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domenica, Febbraio 25, 2024

Il consorzio francese Refashion: “Noi apripista sull’EPR per il tessile, ma resta tanto da fare”

La Francia è la prima nazione europea ad aver adottato la responsabilità estesa del produttore nel tessile. A occuparsi della raccolta e gestione del fine vita è il consorzio Refashion, che a EconomiaCircolare.com spiega come funziona il sistema francese e quali sono i prossimi obiettivi. Parla la direttrice del consorzio, Maud Hardy

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Se in Europa si sono accesi solo recentemente i riflettori sulla responsabilità estesa del produttore nel settore del tessile, la Francia da quindici anni attua il principio secondo cui, anche in questo ambito, a essere responsabile del fine vita debba essere chi produce i beni. È del 2007, infatti, la legge con cui Parigi ha introdotto un sistema di responsabilità estesa del produttore nel tessile, dando vita a un unico consorzio, Refashion, per gestire la raccolta dei prodotti tessili e del calzaturiero a fine vita.

Come conseguenza dell’intervento normativo, dal 2014 il tasso di raccolta in Francia è aumentato del 40%. Sul territorio ci sono 44.830 punti di raccolta e 66 centri di smistamento convenzionati con Refashion. Nel 2022, su  circa 260 mila tonnellate di prodotti tessili raccolti, il 59,5% è stato riutilizzato, il 31,3% riciclato e l’8,7% valorizzato energeticamente (termovalorizzazione o combustibili solidi) e lo 0,5 incenerito o inviato in discarica.

Nonostante i risultati positivi, si parla tuttavia del 38% del totale dei prodotti tessili immessi nel mercato francese: lo spazio di miglioramento è ancora enorme e questo sarà l’obiettivo di Refashion nei prossimi anni. Raggiunto da EconomiaCircolare.com, la direttrice del consorzio, Maud Hardy, spiega nel dettaglio il funzionamento del sistema EPR francese e come questo si integri con le normative europee.

Leggi anche lo speciale EPR per i rifiutili tessili

Direttore Hardy, come è stata accolta in Francia la proposta della Commissione europea del 5 luglio 2023, che modifica la Direttiva quadro sui rifiuti?

In qualità di prima e – ancora oggi – unica organizzazione di responsabilità estesa del produttore per il settore tessile e calzaturiero in Europa, Refashion accoglie con grande favore la proposta della Commissione europea di modificare la Direttiva quadro sui rifiuti e stabilire schemi EPR obbligatori per il settore tessile e calzaturiero in tutti gli Stati membri. Poiché questo schema EPR è già pienamente in vigore in Francia dal 2009, si prevede che la proposta avrà un impatto limitato nel nostro Paese. Tuttavia, la Francia vuole assicurarsi che l’armonizzazione tra i vari Paesi Ue non crei confusione per i marchi e che vengano messi in atto meccanismi di sostegno appropriati, in particolare per i soggetti più piccoli, in modo da aiutarli ad adempiere ai loro obblighi futuri.

Inoltre, Refashion ha individuato alcuni punti da approfondire e presenterà alla Commissione europea le sue considerazioni nelle prossime settimane. Queste includono: la necessità di una maggiore chiarezza sui criteri di eco-contribuzione ed eco-modulazione, che dovrebbero essere chiaramente basati sul Regolamento ESPR sulla progettazione ecocompatibile; la richiesta di istituire un registro centralizzato a livello europeo per garantire che i marchi non siano obbligati a registrazione separata in tutti gli Stati membri; una maggior precisione nella definizione di “end of waste” dei prodotti tessili e ulteriori indicazioni sul ruolo preferenziale garantito per le imprese sociali nella raccolta dei rifiuti tessili.

Qual è il campo di applicazione dell’EPR per il settore tessile in Francia? È limitato agli abiti o comprende anche scarpe e accessori tessili sanitari e per la casa, articoli invenduti e rifiuti pre-consumo? Prima dell’EPR, c’era già un meccanismo di raccolta differenziata per rifiuti tessili?

L’EPR in Francia copre indumenti usati, calzature e biancheria per la casa. Non comprende i prodotti tessili professionali e sanitari né rifiuti pre-consumo. Prima dell’implementazione dell’EPR nel settore tessile e calzaturiero, in Francia la raccolta per il riuso è stata effettuata dalle organizzazioni con scopi sociali, come nel resto dei Paesi dell’Unione europea.

La proposta di revisione della Direttiva quadro sui rifiuti è più o meno uguale allo schema EPR francese. Tuttavia, Refashion sta pensando di chiedere alla Commissione europea di includere i prodotti tessili professionali nell’ambito dei prodotti coperti dalla normativa sulla responsabilità estesa del produttore.

L’EPR prevede un prelievo obbligatorio nei negozi? Se sì, come sta andando? È attualmente in corso?

No, il sistema EPR francese attualmente non rende obbligatorio il ritiro nei negozi al dettaglio perché ci sono già più di 45.000 punti di raccolta disponibili per i cittadini francesi per consegnare gli indumenti, la biancheria intima e le calzature usate. Inoltre, un numero crescente di marchi sta offrendo questo servizio nei loro negozi al dettaglio.

I distributori rientrano nella categoria EPR dei “produttori”?

Sì, sono inclusi nella categoria di produttori e quindi soggetti alle norme sulla responsabilità estesa.

Leggi anche: L’EPR tessile olandese ai nastri di partenza: “Nel 2030 riutilizzo e riciclo al 75%”

L’attuale EPR stabilisce obiettivi diversi per il riutilizzo e il riciclo?

La ultime indicazioni del governo per il periodo 2023-2028 stabiliscono i seguenti obiettivi:

–      obiettivo di raccolta del 60% entro il 2028;

–      recupero del 99,5% delle quantità selezionate (e quindi 0,5% di stoccaggio o smaltimento senza recupero di energia);

–      riciclo dell’80% dei prodotti tessili non riutilizzabili entro il 2028.

A questi si aggiungono nuovi obiettivi in termini di eco-modulazioni, riparazione, riutilizzo, comunicazione e investimenti in ricerca e sviluppo.

In che modo l’EPR bilancia ambiente e mercato, ovvero gli obiettivi pubblici di una gestione sostenibile dei rifiuti con gli interessi privati (guadagnare il massimo dai rifiuti)?

Questo equilibrio tra le esigenze ambientali e di mercato è al centro dell’azione di Refashion e continuerà ad esserlo con un’attenzione ancora maggiore in seguito alle nuove indicazioni. L’obiettivo di Refashion, così come quello del governo francese, è di aumentare la quota di tessuti riciclati in Francia e in Europa, attraverso lo sviluppo di impianti di riciclo industriale su larga scala.

Poiché il mercato del riciclo non è ancora del tutto maturo, Refashion ha il potere di intervenire e offrire incentivi finanziari ai marchi e alle aziende di trattamento e riciclo, per rendere il riciclo una soluzione economicamente valida. Tra questi c’è un incentivo per l’incorporazione di materiale riciclato nella produzione di nuovi abiti e un sostegno a chi si occupa del riciclo.

Come viene garantito che anche le vendite su piattaforme online siano soggette al regime EPR?

C’è l’obbligo di includere un numero di identificazione univoco nei termini e nelle condizioni generali di vendita come prova della conformità dei produttori alle normative EPR.

Leggi anche: Decreto EPR tessili, i Consorzi pressano il ministero: “Accelerare”

Chi è il proprietario dei rifiuti raccolti?

I rifiuti tessili e calzaturieri sono di proprietà degli operatori della raccolta.

A quanto ammonta il contributo ambientale?

Ogni anno, Refashion stabilisce il budget necessario a finanziare tutte le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi dello schema ERP. Poi, insieme al consiglio di amministrazione, individua il contributo da versare da parte delle aziende per ogni categoria di prodotto.

© Riproduzione riservata

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