lunedì, Gennaio 17, 2022

Materie prime critiche, l’Europa punta (anche) sulle sue miniere

Le materie prime sono fondamentali per l'economia europea e per la transizione ecologica ma l’accesso ad alcune di esse genera una crescente preoccupazione all'interno dell'UE e in tutto il mondo, in vista del Green Deal, delle condizioni di estrazione negli altri Paesi e del delicato equilibrio nel rapporto fra gli Stati

Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”

L’approvvigionamento delle critical row materilas (CRM), ossia di quelle materie prime che sono giudicate critiche dall’Unione Europea sia perché necessarie per l’economia che per l’alto rischio associato alla loro fornitura, è un tema centrale quanto spinoso. A livello industriale sono fondamentali per produrre un’ampia gamma di beni e applicazioni che utilizziamo nella vita di tutti i giorni e nelle moderne tecnologie: uno smartphone, ad esempio, potrebbe contenere fino a 50 diversi tipi di metalli, che contribuiscono alle sue dimensioni ridotte, leggerezza e funzionalità. Infine, a livello ambientale, sono strettamente legate alle tecnologie pulite e insostituibili nei pannelli solari, nelle turbine eoliche, nei veicoli elettrici e nell’illuminazione a risparmio energetico.

Per monitorare i bisogni e le difficoltà dell’approvvigionamento di materie prime, la Commissione europea ha creato un elenco di materie prime critiche per l’UE, soggetto a revisione e aggiornamento regolari; l’ultimo ne conta trenta tra cui bauxite, litio, titanio e stronzio inserite nel 2020.

Inoltre, lo scorso 24 novembre il Parlamento europeo ha votato la risoluzione basata sulla relazione dell’eurodeputata leader Hildegard Bentele (PPE – DE) su una strategia europea per le materie prime critiche che punti su diversificazione, riciclo e approvvigionamento interno. Ma andiamo con ordine.

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La risposta dell’Europa

A settembre 2020 la Commissione europea ha proposto un piano d’azione sulle materie prime critiche, a fine novembre è arrivata anche la risposta del Parlamento europeo attraverso la relazione di iniziativa della Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE), discussa e approvata durante la sessione plenaria di novembre. La relazione dell’eurodeputata leader Hildegard Bentele è stata adottata con 543 voti favorevoli, 54 contrari e 94 astensioni: i deputati e la Commissione europea si sono mostrati in sintonia per quel che riguarda la riduzione della dipendenza dell’Unione dalle importazioni di risorse necessarie per le transizioni verdi e digitali, nell’ambito rispettivamente del Green Deal europeo e della Strategia digitale europea.

“Nel 2050 avremo bisogno di 60 volte più litio e 15 volte più cobalto, solo per le batterie elettriche. Avremo bisogno di dieci volte più elementi delle terre rare”, ha affermato durante il dibattito in plenaria Thierry Breton, Commissario europeo per il mercato interno, aggiungendo che per questi dati non sono neanche stati presi in considerazione “il fabbisogno di materie prime quando si tratta di altre applicazioni industriali che verranno implementate quando avremo la transizione verde e digitale”.

Le preoccupazioni dei partiti ambientalisti

L’estrazione di terre rare in Europa, però, specie nelle zone di interesse naturalistico, preoccupa i partiti ambientalisti. Sara Matthieu (BE, Verdi/ALE) relatrice per parere della commissione per l’ambiente (ENVI) ha chiarito nel suo intervento: “Non possiamo avere attività minerarie in riserve naturali protette… Non c’è il supporto dei cittadini per tali misure”.

Matthieu sostiene infatti che tali provvedimenti sarebbero contrari allo spirito del Green Deal europeo, aggiungendo che i colleghi che sostenevano che si potesse raggiungere un equilibrio tra le esigenze economiche e la biodiversità stavano “sognando”, poiché di fatto stavano “cercando di consentire l’estrazione su larga scala in zone vulnerabili e in ecosistemi fragili”.

Tuttavia la posizione dei Verdi non ha prevalso. Hildegard Bentele in un comunicato stampa ha rassicurato a suo modo, affermando che i timori degli ambientalisti sono stati ampiamente dissipati: “La maggioranza dei miei colleghi ha sostenuto la nostra posizione per consentire progetti minerari nelle aree di conservazione della natura solo in modo molto limitato e a condizioni rigorose: questo corrisponde anche all’attuale situazione giuridica ai sensi della direttiva Natura 2000”.

Secondo Bentele si tratta di un compromesso necessario per rendere la strategia CRM un successo, perché era importante che l’Ue si assumesse le sue responsabilità. “Se ci ritiriamo in un atteggiamento di blocco in Europa, – ha affermato – l’aumento dell’estrazione di materie prime critiche nei paesi terzi continuerà, e questo è anche associato a rischi di approvvigionamento”.

In effetti le condizioni minerarie nei Paesi dove già avvengono le estrazioni per lo più inferiori a quelle utilizzate nell’UE in termini sociali e ambientali, c’è inoltre il rischio che l’accesso alle materie prime diventi un “mezzo per esercitare pressione geopolitica sull’Unione e sulle nostre imprese”. “Invece di ‘non nel mio cortile’ – ha concluso Bentele – abbiamo bisogno della diffusione di buoni esempi di estrazione sostenibile che stabiliscano standard in tutto il mondo”.

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I dubbi dei Verdi sui dati

Tuttavia, le perplessità di alcuni esponenti dei partiti ambientalisti sarebbero a monte. “Come Verdi, – ha scritto in una nota Henrike Hahn, membro tedesco della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo, Verdi/ALE – vogliamo sostenere la nostra economia nell’assicurare un approvvigionamento sostenibile di materie prime e facilitare l’estrazione responsabile delle materie prime nazionali. Dobbiamo sfruttare appieno il potenziale economico ed ecologico del riciclo e creare così nuovi posti di lavoro”.

Per quanto concerne le materie prime critiche e la transizione ecologica, sottolinea: “Sappiamo che le quantità di CRM necessarie per la trasformazione verde in Europa sono spesso esagerate e basate su presupposti e calcoli falsi. Ecco perché sono particolarmente lieta che la relazione recentemente adottata sulla strategia dell’UE per le materie prime critiche inviti la Commissione a rivedere attentamente la metodologia di valutazione della criticità prima del 2023, prima cioè della pubblicazione del prossimo elenco di CRM”.

“Secondo il policy brief dell’Oeko Institut, – scrive Hahn – che avevo commissionato all’inizio di quest’anno, le tecnologie verdi sono responsabili dell’aumento della domanda di solo 6 dei 30 CRM totali. Le previsioni di una domanda artificialmente elevata per il CRM portano a conclusioni errate con gravi implicazioni per la nostra strategia industriale, il nostro clima, la biodiversità e gli obiettivi sociali”.

Nella relazione adottata dalla plenaria, i Verdi hanno inoltre invitato la Commissione a tenere debitamente conto di tutte le esternalità ambientali legate all’estrazione e al trattamento del CRM nella analisi del rischio di approvvigionamento.

“L’attività mineraria – aggiunge – rappresenta un rischio per le popolazioni locali, la biodiversità e il clima. Un invito alla cieca per più attività minerarie in Europa è sbagliato. L’attività mineraria deve essere sostenibile e Natura 2000 e altre aree protette non dovrebbero essere vittime di un problema che può essere affrontato solo da un’autentica economia circolare. Sono rimasta molto delusa quando abbiamo perso l’opportunità al Parlamento europeo a novembre di impegnarci inequivocabilmente nel fermare l’attività mineraria in Natura 2000 e in aree naturali uniche”.

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Il Regno Unito e il riciclo delle materie prime critiche

Secondo un rapporto della Green Alliance, la strategia dei minerali critici del Regno Unito deve considerare l’implementazione di strategie circolari attraverso l’applicazione di misure di riciclo e riutilizzo: è necessario, in pratica, avviare delle procedure per far sì che le risorse all’interno dell’economia del Regno Unito rimangano in circolo più a lungo.

La necessità di un aumento dell’economia circolare per i minerali è sostenuta in tutto il rapporto, che analizza anche la domanda di materie prime critiche, come il litio e il cobalto, e afferma che l’utilizzo di tali risorse potrebbe essere dimezzato entro il 2035 se il Regno Unito dovesse ridurre la domanda di energia.

Nel rapporto si premette che la transizione verso una società net-zero è minacciata dai rischi della catena di approvvigionamento delle materie prime critiche ma afferma anche che la stessa transizione potrebbe portare il Regno Unito a utilizzare il doppio della sua quota globale di determinate risorse naturali entro il 2030, che potrebbe aumentare fino a cinque volte la sua quota entro il 2050, a causa dell’uso di elementi come il litio e il cobalto nelle infrastrutture per le energie rinnovabili.

Oltre alle semplici misure di risparmio energetico, il rapporto promuove l’aumento del recupero e del trattamento al fine di soddisfare la domanda di materie prime critiche con risorse secondarie. Concentrandosi sulla proposta di economia circolare, all’interno del rapporto vengono presentati i seguenti appelli: il governo dovrebbe introdurre un efficace quadro di responsabilità estesa del produttore (EPR) per le batterie e per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); inoltre il recupero e il riciclo sono raccomandati come pratiche efficaci.

Si stima che se le 1.400 tonnellate di litio e 800 tonnellate di cobalto contenute nella flotta di veicoli elettrici del Regno Unito (a partire dal 2019) fossero recuperate e riciclate, ci sarebbe abbastanza materia prima per produrre 222.000 batterie per auto, che equivalgono al 10% delle nuove vendite previste nel 2035. Inoltre, se i tassi di riciclo raggiungessero il 70% per il litio, l’80% per le terre rare e il 90% per il cobalto entro il 2050, quasi tutti i fabbisogni critici di materiali per le infrastrutture eoliche, solari ed elettriche del Regno Unito potrebbero essere soddisfatti con la materia ottenuta.

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