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mercoledì, Settembre 22, 2021

“Sostenibilità non significa costi maggiori”. Intervista a Laura Sabbadini (Ifco Italia)

Ifco è una multinazionale che opera in 50 Paesi e che ha sviluppato i primi contenitori riutilizzabili in plastica. Recentemente l’azienda ha ottenuto la prima certificazione Cradle To Cradle Silver. “Vogliamo andare oltre il tradizionale concetto del riciclo” dichiara la general manager Laura Sabbadini

Andrea Turco
Giornalista freelance. Ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane - I Quaderni de L’Ora, radio100passi, Palermo Repubblica, MeridioNews - e nazionali. Nel 2014 ha pubblicato il libro inchiesta “Fate il loro gioco, la Sicilia dell’azzardo” e nel 2018 l'ibrido narrativo “La città a sei zampe”, che racconta la chiusura della raffineria di Gela da parte dell’Eni. Si occupa prevalentemente di ambiente e temi sociali.

“Il nostro concetto di economia circolare ‘Riduci, riutilizza, ricicla’ fa di Ifco il partner preferito delle aziende che hanno a cuore la sostenibilità”. Il messaggio col quale la multinazionale Ifco, che opera in più di 50 Paesi in tutto il mondo e più di 1.100 dipendenti, è credibile se si guarda innanzitutto alla storia di un’azienda che nel lontano 1992, quando si parlava poco di riuso, sviluppò i primi contenitori riutilizzabili in plastica (Rpc) per frutta e verdura fresca. Una lungimiranza che non solo ha reso Ifco il maggior fornitore al mondo di Rpc ma che ne ha allargato di molto i campi di applicazione: dalla carne al pesce, dalle uova ai piatti pronti ai prodotti da forno.

Tra gli strumenti messi a disposizione da Ifco per aziende e singoli clienti, c’è anche lo “stimatore della riduzione dell’impatto ambientale”, con il quale la multinazionale offre la possibilità di individuare la stima dei risparmi delle emissioni di CO2, del consumo di acqua e di rifiuti solidi che si ottengono in caso di utilizzo degli RPC al posto di imballi monouso. Delle ultima novità circolari e delle prospettive più ad ampio raggio abbiamo parlato con Laura Sabbadini, general manager IFCO Italia.

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Recentemente avete ottenuto la certificazione Cradle to Cradle Silver, finora prima e unica linea di Rpc per alimenti freschi a conquistare questo ambito riconoscimento. Cosa significa concretamente per la vostra azienda un risultato del genere? E pensate che sia uno standard raggiungibile anche da altri? Se sì, a che prezzo?

Questa certificazione ci rende sicuramente orgogliosi del lavoro svolto negli anni e dimostra il nostro impegno in prima linea per una supply chain più sostenibile, elevando gli standard qualitativi dei materiali usati. Essere Cradle To Cradle Silver non è da poco, ma ricevere la certificazione Gold per il parametro corrispondente al riutilizzo dei materiali è sicuramente un grande passo. Questo significa andare oltre il più tradizionale concetto di riciclare, ridisegnare i propri prodotti per utilizzarli per innumerevoli cicli infiniti nel pieno rispetto dell’ambiente. Cradle to Cradle è sinonimo di innovazione, qualità e alto livello di design. Inoltre, incorpora l’uso continuo e ciclico, sicuro e potenzialmente infinito dei materiali. Si tratta di costruire cose pensando alle generazioni future. Significa allontanarsi da un’economia lineare per renderla più circolare con, come già citato, un uso infinito dei propri materiali senza mai ridurne il valore (il cosiddetto downgrading che viene effettuato quando si riciclano i prodotti). Cradle to Cradle è anche un impegno costante per migliorare sempre al fine di mantenere questo prestigioso riconoscimento. È una vera opportunità per i nostri clienti ad adottare soluzioni più sostenibili e aiuta nella scelta degli imballi più appropriati. Se si guarda all’intera filiera, passare ad imballaggi riutilizzabili non significa necessariamente aumentarne il costo, tutt’altro: passare ai riutilizzabili significa non dover più gestire i rifiuti, ridurre i danni alla merce che rappresenta un costo per la filiera e allungare il ciclo di vita dei prodotti freschi e, non meno importante, la riduzione dello spreco alimentare.

Recentemente Ifco ha lanciato un imballaggio specifico per le banane che è molto interessante, specie perché nella gdo frutta e verdura arrivano ancora per la gran parte con plastica e cartone. È possibile immaginare applicazioni del genere in Italia?

Assolutamente sì. La cassa Banana Lift Lock è pensata per un uso su tutto il mercato a prescindere dalla nazione. E ‘compatibile con le nostre casse Lift Lock e quindi utilizzabile da qualunque retailer usi le casse Lift Lock Ifco.

Quali sono le caratteristiche degli imballi secondari di Ifco che vi differenziano dagli altri concorrenti?

Sicuramente la scelta del materiale (polipropilene) che lo rende adatto ad uso alimentare in piena sicurezza igienica; inoltre la scelta di un unico materiale ci permette, a fine ciclo vita, di granularlo per produrre nuove cassette IFC; la vasta gamma con linee dedicate ai prodotti da forno, Rpc per carne e pesce; i nostri rigorosi standard di igiene che costituiscono il top del mercato. Il nostro sistema SmartGuardian ci permette il monitoraggio e la registrazione dei parametri di igienizzazione critici mediante dei sensori. Grazie a questo sistema, siamo gli unici a conservare i dati relativi ai processi di lavaggio con tracciabilità a livello di pallet per tutelare la sicurezza alimentare. Inoltre, essendo i leader di mercato, e presenti in più di 50 paesi, questo ci permette un supporto unico alle importazioni ed esportazioni.

Che scenari intravedete nei sistemi di riuso B2B, tra nuove regole europee e aumento dei costi delle materie prime? Credete che la pandemia abbia influenzato in qualche modo la sensibilità su questi temi?

La pandemia ha reso tutti più sensibili alle tematiche ambientali e igieniche. L’aumento dei costi delle materie prime sarà sicuramente di stimolo a cercare delle soluzioni di riutilizzo dei prodotti e dei materiali, simile al nostro modello di business, dove appunto vengono riutilizzati i prodotti per più cicli e dove grazie al completo riuso del materiale, la disponibilità e variazioni di prezzi non hanno grande influenza.

Si continua a discutere dell’attuazione del Pnrr che in realtà, sulle misure relative all’economia circolare, si dedica più alla gestione dei rifiuti che ai concetti circolari di riciclo, riutilizzo ed ecodesign. Qual è il vostro parere in merito e più in generale in termini di incentivi da parte delle politiche pubbliche? Credete che ci sia la giusta attenzione o si potrebbe fare di più?

Siamo pienamente d’accordo. Spesso la sostenibilità è associata al riciclo in senso tradizionale, che, non ci fraintenda, è una buona cosa, ma non sufficiente. Circa il 70% di tutte le materie plastiche prodotte fino ad oggi sono rifiuti e solo il 9% è stato riciclato, il riciclaggio dei rifiuti di plastica monouso non è chiaramente la soluzione che una volta si pretendeva. Il modello di business dell’economia circolare dimostra che non è necessario riciclare gli imballaggi dopo ogni utilizzo. Riciclare per noi significa riutilizzare al 100% il materiale per il suo scopo originale. I nostri RPC possono durare per oltre 10 anni in servizio e trasformandoli in nuovi RPC alla fine della loro vita operativa, conserviamo il carbonio all’interno dell’imballaggio della catena di approvvigionamento, piuttosto che emetterlo nell’atmosfera alla fine di ogni viaggio. Questo approccio ci ha insegnato che il design del packaging deve essere affrontato in modo diverso dall’industria nel suo insieme. Il packaging non dovrebbe essere un ripensamento, ma un componente integrale all’interno della catena di approvvigionamento. Il buon design guarda il materiale e anche l’intero processo di produzione, utilizzo, raccolta, ricondizionamento e rinnovamento. Sicuramente le istituzioni pubbliche dovrebbero incentivare il riuso sia dei prodotti che dei materiali e premiare quanti adottano queste pratiche virtuose di business piuttosto che soffermarsi sul mero riciclo. Ci sarebbe molto da fare e Ifco è sempre disposta a supportare iniziative che vadano in questa direzione.

Davvero la circolarità può abbassare i costi o al momento c’è un costo ambientale che i consumatori devono in qualche modo sobbarcarsi? E quando sarà non solo etica ma anche anche “conveniente” la sostenibilità?

L’ambiente ha un costo, basti pensare semplicemente allo smaltimento dei rifiuti o alle perdite causate dai prodotti non vendibili a causa di danni lungo il trasporto. La circolarità e la standardizzazione degli imballaggi aiuta sicuramente a ridurre il costo e diminuire l’impatto ambientale. Quando si misura l’impatto ambientale complessivo, una valutazione del ciclo di vita rivela che l’utilizzo dei nostri Rpc invece di imballaggi monouso offre fino al 60% in meno di CO2, consumo d’acqua ridotto dell’80%, 86% in meno di rifiuti solidi. L’uso di imballaggi standardizzati, condivisibili da più utenti, significa che su larga scala la logistica inversa per un utente può diventare la logistica di andata per un altro, riducendo significativamente i requisiti di trasporto rispetto a qualsiasi altro modello di imballaggio. Nel caso di Ifco, abbiamo calcolato che ad oggi l’impiego di Rpc Ifco comporta una riduzione dei costi fino al 27% nelle catene di fornitura al dettaglio, quindi una prova che sostenibilità non significa necessariamente un aumento di costi.

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