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sabato, Ottobre 23, 2021

Con Organico la rete da pesca diventa un costume sostenibile

L'idea nasce da due ragazze provenienti dal settore dell'alta moda che hanno voluto creare un prodotto "etico" e attento all'ambiente, curando nel dettaglio ogni componente del costume per renderlo al cento per cento sostenibile

Madi Ferrucci
Nata in provincia di Pisa il 26 giugno 1991. Laureata in Filosofia e diplomata alla scuola di Giornalismo della Fondazione Basso di Roma. Assieme a due colleghi ha vinto il Premio Morrione 2018 e il Premio Colombe d'Oro per la Pace 2019 con un’inchiesta internazionale sulla fabbrica di armi RWM in Sardegna. Ha lavorato a The Post Internazionale nella sezione news e inchieste. Collabora con Economiacircolare.com, il Manifesto e altre testate nazionali. Fa parte del collettivo di giornalisti freelance “Centro di giornalismo permanente".

Un semplice costume da bagno per ricreare l’armonia tra uomo e natura: questa la filosofia del brand “Organico”, che grazie all’utilizzo di un tessuto riciclato e una filiera produttiva a km zero, trasforma le reti da pesca di nylon sottratte ai nostri mari in un bikini completamente sostenibile.

“Abbiamo scelto di produrre costumi da bagno perché volevamo partire da un capo d’abbigliamento che restituisse il contatto diretto dell’uomo con la natura: un bagno in mare con un costume sostenibile fatto di materiali sottratti alle acque. Ci sembrava un’immagine perfetta di economia circolare”, racconta Giulia Annunziata co-designer di Organico.

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L’idea di un costume da bagno sostenibile

Un’idea nata durante il periodo della pandemia dalle menti creative di Giulia Annunziata e Chiara Chinigioli. Amiche fin dal liceo, si ritrovano a vivere insieme a Parigi per lavorare nel settore dell’alta moda ma dopo alcuni anni sentono il bisogno di creare qualcosa di nuovo: un brand diverso che sia al contempo “etico” e “attivista”, ma con un’ occhio attento all’estetica e all’artigianalità del prodotto.

“In generale nella produzione tessile i maggiori sprechi riguardano soprattutto la produzione dei tessuti, viene sprecata molta acqua e si utilizzano spesso tinture non biodegradabili. I filati dei costumi per questioni di asciugabilità e praticità sono sintetici e questo comporta un aumento della domanda di petrolio per produrli e una forte produzione di CO2”, racconta Giulia.

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Gli sprechi del settore 

La scelta di un materiale proveniente dal riciclo delle reti da pesca permette, invece, uno spreco minimo che non comporta la produzione di nuovo materiale.

“L’altra questione problematica del settore riguarda lo spreco della fase di campionatura dei prodotti, spesso i campioni vengono buttati e lo stesso vale per il rinnovo delle collezioni, in cui si produce più di quanto risponda alla richiesta effettiva, una strategia per implementare la domanda che può comportare un’inutile sovrapproduzione“.

A questo problema Giulia e Chiara hanno trovato una soluzione, cercando di produrre solo una quantità limitata di capi: “Non vogliamo riempire il nostro cliente di offerte e prodotti, il nostro motto è: compra meno, compra meglio”.

organico costume riciclato sostenibile
Le fondatrici di “Organico” Giulia Annunziata e Chiara Chinigioli

L’attenzione al dettaglio: trecce in nylon riciclato al posto dei laccetti 

L’attenzione alla sostenibilità del prodotto riguarda ogni minimo dettaglio: dai laccetti dei costumi alla fodera interna e talvolta questa ricerca minuziosa sui componenti del costume ha comportato anche alcune difficoltà.

“Molti non lo sanno ma i laccetti dei costumi contengono al loro interno una parte in plastica che conferisce elasticità e che a lungo andare si consuma a causa del sale contenuto nell’acqua marina”. Per ovviare a questo ostacolo, il team di Organico ha ideato una treccia in nylon riciclato, eliminando così la fettuccia interna ai laccetti, che attualmente si trova in commercio solo in materiale plastico.

Un brand al femminile

La squadra di Organico è oggi tutta al femminile perché oltre a difendere l’ambiente le ideatrici del brand hanno sentito l’esigenza di rendere più “fair” anche il mercato del lavoro: “Le donne spesso ricevono trattamenti di serie B sul luogo di lavoro, con le new entry Camilla e Federica abbiamo scelto di creare un team di sole ragazze per ribadire che in realtà siamo tutte di serie A”, conclude Giulia.

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