lunedì, Ottobre 26, 2020

Recovery Fund, i soldi dell’Europa per una transizione circolare

Complice la crisi dovuta all’arrivo del Covid-19, sull’Italia è in arrivo una pioggia di miliardi. Da spendere subito, o quasi, e all’insegna della sostenibilità ambientale. Un quadro delle opportunità

Antonio Carnevale
Antonio Carnevale
Nato a Roma, giornalista pubblicista dal 2012, autore radiofonico ed esperto di comunicazione e new media. Appassionato di sport, in particolare tennis e calcio, ama la musica, il cinema e le nuove tecnologie. Da qui nasce il suo impegno su StartupItalia! e Wired Italia, dove negli anni - spaziando tra startup, web, social network, piattaforme di intrattenimento digitale, robotica, nuove forme di mobilità, fintech ed economia circolare - si è occupato di analizzare i cambiamenti che le nuove tecnologie stanno portando nella nostra società e nella vita di tutti i giorni.

La soluzione alla crisi climatica in atto? L’economia circolare. Per questo le istituzioni europee hanno deciso di porre ambiente e clima al centro dei piani di ripresa economica a seguito della pandemia da coronavirus, attraverso una correlazione non più rinviabile. Del resto, la cornice economica europea post Covid-19 offre un’opportunità unica per accelerare la transizione verso un’economia green, investendo nella necessaria trasformazione e garantendo che ciò avvenga in modo giusto e socialmente equo.

Leggi anche: L’economia circolare non esiste. Ma se ci crediamo cambierà il mondo

Sono diversi i progetti finanziati, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e con il Green Deal europeo – il piano presentato a dicembre del 2019 (e finanziato con circa 1000 miliardi fino al 2027) per compiere la transizione verso un’economia più verde e inclusiva e far sì che l’Europa diventi il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.

Ecco i principali.

Next Generation EU: Recovery Plan E React EU

Il piano Next Generation EU – meglio noto come Recovery Fund – punta a mobilitare 750 miliardi di euro sull’intero continente, potenziando il budget per attuare le politiche ritenute necessarie a contenere gli impatti economico-sociali della crisi sanitaria Covid-19 e avviare la ripresa. Una grande sfida attende l’Italia nei prossimi anni.

Il nostro Paese infatti riceverà circa 208 miliardi di euro dal Recovery Fund, la quota maggiore tra i Paesi membri, e risulta il primo beneficiario delle risorse previste a carico dell’intero Fondo Next Generation EU, con una quota pari al 28% del totale. Avremo a disposizione circa 81 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto, cui si aggiungono 127 miliardi di euro di prestiti.

Queste risorse dovranno essere investite in quelli che vengono definiti i “cluster” di intervento: digitalizzazione e innovazione; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione e formazione; equità, inclusione sociale e territoriale; salute.

Il 37% delle risorse assegnate all’Italia deve finanziare investimenti green: si va dalla decarbonizzazione dei trasporti al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, dagli investimenti in economia circolare alla gestione integrata del ciclo delle acque. La transizione ecologica però attraversa trasversalmente tutte le sei aree principali di azione, che hanno proprio come comune denominatore l’ambiente.

La sostenibilità ambientale dunque, nell’intenzione delle istituzioni comunitarie, non è soltanto un cluster ma un criterio trasversale di valutazione, attraverso cui è fondamentale valutare anche l’impatto degli altri progetti.

Le misure finanziate dovranno essere approvate da Bruxelles in base ai quattro parametri base per la valutazione – coerenza interna dei piani, rispondenza al Pnr e alle raccomandazioni della Commissione e impatto sulla finanza pubblica – e alle linee guida dell’Ue.

Ma nei prossimi tre anni il nostro Paese sarà chiamato non soltanto a presentare dei progetti seri e coerenti con gli obiettivi generali europei nel campo dell’innovazione, della green economy, dell’istruzione e della sanità. Tra vecchi fondi strutturali non spesi e nuovi fondi in arrivo, l’Italia avrà a disposizione circa 120 miliardi di euro di fondi europei da spendere.

Alle vecchie risorse della programmazione 2014-2020 – 45 miliardi residui – si aggiungono infatti le due voci dei nuovi fondi del Next Generation EU. I primi, più cospicui, sono quelli del Recovery Fund: 65 miliardi di euro, di cui due terzi da spendere tra il 2021 e il 2022 e i restanti nel 2023. Infine, ci sono i 10-12 miliardi che l’Italia riceverà dal “React EU”, il piano per le politiche di coesione regionale, che vale in tutto circa 50 miliardi. A breve si conosceranno gli importi esatti: i fondi potranno essere spesi dal primo gennaio. Tutti questi soldi vanno spesi entro il 2023. Un margine risicatissimo se pensiamo che tra il 2014 e il 2020 l’Italia è riuscita a spendere solo 28 dei 72 miliardi messi a disposizione dall’Ue. Come dire: rimbocchiamoci le maniche.

Programma Life 2021-2027

Nel 2015 la Commissione europea ha adottato un piano d’azione per contribuire ad accelerare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare, stimolare la competitività a livello mondiale, promuovere una crescita economica sostenibile e creare nuovi posti di lavoro.

Il piano d’azione definisce 54 misure per “chiudere il cerchio” del ciclo di vita dei prodotti: dalla produzione e dal consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie. Inoltre individua cinque settori prioritari per accelerare la transizione lungo la loro catena del valore: materie plastiche, rifiuti alimentari, materie prime essenziali, costruzione e demolizione, biomassa e materiali biologici. La transizione è sostenuta finanziariamente dai Fondi strutturali e di investimento europei, da Horizon 2020, dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e dal programma Life. Quest’ultimo è lo strumento di finanziamento dell’Ue per l’ambiente e l’azione per il clima. Nato nel 1992, nel periodo di finanziamento 2014-2020 ha distribuito 3,4 miliardi di euro di finanziamenti e da poco è stato annunciato il piano di investimenti 2021-2027.

L’Unione Europea intende stanziare ben 5,45 miliardi di euro per Life 2021-2027, aumentando i fondi di 1,95 miliardi di euro rispetto al periodo 2014-2020. Inoltre la Commissione ha proposto che almeno il 25% della spesa Ue di tutti i programmi venga destinato al raggiungimento di obiettivi climatici.

Il nuovo Programma Life 2021-2027 comprenderà principalmente due settori di intervento – Ambiente e Azione per il clima – e quattro sottoprogrammi: Natura e biodiversità (2,150 miliardi di euro); Economia circolare e qualità della vita (1,350 miliardi); Mitigazione dei cambiamenti cimatici e adattamento (950 milioni); Transizione all’energia pulita (1 miliardo).

Green Deal Call

Va sottolineato che le spese dell’Unione Europea saranno vincolate al principio del “do no harm”: non potranno cioè finanziare attività o progetti che abbiano impatti negativi su clima e ambiente.

All’interno della nuova strategia verde europea acquista un ruolo importante anche questo bando da un miliardo di euro, lanciato all’interno del progetto Horizon 2020. L’obiettivo dichiarato è quello di «trasformare le sfide ambientali in opportunità di innovazione», attraverso ricerche e progetti innovativi in grado di affrontare il cambiamento climatico e proteggere la biodiversità europea.

Diverse le aree tematiche su cui dovranno concentrarsi i progetti finanziati, tra cui la produzione di energia pulita e rinnovabile, lo sviluppo dell’economia circolare per l’industria, l’efficienza energetica degli edifici e una mobilità sostenibile e smart.

Fondi batterie green

La produzione di batterie riveste un interesse strategico per l’economia europea. Ecco perché Bruxelles ha deciso che sette Stati membri (Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia e Svezia) potranno erogare sino al 2031 finanziamenti fino a circa 3,2 miliardi di euro a favore di quei soggetti che presenteranno progetti in merito.

L’obiettivo è quello di innescare una crescita in termini di mobilità pulita e di energia, creazione di posti di lavoro, sostenibilità e competitività. Inoltre ci si aspetta che il via libera possa mobilitare 5 miliardi di euro supplementari di investimenti privati. Il completamento del progetto nel suo insieme è previsto per il 2031.

L’Italia investirà circa 572 milioni nell’ambito dell’iniziativa Ipcei. Una quota significativa degli utili aggiuntivi realizzati dai partecipanti al progetto sarà condivisa con i contribuenti mediante un meccanismo di recupero. Questo significa che, se i progetti si riveleranno efficaci generando entrate nette supplementari al di là delle proiezioni, le imprese restituiranno ai rispettivi Stati membri una parte del denaro pubblico ricevuto.

Bando Shift2Rail 2020

Sempre all’interno di Horizon 2020 si inserisce il nuovo bando per finanziare interventi innovativi nel settore del trasporto ferroviario. Il bando Shift2Rail 2020 vale oltre 75 milioni di euro e mira a favorire l’implementazione del Green Deal europeo nel settore del trasporto su rotaia. Il bando è scaduto ad aprile 2020 ma l’adozione di nuove soluzioni nel settore dei trasporti ferroviari rientra a pieno titolo nelle azioni previste dall’agenda sostenibile dell’Unione europea.

La transizione verso un modello a zero emissioni di gas a effetto serra in Europa passa infatti per le soluzioni su rotaia. Il settore dei trasporti è responsabile di un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell’Ue e il loro impatto è in continua crescita. L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni del 90% entro il 2050.

Se il trasporto su strada rappresenta i tre quarti (72%) delle emissioni di gas a effetto serra dell’intero settore mobilità, i treni incidono per appena lo 0,5%. Non a caso una delle priorità individuate è quella di spostare su treno buona parte del trasporto oggi affidato a gomma e nave (circa il 75%). Tanto che la Commissione Ue propone di fare del 2021 l’anno europeo della ferrovia. Una mossa che consentirà, tra le altre cose, di migliorare e ampliare i servizi, rendendo più attrattivi i viaggi in treno così da incentivarne l’utilizzo.

Il meccanismo per Collegare L’Europa (CEF)

La Commissione Europea si è impegnata a contribuire allo sviluppo di sistemi intelligenti di gestione del traffico e di soluzioni di mobilità multimodale automatizzata e connessa attraverso alcuni strumenti di finanziamento, come il meccanismo per collegare l’Europa (CEF).

A seguito dell’investimento di 2,2 miliardi di euro in 140 progetti chiave nel settore dei trasporti per stimolare la ripresa verde, annunciato dalla Commissione europea il 16 luglio 2020, l’UE dovrebbe finanziare con ulteriori 54 milioni di euro cinque progetti che mirano a offrire nuovi servizi di mobilità sostenibile, più sicuri e in grado di ridurre il traffico e l’inquinamento, in particolare nelle aree urbane.

I progetti selezionati riguardano la messa in circolazione di autobus più puliti e l’installazione di infrastrutture per la ricarica a Parigi e Barcellona, la costruzione di 255 nuove stazioni per la ricarica elettrica lungo le strade italiane e l’installazione del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS) su 238 veicoli ferroviari nel Baden-Württemberg, in Germania.

Il meccanismo consente di mobilitare finanziamenti privati supplementari per i progetti, oltre al sostegno dell’UE. Complessivamente, ad oggi, il CEF ha sostenuto 932 progetti, per un totale di circa 23 miliardi di euro.

Azioni urbane innovative

Sono 11 i nuovi progetti che riceveranno i finanziamenti Ue nell’ambito dei progetti sulle cosiddette Azioni Urbane Innovative (UIA). I progetti selezionati per il periodo 2014-2020 offrono una serie di soluzioni innovative per rendere più sicure le città, migliorare la qualità dell’aria, sviluppare l’economia circolare, affrontare la povertà urbana e sfruttare al meglio la transizione digitale. Per sviluppare le proprie idee riceveranno oltre 45 milioni di euro dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, in attesa che venga definita la programmazione dell’iniziativa urbana europea 2021-2027.

Lotta alla plastica

Attraverso il programma Horizon 2020 l’Unione Europea ha messo a disposizione anche circa 130 milioni di euro per le ultime call dedicate all’economia circolare terminate a febbraio scorso. Nell’ultima tranche i finanziamenti si sono concentrati su un numero ridotto di temi considerati cruciali, dalla riduzione dei rifiuti in plastica allo sviluppo di sistemi circolari nei settori della plastica, del tessile e dell’arredamento, fino alle materie prime e al riciclaggio di materiali compositi e multistrato.

 

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