lunedì, Ottobre 26, 2020

Come l’Italia affronterà la sfida circolare

Se l'Europa mira a essere leader negli investimenti green, quale sarà il ruolo del nostro Paese? Sono tanti i fondi messi a disposizione dai vari ministeri. Ecco una lista delle principali opportunità per cittadini e imprese.

Antonio Carnevale
Antonio Carnevale
Nato a Roma, giornalista pubblicista dal 2012, autore radiofonico ed esperto di comunicazione e new media. Appassionato di sport, in particolare tennis e calcio, ama la musica, il cinema e le nuove tecnologie. Da qui nasce il suo impegno su StartupItalia! e Wired Italia, dove negli anni - spaziando tra startup, web, social network, piattaforme di intrattenimento digitale, robotica, nuove forme di mobilità, fintech ed economia circolare - si è occupato di analizzare i cambiamenti che le nuove tecnologie stanno portando nella nostra società e nella vita di tutti i giorni.

Lo sappiamo, la transizione da un modello di economia lineare a uno circolare, per un futuro più sostenibile, è sempre più urgente. Se l’Europa intende porsi a capofila di questa sfida, allo stesso tempo supporta i governi nazionali per stimolare la ricerca, gli investimenti e l’adozione di soluzioni innovative e sostenibili. In primis in campo industriale: la grande sfida che le imprese dovranno affrontare è quella di rispondere in modo adeguato ed efficace alle complesse dinamiche ambientali e sociali in corso, avviando una riconversione in termini circolari dei processi di produzione.

Leggi anche: L’economia circolare non esiste. Ma se ci crediamo cambierà il mondo

Interventi di questo tipo sono sempre più necessari in Italia: come si legge nel rapporto nazionale sull’economia circolare 2020, realizzato dal Circular Economy Network (Cen) e da Enea, l’Italia è tra le cinque principali economie europee per indice di circolarità economica, ma la transizione ecologica sembra aver subito un rallentamento, visto che gli occupati nell’economia circolare tra il 2008 e il 2017 sono diminuiti, anche a causa degli scarsi investimenti destinati all’avanzamento tecnologico.

L’Environmental Performance Index, cioè l’indice globale di sostenibilità ambientale, posiziona l’Italia al 20° posto, insieme a Repubblica Ceca e Malta. Un risultato che deve spronare a fare molto di più in termini di azioni concrete per favorire la sostenibilità ambientale.

A questo scopo, il governo italiano ha avviato una serie di interventi per supportare le imprese nella realizzazione di infrastrutture e impianti, nell’innovazione dei processi e nell’utilizzo di materiali e prodotti più durevoli, con una produzione di rifiuti ridotta al minimo, per favorire riuso e riciclo.

Di seguito una breve rassegna dei bandi ancora attivi.

Bando Mise per l’economia circolare

Definiti, più precisamente, “interventi agevolativi in favore di progetti di ricerca e sviluppo nell’ambito delle tematiche dell’economia circolare (green economy) e della riconversione produttiva”, si tratta di un sostegno alle imprese sotto forma di un finanziamento agevolato e un contributo diretto alla spesa.

Inseriti all’interno del decreto legge 34/2019 (il cosiddetto Decreto Crescita), convertito nella legge 58/2019, le agevolazioni sono indirizzate a tutte le piccole e medie imprese e i centri di ricerca che realizzeranno progetti di ricerca e di sviluppo innovativi per la riconversione dei processi produttivi, in particolare nel settore del manifatturiero.

Il valore è di circa 210 milioni di euro. Per stanziare tale somma, il Ministero dello Sviluppo Economico ha attinto dai 62 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) e i 155 milioni di euro del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI).

I progetti, della durata compresa tra i 12 e i 36 mesi, dovranno essere realizzati in Italia e prevedere un investimento non inferiore a 500mila euro e non superiore ai 2 milioni di euro.

Nello specifico, si parla di prototipi e modelli tecnologici integrati “finalizzati al rafforzamento dei percorsi di simbiosi industriale, attraverso la definizione di un approccio sistemico alla riduzione, riciclo e riuso degli scarti alimentari, allo sviluppo di sistemi di ciclo integrato delle acque e al riciclo delle materie prime”. L’attenzione sarà rivolta anche ai progetti che sperimenteranno nuovi modelli di packaging intelligente.

Un recente decreto del MiSE ha stabilito che le agevolazioni sono concesse sotto forma di finanziamento agevolato (dai fondi del FRI), entro il 50% dei costi ammissibili. Al finanziamento si aggiunge un’ulteriore agevolazione sotto forma di contributo diretto alla spesa (finanziati dal FSC) che va dal 20% delle spese per le imprese di micro e piccola dimensione, al 15% per le imprese di media dimensione, fino al 10% per le imprese di grande dimensione.

Dal 5 novembre sarà possibile presentare domanda per accedere ai finanziamenti. La domanda e la documentazione da allegare possono essere predisposte tramite una procedura di compilazione guidata disponibile dal 26 ottobre 2020.

Transizione 4.0

Il secondo importante provvedimento è il Piano Transizione 4.0 che, nelle intenzioni del governo italiano, rientra in una più ampia strategia di politica economica e industriale finalizzata all’innovazione e agli investimenti nell’ambito della green economy, come principali motori per la ripartenza del Paese. Non a caso, a differenza dei suoi predecessori (Impresa 4.0 e Industria 4.0), prevede una maggiore attenzione proprio agli investimenti green e alla sostenibilità.

In particolare, il Piano comporta un’iniezione di risorse per le imprese pari a circa 7 miliardi di euro, che andranno a finanziare maggiormente chi più investe in innovazione sostenibile, ricerca, sviluppo e formazione. Un occhio di riguardo anche per le attività di design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e moda, calzaturiero, occhialeria, orafo, mobile e arredo e della ceramica, nell’ottica di una maggiore valorizzazione del nostro made in italy.

Il bando prevede: un credito d’imposta (che può arrivare fino al 50% delle spese ammissibili o al limite massimo annuale di 30mila euro per le piccole imprese) per investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi; un credito per ricerca, sviluppo, innovazione e design, finalizzato a sostenere la competitività delle imprese e favorire i processi di transizione digitale e nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale; e infine un credito d’imposta formazione 4.0, per stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale, per avviare la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

Il credito si applica alle spese sostenute nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 e le imprese che intendono fruire dell’agevolazione sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico.

Altre risorse per ricerca e innovazione

Il Piano Transizione 4.0 non è l’unica misura a favore delle imprese prevista dal governo. Il Ministero per lo Sviluppo economico ha assunto infatti una serie di iniziative a favore delle imprese, dai voucher per gli innovation manager alla misura Beni Strumentali (più nota come Nuova Sabatini), fino agli interventi a sostegno dei progetti di Ricerca e Sviluppo nel campo della green economy, che integrano e, anzi, trovano in Transizione 4.0 una cornice ideale di riferimento definendo una politica economica e industriale nuova e orientata ad accelerare, almeno nelle intenzioni, quel trasferimento tecnologico avanzato di cui le aziende italiane hanno bisogno. Ecco un rapido excursus delle misure principali.

Fondi per Ipcei

Il governo italiano ha rifinanziato il Fondo Ipcei, acronimo che sta per Important Projects of Common European Interest, nato per la microelettronica ed esteso dalla manovra 2020. Il ministero dello Sviluppo economico ha stanziato 950 milioni all’interno del recente decreto Agosto per sbloccare una parte del lavoro già avviato.

È del 2018, infatti, il primo progetto promosso e finanziato dall’Italia, unitamente ad altri Stati membri della UE (Francia, Germania e Regno Unito), nel campo della microelettronica. Per l’Italia in particolare l’aiuto europeo era di 800 milioni, ma con la legge di bilancio 2019 il governo aveva stanziato solo una parte, 410 milioni, poi impegnati completamente per iniziative in cinque campi affidate a STMicroelectronics e Fondazione Bruno Kessler: chip efficienti sul piano energetico, semiconduttori di potenza, sensori intelligenti, attrezzatura ottica avanzata, materiali compositi.

La Commissione europea ha poi approvato, nel dicembre 2019 il primo Ipcei sulle tecnologie collegate allo sviluppo di batterie innovative, 572 milioni di aiuti per l’Italia. Entro il 2020 inoltre dovrebbe essere approvato un secondo Ipcei batterie che per l’Italia vale ulteriori 600 milioni, per un balzo avanti nella produzione di veicoli a trazione elettrica e nello stoccaggio di energia da fonti rinnovabili.

Questi 950 milioni, che si aggiungono ai 100 stanziati in legge di bilancio per il progetto Batterie, serviranno dunque per portare a compimento la dote sulla microelettronica e finanziare in parte il cosiddetto “progetto Batterie 1”. Bisognerà poi trovare nuove risorse per il “Batterie 2” e per i futuri progetti che riguarderanno le altre catene strategiche del valore individuate da Bruxelles: tecnologie a idrogeno, veicoli connessi, verdi e a guida autonoma, salute intelligente, industria a bassa emissione di carbonio, internet delle cose nell’industria, cybersecurity.

Al momento è possibile manifestare il proprio interesse presentando progetti di investimenti privati al MiSE nell’ambito di queste sei aree di intervento. L’invito a manifestare interesse non è accompagnato da alcun sostegno finanziario: il finanziamento del progetto, se selezionato dalle autorità italiane, potrebbe arrivare a coprire anche il 100% dei costi ammissibili.

Nuova Sabatini

Il governo nell’ultima Legge di Bilancio ha previsto anche il rifinanziamento, con 540 milioni fino al 2015, di una delle misure strategiche del Mise più nota come “Nuova Sabatini”.

La misura sostiene gli investimenti delle imprese che richiedono finanziamenti bancari per acquistare o acquisire in leasing macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali a uso produttivo e tecnologie digitali (hardware e software).

L’investimento minimo deve essere pari ad almeno 20mila euro, il massimo è 4 milioni di euro. Per finanziamenti di importo inferiore ai 200mila euro, il contributo viene erogato in un’unica soluzione, per migliorare le tempistiche di erogazione e snellire le procedure amministrative.

Inoltre, a seguito delle misure previste per contrastare l’emergenza epidemiologica Covid-19, il governo ha previsto la proroga al 31 gennaio 2021 del pagamento delle rate o dei canoni di leasing concessi e un’ulteriore proroga di sei mesi del termine per la realizzazione degli investimenti e per la trasmissione al Ministero della documentazione. Per effettuare la domanda è sufficiente accedere alla piattaforma informatica e compilare il modulo di domanda.

Contratti di sviluppo

I contratti di sviluppo per i programmi di tutela ambientale rappresentano uno strumento agevolativo per sostenere programmi di investimento produttivi strategici e innovativi per le aziende. In questo caso, l’incentivo è rivolto alle imprese che investono per ridurre i consumi energetici e le emissioni di gas.

Le risorse disponibili sono pari a 100 milioni di euro. L’investimento minimo è di 20 milioni di euro (7,5 milioni di euro per le attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli) e può essere realizzato nelle regioni Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.

Le agevolazioni sono concesse nella forma di finanziamento agevolato – nei limiti del 75% delle spese ammissibili – oppure come contributo in conto interessi, contributo a fondo perduto in conto impianti o contributo diretto alla spesa.

Le domande possono essere inviate esclusivamente online, attraverso la piattaforma dedicata sul sito di Invitalia, che gestisce i contratti di sviluppo sotto le direttive e il controllo del Ministero dello Sviluppo economico.

Nuovo bando Macchinari innovati

Il nuovo bando Macchinari innovativi è una misura destinata a micro, piccole e medie imprese e liberi professionisti. L’obiettivo è quello di sostenere gli investimenti innovativi delle aziende per l’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature e programmi informatici in grado di sostenere la trasformazione tecnologica dell’impresa e di rendere il processo produttivo più sostenibile, favorendo la transizione verso il paradigma dell’economia circolare.

I programmi di investimento devono prevedere spese non inferiori a euro 400mila euro e non superiori a tre milioni di euro e dovranno essere realizzati esclusivamente presso unità produttive localizzate nei territori delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Per finanziare questo strumento sono stati stanziati 265 milioni di euro: le domande di accesso alle agevolazioni, vanno inviate esclusivamente tramite l’apposita sezione del sito di Invitalia.

Voucher per consulenza in innovazione

Dal 18 maggio 2020 è possibile inoltrare, sempre sul sito di Invitalia, anche le domande per accedere ai voucher per la consulenza in innovazione.

L’agevolazione, che va da un massimo di 25mila euro per le imprese di medie dimensioni agli 80mila euro per le reti di imprese, favorisce l’introduzione in azienda di figure manageriali in grado di implementare le tecnologie abilitanti previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0, come big data o internet of things, per supportare i processi di innovazione, trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

Il recente decreto di agosto poi, ha destinato ulteriori 50 milioni di euro per garantire efficacia all’intervento, per il quale si prevede di adottare un nuovo bando nel 2021.

Digital transformation

A disposizione di micro, piccole e medie imprese ci sono 100 milioni di euro (stanziati attraverso il decreto Crescita) per progetti che favoriscano la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi.

I settori coinvolti sono quello manifatturiero e quello dei servizi diretti alle imprese, il settore turistico per le imprese impegnate nella digitalizzazione della fruizione dei beni culturali e quello del commercio. I progetti agevolabili devono prevedere spese non inferiori a 50mila e non superiori a 500mila euro. Attualmente si attende un provvedimento ministeriale che chiarisca modalità e termini di presentazione delle domande.

Fondo per la crescita sostenibile

Digitalizzazione e sostenibilità ambientale sono anche le parole d’ordine del bando, rifinanziato con 329 milioni di euro, a favore dei progetti delle imprese italiane nei settori Agenda digitale e Industria sostenibile.

L’investimento, mirato alla riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare, deve essere compreso tra i 5 e i 40 milioni di euro e verrà sostenuto da una combinazione tra contributo a fondo perduto e un finanziamento a tasso agevolato.

Per presentare i propri progetti è necessario compilare la domanda presente sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, nella sezione dedicata al Fondo per la crescita sostenibile.

Nella domanda deve essere specificato se i progetti di ricerca e sviluppo prevedono attività volte all’introduzione di modelli innovativi di economia circolare che potranno interessare le diverse fasi della catena del valore, e pertanto rientrano nella riserva del 20% prevista dal decreto 2 agosto 2019.

Agrifood, Fabbrica intelligente e Scienze della vita

L’intervento stanzia 190 milioni di euro per progetti relativi alle aree tecnologiche Fabbrica intelligente, Agrifood, Scienze della vita e Calcolo ad alte prestazioni. La misura vale 190 milioni e riserva 50 milioni di euro esclusivamente per le regioni svantaggiate del Sud Italia.

Le agevolazioni sono concesse in forma di contributo alla spesa e finanziamento agevolato, a fronte di investimenti compresi tra 5 e 40 milioni di euro. Le domande possono essere presentate dalle imprese di qualsiasi dimensione che esercitano attività industriali, agroindustriali, artigiane, di servizi all’industria, e dai centri di ricerca.

Lanciato nel novembre 2019, le risorse stanziate sono terminate dopo appena un giorno dall’apertura. Alla luce dell’interesse dimostrato, con decreto del 6 febbraio 2020, sono state incrementate di 71,2 milioni le risorse a disposizione per progetti realizzati nelle regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

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