martedì, Aprile 20, 2021

Il sorpasso dell’artificiale sulla materia vivente. Il Cnr: “Serve una svolta circolare”

La massa antropica ha superato la biomassa vivente: è il dato che più colpisce nella ricerca pubblicata sulla rivista Nature dall'Istituto israeliano Weizmann per le Scienze. Soltanto gli oggetti in plastica pesano il doppio di tutti gli animali del mondo. “Creare sempre nuovi oggetti ha un’impronta climatica importante”

Andrea Turco
Andrea Turco
Giornalista freelance. Ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane - I Quaderni de L’Ora, radio100passi, Palermo Repubblica, MeridioNews - e nazionali. Nel 2014 ha pubblicato il libro inchiesta “Fate il loro gioco, la Sicilia dell’azzardo” e nel 2018 l'ibrido narrativo “La città a sei zampe”, che racconta la chiusura della raffineria di Gela da parte dell’Eni. Si occupa prevalentemente di ambiente e temi sociali.

Parafrasando Shakespeare, ci sono più cose in cielo e in terra che esseri viventi. Un’altra notizia tutt’altro che confortante in questo 2020 già contrassegnato dalla pandemia Covid-19: la massa dei materiali prodotti dall’uomo ha superato la biomassa vivente, composta dal mondo animale e vegetale. La scoperta si deve alla ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature dal gruppo dell’Istituto israeliano Weizmann per le Scienze coordinato dal biologo Ron Milo. Secondo la stima del centro di ricerca la massa dei materiali costruiti dall’uomo, definita “massa antropica”, ammonta a circa 1.100 miliardi di tonnellate, mentre la biomassa vivente è pari a circa 1.000 miliardi di tonnellate. Nonostante il rallentamento della produzione a livello mondiale, dovuto alla crisi sanitaria in corso, l’era dell’Antropocene – teorizzata nei primi anni Duemila dal premio Nobel per la Chimica Paul Crutzen – continua a segnare il suo dominio e a modificare la vita del Pianeta in cui viviamo. Soltanto la plastica, da sola, sovrasta tutti gli animali esistenti. Di più, li doppia: tutti gli oggetti in plastica esistenti attualmente pesano 8 miliardi di tonnellate, a fronte dei 4 miliardi di tonnellate raggiunti dagli organismi viventi.

Gli umani pesano poco ma incidono molto

“Scopriamo che la Terra è esattamente nel punto di incrocio – si legge nell’abstract dello studio -. Nell’anno 2020 la massa antropica, che recentemente è raddoppiata all’incirca ogni 20 anni, supererà tutta la biomassa vivente globale. In media, per ogni persona nel globo ogni settimana viene prodotta una massa antropica pari a più del suo peso corporeo. Questa quantificazione dell’impresa umana fornisce una caratterizzazione quantitativa e simbolica basata sulla massa dell’epoca dell’Antropocene indotta dall’uomo”. Già nel 2018, d’altra parte, gli stessi ricercatori avevano redatto un altro studio, intitolato “La distribuzione della biomassa sulla Terra” e pubblicato sulla rivista Pnas, dove sottolineavano un analogo allarme, rimasto inascoltato. Con un dato che, oggi come allora, fa davvero riflettere: l’umanità in termini di peso rappresenta lo 0,01% degli esseri viventi e, allo stesso tempo, incide enormemente sugli equilibri di ogni ecosistema. Basti pensare che dalla comparsa dell’uomo ad oggi la massa degli animali terrestri è stata ridotta a un settimo e ci sono 20 volte più mammiferi domestici che selvatici. Per tornare al nuovo studio, è importante specificare che la massa calcolata dal centro di ricerca israeliano viene pesata al netto del suo contenuto d’acqua, come se fosse completamente secca. Se aggiungiamo la massa umida, il momento del sorpasso della massa materiale sulla biomassa vivente andrebbe addirittura anticipato al 2013.

Cosa produciamo di più?

In cima alla lista delle nostre produzioni c’è il cemento (40% del totale), cresciuto soprattutto a partire dagli anni ‘50, cui va aggiunta una quota equivalente di sabbia e pietrisco usati come base per strade ed edifici. Il restante 20% è composto da metalli (acciaio in primis), asfalto (la sua diffusione è cresciuta soprattutto dagli anni ‘60), mattoni, legno, vetro e plastica. Si tratta, come è facile notare, dei simboli più evidenti di quell’economia lineare che più volte, anche su questo giornale, abbiamo definito insostenibile.

A incidere maggiormente sulla riduzione degli spazi destinati all’agricoltura, dimezzati in soli 400 anni, è stata soprattutto la cementificazione del suolo e, più in generale, l’abbattimento delle foreste. Se alla massa degli oggetti attualmente in uso, poi, aggiungiamo quella dei nostri rifiuti, dobbiamo tenere conto di altri 100 miliardi di tonnellate, sempre secondo i calcoli effettuati dall’Istituto Weizmann. L’aumento della massa di tutto ciò che è artificiale si ripercuote, poi, a livello ambientale.

Più cose significa più inquinamento

La fabbricazione di manufatti a getto continuo ha un inevitabile impatto sulla vita del e nel Pianeta, come fa notare Beniamino Gioli, ricercatore dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. “Produrre sempre nuovi beni e aumentare la quantità di massa degli oggetti costruiti dall’uomo ha infatti una impronta climatica importante, con le emissioni dirette e indirette di gas serra – spiega ad EconomiaCircolare.com -. Il superamento della massa artificiale rispetto a quella biologica è una cifra certamente simbolica, ma che dà un’idea dell’impatto delle attività dell’uomo che trasformano la vita così come la conosciamo. Fa riflettere poi il fatto che a incidere sia non tanto il peso dell’essere umano, seppure in crescendo ma comunque infinitesimale rispetto alla biomassa di oceani e foreste, quanto quello dei processi industriali che esso mette in campo, con la produzione di elementi mediante processi artificiali”.

È l’incessante e inarrestabile produzione di oggetti, cose e materiali che può portare al collasso. Cambiare il paradigma della società diventa fondamentale, ora più che mai. “Alla fine quel che più conta è un modello di sviluppo ancora basato sui combustibili fossili, con un’impronta di carbonio significativa – osserva Gioli -. Per cui cercare di spostare la produzione, senza perdere servizi e funzionalità, dalla componente antropogenica a quella biogenica può essere una delle strade da percorrere, che comunque rimangono molteplici. Si pensi alla bioedilizia, con l’introduzione di materiali legnosi al posto di quelli a base di cemento: il legno è un prodotto che viene dalla biosfera, cresciuto attraverso un processo naturale di fotosintesi in cui la CO2 non solo non viene emessa ma viene assorbita, in sostituzione di un prodotto come il cemento che invece è molto energivoro e quindi ha bisogno di molte emissioni per essere prodotto”.

Oppure si pensi alle potenzialità enormi del riuso e del riutilizzo. “Tutto ciò che va verso l’economia circolare, verso una circolarità delle risorse che non aumenti ulteriormente lo stock di massa antropogenica è fondamentale – dice ancora il ricercatore del Cnr -. Non solo perché questo stock prima o poi dovrà essere fermato, ma perché bisognerà poi pure smaltirlo. Più produci, più crei rifiuti. Bisogna invece puntare a chiudere i cicli, dall’energia ai materiali, per ottenere un obiettivo win-win. Da una parte diminuire l’impronta climatica e dall’altra ridurre l’utilizzo delle fonti fossili”.

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