partecipata dove si dia vita ai dati. In questo modo non si riportano semplicemente numeri che gli attori locali possono analizzare per capire i loro progressi, ma questo strumento permetterà loro di imparare da altri grandi esempi stimolanti. La Circularity Gap Reporting Initiative ha l’obiettivo di andare oltre la sua ricerca, come racconta il direttore Marc de Wit: “Quello che cerchiamo di fare con il rapporto è di fotografare il quadro globale, come organizzazione lavoriamo con città in tutto il mondo, con nazioni e Stati. Ma siamo ispirati a fare molto di più in tutto il Pianeta”.

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