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sabato, Dicembre 5, 2020

Dalla Banca Europea un miliardo di euro per la lotta al cambiamento climatico

Nessun supporto economico a impianti fossili ad alto impatto ambientale e alla creazione di nuovi aeroporti: per rispettare gli accordi di Parigi sul clima la Bei traccia una roadmap degli investimenti da qui al 2030. E mostra di voler privilegiare il modello dell’economia circolare

Economia Circolare
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Redazione EconomiaCircolare.com

Nessuno spazio di manovra per possibili ampliamenti degli aeroporti e, soprattutto, nessun finanziamento per progetti basati sulle fonti fossili ad alto impatto ambientale: così la Banca Europea per gli Investimenti traccia i le proprie priorità da qui al 2030. L’obiettivo, certamente ambizioso, è la trasformazione da “banca dell’Unione Europea che sostiene il clima” alla “banca europea per il clima”. Per attuare questo proposito la Bei ha pubblicato il documentoClimate Band Roadmap”, che descrive le modalità e le strategie attraverso le quali il gruppo intende realizzare i propri piani. E un ruolo di primo piano, in questo scenario, lo assume l’economia circolare.

Per una transizione giusta

La premessa, d’obbligo, è il quadro normativo nel quale vengono prese le decisioni che avranno un impatto non solo sul Vecchio Continente ma sull’intero mondo. Il consiglio di amministrazione della Banca Europea per gli Investimenti da tempo si è impegnato ad “allineare tutte le sue attività di finanziamento ai principi e agli obiettivi dell’Accordo di Parigi entro la fine del 2020”. Ciò implica che per poter ottenere i soldi dall’istituto finanziario non solo si deve restare allineati agli obiettivi di adattamento e dell’aumento delle temperature previsti nel 2015 – limitare al di sotto dei 2 gradi Celsius il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale, puntando a un aumento massimo della temperatura pari a 1,5 gradi Celsius -, ma si deve essere “coerenti con percorsi verso uno sviluppo a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima”. Da parte propria, l’Unione Europea si è impegnata a ridurre in modo significativo le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 e a raggiungere la carbon neutrality entro il 2050. “Nonostante la chiarezza del percorso complessivo verso la neutralità climatica – chiosa la Bei – ogni singola operazione richiede un’interpretazione specifica”. Ecco perché nel documento di 132 pagine la Bei, che alla fine del 2019 gestisce un portafoglio di circa 7.500 operazioni e un’esposizione complessiva di circa 560 miliardi di euro di cui 65 miliardi in 106 Paesi fuori dal perimetro europeo, si impegna a garantire una transizione ecologica che sia “giusta” e che possa riconoscere “resilienza economica, uguaglianza di genere, sostegno alle fragilità e gestione delle migrazioni”.

Gli strumenti messi in campo

Come ottenere tutto ciò? Lo strumento principale sul quale si punta è l’introduzione di un sistema di valutazione del rischio climatico – il Climate Risk Assessment system, sintetizzato con l’acronimo CRA – per fornire “una valutazione sistema del rischio climatico nell’erogazione di un credito diretto, basandosi su dati climatici affidabili”. Per far comprendere meglio il sistema la Bei illustra una manciata di esempi, tutti direttamente presi dall’economia circolare. Ad esempio potranno essere finanziati progetti per “riqualificare ex miniere di lignite a cielo aperto”, progetti che consentono “una ristrutturazione dei sistemi di acque reflue regionali” o che garantiscono “rinnovamento urbano nelle città dipendenti dall’industria fossile”. Proprio sulle fonti fossili, e sull’economia lineare della quale sono figlie nel modello di sfruttamento delle risorse naturali che con esse viene perpetuato, la Bei pone un importante chiarimento.

LEGGI LO SPECIALE SULLA FINANZA SOSTENIBILE

“Verrà ritirato ogni supporto – scrive la Banca Europea per gli Investimenti – da qualsiasi nuovo progetto basato sul tradizionale processo ad alto tenore di carbonio (e senza tecnologie di abbattimento). Nel caso di impianti convenzionali già esistenti, il gruppo Bei sosterrà progetti di efficienza energetica, disinquinamento o economia circolare”, sempre con l’obiettivo per il settore di operare su una base di zero emissioni nette entro il 2050. Inoltre “il gruppo Bei continuerà a sostenere la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione in generale. Tuttavia il supporto verrà ritirato dalle attività che non rientrano nel quadro delineato in precedenza”. Anche nell’agricoltura verranno sostenute attività a bassa produzione di carbonio e che possano garantire un alto livello di biodiversità; “inoltre, data l’importanza del bestiame come fonte di emissioni, il gruppo Bei fornirà sostegno alle industrie di carne e di latticini che adottino metodi di allevamento sostenibili che contribuiscono a migliorare l’efficienza delle emissioni di gas serra”.

Niente fondi a nuovi aeroporti

Non poteva mancare, dopo una pandemia che ha segnato, segna e segnerà le nostre esistenze, un quadro aggiornato ai tempi del Covid-19. Ecco dunque che l’istituto finanziario stabilisce che non supporterà più la creazione di nuovi aeroporti o l’ampliamento di quelli esistenti, per concentrarsi invece “sul miglioramento della capacità aeroportuale esistente, dalla sicurezza alla razionalizzazione, per garantire resilienza e decarbonizzazione”. Per quanto riguarda le infrastrutture viarie la Bei invece, forse consapevole della necessità di far coincidere tutela ambientale e ripresa economica, non chiude del tutto le porte a nuove strade e a nuovi maxi progetti, con la specificazione che “continuerà a sostenere progetti volti a migliorare i flussi di traffico esistenti, progetti di riabilitazione o progetti con forti elementi di sicurezza”. Un po’ poco, forse, per il necessario supporto alle nuove forme di mobilità che nelle nostre città fanno ancora fatica a diventare d’uso quotidiano. In ogni caso la Banca Europea per gli Investimenti lascia margini di manovra nel proprio piano. Entro la fine del 2021 verrà definito un primo quadro dell’attuazione della Climate Bank Roadmap, che verrà esposto annualmente agli organi direttivi della Bei, mentre una prima valutazione si avrà nel 2024 “in vista di revisioni o modifiche per i successivi periodi di attuazione”.

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