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sabato, Dicembre 5, 2020

Cosa resterà dopo il Covid? La risposta è resiliente e circolare

All'edizione 2020 del World Circular Economy Forum, organizzata dal fondo finlandese Sitra il 29 e il 30 settembre, si è affrontato il tema del mondo dopo la pandemia. “Le partnership sono necessarie, non puoi fare le cose da solo"

Caterina Ambrosini
Caterina Ambrosini
Laureata in Gestione dell’ambiente e delle risorse naturali presso la Vrije Universiteit di Amsterdam con specializzazione in Biodiversità e valutazione dei servizi forniti dall'ecosistema. Da inizio 2020, collabora con l’Atlante Italiano dell’Economia Circolare nel lavoro di mappatura delle realtà nazionali e nella creazione di contenuti.

Norme, finanziamenti, partnership e scenari post-pandemia. Questi i temi al centro della discussione dell’edizione 2020 del World Circular Economy Forum, organizzata dal fondo fondo finlandese Sitra il 29 e il 30 settembre. Due giornate di confronto (online) tra aziende, istituzioni ed esperti sull’economia circolare e sui possibili percorsi da intraprendere per affrontare questa fase di crisi dovuta al Covid-19.

Il pensiero comune che ha unito diverse personalità intervenute al Forum è stata la resilienza dell’economia circolare. Secondo molti esperti l’adattamento ai cambiamenti e la resistenza a shock improvvisi sono caratteristiche che rendono il paradigma della circolarità una valida proposta per far ripartire l’economia post-pandemia.

L’impegno europeo per la circolarità

Per il tema norme e politiche i fari sono puntati sull’operato dell’Unione Europea. Il vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, è intervenuto sottolineando come il sostegno dell’Europa all’economia circolare sia un impegno preso da tempo su cui non si continua a lavorare. Sono diverse le iniziative con cui l’Unione vuole rendersi attore trainante della transizione. Quella di maggior spessore in chiave circolare è European Sustainable Product Policy Framework su cui la Commissione sta lavorando per il prossimo anno, con l’obiettivo di rendere la sostenibilità dei prodotti una regola e una consuetudine. E la strategia dell’Unione Europea per un rilancio dell’economia dopo l’emergenza coronavirus si lega bene a questo quadro di economia circolare. Un esempio è il settore delle costruzioni per il quale si delinea un periodo di rinnovamento per gli edifici e le infrastrutture. La Commissione ha anche in programma di proporre un’alleanza globale per l’economia circolare e l’uso efficiente delle risorse, verso la creazione di un ambizioso accordo mondiale sulla plastica. Inoltre, continua l’impegno della Commissione Europea per la modernizzazione del sistema di gestione di rifiuti negli Stati membri, con l’obiettivo di assicurare la creazione di un mercato ben funzionante dei materiali riciclati di alta qualità. Secondo Timmermans, questo percorso avrà conseguenze positive in termini di creazione di posti di lavoro ma anche di miglioramento delle competenze lavorative di chi è coinvolto nel settore. Guardando oltre i confini europei, un paese da seguire con attenzione è la Colombia: l’anno scorso, infatti, con il lancio della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare  è stato il primo paese dell’America Latina ad avviare un percorso verso la transizione ecologica. Un segnale importante che dimostra quanto sia esteso il livello della diffusione dei principi dell’economia circolare.

“Le partnership sono necessarie”, il commento della Royal DSM

Dopo il focus sulle norme e sulle strategie politiche, l’incontro si è spostato sul tema della collaborazione tra enti e aziende. Di questo ha discusso Dimitri De Vreeze, l’amministratore delegato della multinazionale Royal DSM, riportando tre criteri da poter valutare per raggiungere delle partnership di successo. Primo di tutto il coraggio di avere una visione comune, una dose di premura, al fine di instaurare un rapporto di fiducia, e la trasparenza. “Le partnership sono necessarie, non puoi fare le cose da solo. C’è bisogno di collaborare per affrontare i temi chiave del mondo”, ha affermato De Vreeze durante il suo intervento. Per il numero uno di Royal DSM l’obiettivo è quindi unire gli interessi delle persone, del pianeta e di chi fa profitto, tessendo relazioni e collaborazioni con i diversi protagonisti della catena di valore. Per la DSM, un esempio di partnership di qualità è la nascita di Niaga, un loro brand che progetta prodotti rigenerabili e riciclabili in partnership con altre aziende. Durante il suo intervento De Vreeze ha ricordato la nascita di una colla per tappeti; un’innovazione del progetto Niaga realizzata grazie alla collaborazione di tutti gli attori della filiera che hanno aiutato a individuare sostanze adatte a consegnare un prodotto finale riciclabile.

In un primo momento, la lotta alla pandemia ha messo da parte ogni tipo di priorità in termini di gestione sostenibile dei rifiuti, per poi nella fase meno acuta, tornare come argomento di interesse. Cosa fare di tutti i rifiuti, specialmente sanitari e dispositivi di protezione, che sono stati prodotti e che verranno prodotti nei prossimi mesi a causa della pandemia? Una testimonianza interessante durante il Forum è stata quella dell’azienda 3M, attiva in diversi settori tra cui l’elettronica, la sicurezza e i prodotti ospedalieri. In questo momento di emergenza la priorità di 3M è fornire protezione ai lavoratori in prima fila nella gestione della pandemia, ma l’azienda ci ha tenuto a ribadire che il  concetto e le esperienze di economia circolare non sono mai state trascurate. 3M continua infatti  a lavorare per reimmettere materiali riciclati e riutilizzabili nell’industria. Partita da prodotti di uso casalingo, come le spugnette per lavare i piatti, 3M si sta spingendo avanti nel settore sanitario: “stiamo anche lavorando con i fornitori per le applicazioni più avanzate come i dispositivi di protezione personale, i dispositivi elettronici e sanitari su un riciclo avanzato” spiega Gayle Schueller, vicepresidente e capo dell’ufficio sostenibilità di 3M. Si parla di riciclo avanzato perché si punta a mantenere le stesse caratteristiche del materiale che solitamente con il riciclo meccanico perde il suo valore originale, così detto downcycling. Per questo motivo quando la situazione sanitaria sarà meno complicata, 3M ha in mente di sviluppare programmi di ‘take-back’ per il settore salute. Questo meccanismo riuscirebbe a assicurare che i materiali recuperati mantengano le caratteristiche originarie per essere successivamente utilizzati in applicazioni sanitarie, per le quali non ci si può permettere materiali di qualità inferiore.

Le opportunità che l’economia circolare riserva per il futuro sono numerose, e i gli attori internazionali intervenuti al WCEF ne sono convinti. Oltre alla tecnologia, all’innovazione e alla ricerca, i finanziamenti giocheranno un ruolo fondamentale per il futuro della circolarità. Secondo l’ultimo report della Fondazione Ellen MacArthur ci sono segnali positivi da parte del mondo delle banche e dei fondi di finanziamento che stanno investendo sempre più risorse in strategie e progetti di economia circolare. Di esempio è anche la European Investment Bank che sta portando avanti diversi progetti che qualificano l’economia circolare e le innovazioni sostenibili. Il mondo della finanza sembra cominciare a cogliere le opportunità dell’economia circolare, ma secondo diverse personalità intervenute al Forum c’è bisogno di un maggior supporto a livello politico e maggior allineamento tra i diversi paesi, dove le barriere normative spesso bloccano l’avanzata dell’economia circolare.

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