sabato, Maggio 28, 2022

“No all’ossessione del metano, le soluzioni energetiche ci sono già”. Intervista al prof. Balzani

Per il chimico Vincenzo Balzani, coordinatore di Energie per l'Italia, le soluzioni energetiche ci sono già. "Si continua a prendere tempo: intanto fateci estrarre, intanto fateci studiare il nucleare di quarta generazione ... Solo che questo tempo non c’è"

Andrea Turco
Giornalista freelance. Ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane - I Quaderni de L’Ora, radio100passi, Palermo Repubblica, MeridioNews - e nazionali. Nel 2014 ha pubblicato il libro inchiesta “Fate il loro gioco, la Sicilia dell’azzardo” e nel 2018 l'ibrido narrativo “La città a sei zampe”, che racconta la chiusura della raffineria di Gela da parte dell’Eni. Si occupa prevalentemente di ambiente e temi sociali.

Avrebbe potuto anticipare di qualche anno il professore Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica: nel 2016, infatti, il chimico Vincenzo Balzani, professore emerito all’università di Bologna e coordinatore del gruppo di lavoro Energia per l’Italia, sfiorò il più noto dei premi internazionali grazie alla ricerca pionieristica sulle macchine molecolari. In questi anni Balzani ha continuato a esporsi in prima persona per provare a dare “suggerimenti energetici” ai governi italiani che si sono succeduti.

Recentemente ha fatto rumore la presa di posizione portata avanti dal professore, insieme a cinquantina di colleghi, sul CCUS, la tecnologia che prevede la cattura, l’uso e lo stoccaggio di carbonio. Nel mezzo della discussione (ancora molto accesa) sulla tassonomia europea che dovrà indicare quali sono le attività industriali economicamente sostenibili, abbiamo scelto di sollecitare Balzani per capire se è possibile intraprendere una transizione energetica che sia reale e rapida.

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Sul Ccus il governo sembra non sentire ragioni: si va avanti, perseguendo la strada indicata da Eni …

Purtroppo sembra così, nonostante sia una sciocchezza che ci fa perdere tempo e soldi. Questa possibilità di immagazzinare la CO2 serve in realtà al cane a sei zampe per partire dal metano e realizzare l’idrogeno blu, che però in questo modo costa di più perché l’anidride carbonica prima veniva semplicemente lasciata nell’aria mentre con le nuove intenzioni dovrà essere catturata. In giro per il mondo esperimenti simili sono falliti, nel senso che si tratta di una tecnologia non sviluppata finora su scala industriale, e non basta avere qualche progetto pilota. Per catturare tutta quella montagna di CO2 prevista, poi, bisognerà produrre tantissima energia, e dunque servirà altro metano, in un circolo vizioso che sembra un pasticciaccio.

Nella lettera inoltrata al governo qualche tempo fa avete poi segnalato che la vera intenzione pare essere quella di continuare a usare i giacimenti esausti.

Quello è sicuro, perché l’unico uso pratico fatto finora dell’anidride carbonica catturata con questa tecnologia è quella di metterla nel fondo dei pozzi idrocarburici quasi esauriti, col risultato che fa alzare il livello di petrolio e gas. Se non vogliamo distruggere il clima gli idrocarburi restanti vanno lasciati nel sottosuolo. È lo stesso discorso del nucleare.

In che senso?

Si continua a prendere tempo, come fa anche il ministro Cingolani, e a rinviare le soluzioni disponibili: intanto fateci estrarre, intanto fateci studiare il nucleare di quarta generazione … Solo che questo tempo non c’è.

E quali sarebbero queste soluzioni?

C’è un grafico molto significativo, pubblicato da Bloomberg, che dimostra come dal 2009 al 2019 il fotovoltaico è passato dall’essere l’energia più costosa a quella più accessibile e conveniente. Vale a dire che già da due anni è il modo più economico per realizzare energia elettrica, non produce co2 e non produce inquinamento. E allora perché accanirsi su altre ipotesi che si sono dimostrate fallimentari?

La sensazione è che manchi la volontà politica di affrancarsi da determinati interessi.

Esattamente. Prendiamo ad esempio la vicenda dei biocombustibili: come li facciamo? Al momento la strada perseguita è quella di prendere la terra più fertile e di piantarci immense distese di granoturco. Io ad esempio, che vivo nel bolognese, sono circondato da campi di granoturco. Se prima il granoturco era un alimento per gli esseri umani (la polenta) e le bestie, ora invece si preferisce bruciarlo per ottenere energia attraverso il biogas. Si tratta anche in questo caso di un’opzione insostenibile, perché l’efficienza della fotosintesi clorofilliana si abbassa fino allo 0,2%. Se invece nella stessa porzione di terreno metto il fotovoltaico, convertendo così l’energia solare in elettricità, con il 20% di efficienza, quindi 100 volte più efficiente del biogas.

Insomma: si continua ad andare avanti con gli stessi percorsi invece di perseguire strade che non sono nuove, ma già pronte. Sembra che il governo non riesca ad affrancarsi dalle pressioni delle aziende fossili nostrane.

È il metano l’oggetto del contendere, la nostra ossessione, governo e aziende italiane ce lo vogliono rifilare in tutti modi. Un’altra dimostrazione è la spinta per costruire nuovi gasdotti, che secondo Snam potranno far passare l’idrogeno. In realtà finora i tentativi fatti sono con una presenza di idrogeno al massimo del 10%. È fisicamente impossibile che i metanodotti siano adatti per l’idrogeno, perché si tratta di una molecola molto piccola e sfuggente. E dunque, se i gasdotti previsti da Snam dovessero attuarsi tutti quanti, ci sarebbe il rischio di legare l’Italia ancora per decenni al metano.

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