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sabato, Ottobre 16, 2021

L’Italia importa 7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali: sono materie prime per le nostre imprese

Lo racconta il Rapporto rifiuti speciali 2021 dell’ISPRA: siamo un importatore netto, ma esportiamo anche carta e plastica

Daniele Di Stefano
Giornalista, scrive per diverse testate. È convinto che la sostenibilità ambientale abbia a che fare con la salute (del pianeta e la nostra), con l’innovazione e la competitività delle imprese, con la qualità della vita e la giustizia sociale.

L’Italia, come abbiamo già avuto modo di raccontare, è un importatore netto di rifiuti speciali (quelli delle attività commerciali, produttive, sanitarie, per intenderci): l’import supera l’export. Per la legge sono rifiuti, ma nella gran parte dei casi si tratta di materie prime per l’industria, in particolare acciaio, che entrano nei nostri cicli produttivi. Sono oltre 7 milioni le tonnellate di rifiuti speciali importate nel 2019 (ultimo anno disponibile) secondo il recente Rapporto rifiuti speciali 2021 dell’Ispra, mentre ne esportiamo 3,9.

Export di potenziale materia prima secondaria

Queste 3,9 milioni di tonnellate viaggiano verso numerosi Paesi, ma il destinatario cui è indirizzato il carico maggiore, oltre 820 mila tonnellate, è la Germania. Si tratta principalmente di rifiuti pericolosi (512 mila tonnellate) dagli impianti di trattamento dei rifiuti (287 mila tonnellate). E poi rifiuti dalle attività di costruzione e demolizione (175 mila tonnellate).

Alzando lo sguardo oltre la Germania, il 69,7% del totale dei rifiuti esportati (un po’ di più di quelli dell’anno prima: +13,4%,) è costituito da rifiuti non pericolosi. Soprattutto plastica e gomma (565 mila tonnellate) e carta e cartone (195 mila tonnellate) che prendono la via della Turchia, dell’Austria e appunto della Germania. E poi ci sono i rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento dei rifiuti (circa 375 mila tonnellate, che possono essere ad esempio anche carta o plastica che derivano da raccolte di rifiuti misti, che per tornare nei cicli produttivi necessitano di una cernita, appunto un trattamento) inviati principalmente in Portogallo.

La gran parte di questi rifiuti (76,1%) è destinata a recupero di materia (oltre 2 milioni di tonnellate): abbiamo visto infatti trattarsi di carta e plastica che riusciamo a raccogliere ma che il nostro sistema di trasformazione non riesce ad assorbire. Nel caso della plastica, usando come indicatore gli imballaggi, si tratta sia di rifiuti riciclabili, che vengono spediti soprattutto verso imprese turche, sia plastiche miste che vanno invece nei cementifici dell’est Europa (Corepla, Relazione sulla gestione 2020). L’Italia, dunque, Paese povero di materie prime, esporta migliaia di tonnellate di potenziale materia prima secondaria. A recupero energetico va il 14,8% di questi rifiuti, il 9,1% finisce in discarica.

Venendo ai rifiuti pericolosi, invece, la maggioranza (68%, 813 mila tonnellate) è composta da rifiuti prodotti da impianti di trattamento: in questo caso sono miscugli di rifiuti contenenti almeno un rifiuto pericoloso, rifiuti pericolosi parzialmente stabilizzati, rifiuti di costruzione e demolizione (per lo più pietrisco destinato alle massicciate ferroviarie).

Leggi anche: Il riciclo della plastica in Italia spiegato coi numeri

Import: acciaio dalla Germania e rocce dalla Svizzera

Sono circa 7,1 milioni le tonnellate di rifiuti speciali importati dal nostro Paese, quasi esclusivamente non pericolosi. Il 41,3% del totale di questi rifiuti speciali non pericolosi importati è costituito da rifiuti da costruzione e demolizione (2,9 milioni di tonnellate): si tratta, prevalentemente, di rifiuti di ferro e acciaio (1,8 milioni di tonnellate). Un altro 39,6% è composto da rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti (nel complesso 2,9 milioni di tonnellate): si tratta anche in questo caso soprattutto di metalli ferrosi, spiega ISPRA. Questi rifiuti sono destinati al recupero nelle acciaierie lombarde e friulane.

Il Paese dal quale riceviamo più rifiuti, circa 2 milioni di tonnellate, è ancora una volta la Germania, che invia soprattutto (96,5%) rifiuti metallici.

Dalla Francia si importano oltre 1,1 milioni di tonnellate, prevalentemente rifiuti metallici e rifiuti di legno, dalla Svizzera provengono per lo più rifiuti di terra e rocce destinati principalmente a ripristino ambientale in Lombardia.

L’import-export di rifiuti speciali dal nostro Paese configura, in realtà, il commercio di potenziali materie prime di cui abbiamo bisogno (import: in totale circa 7 milioni di tonnellate, soprattutto acciaio) o che non siamo in grado di trattare e riutilizzare (3,9 milioni: prevalentemente carta e plastica).

Leggi anche: Il riciclo della carta in Italia spiegato con i numeri

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