sabato, Maggio 28, 2022

A Natale con il “Pacco alla camorra” regali dignità, riscatto e sostenibilità

Siamo tutti alle prese coi regali di Natale. Ve ne consigliamo uno che non trovate nei negozi e che tiene insieme le parole riscatto, sostenibilità, bontà e dignità

Sara Dellabella
Giornalista freelance. Attualmente collabora con Agi e scrive di politica ed economia per L'Espresso. In passato, è stata collaboratrice di Panorama.it e Il Fatto quotidiano. È autrice dell'ebook “L'altra faccia della Calabria, viaggio nelle navi dei veleni” (edizioni Quintadicopertina) che ha vinto il premio Piersanti Mattarella nel 2015; nel 2018 è co-autrice insieme a Romana Ranucci del saggio "Fake Republic, la satira politica ai tempi di Twitter" (edizione Ponte Sisto).

Si avvicina Natale e i supermarket hanno già riempito gli scaffali di cesti regalo. Ma ce n’è uno specialissimo che non troverete in giro, che coniuga allo stesso tempo le parole riscatto, sostenibilità, bontà e dignità. Insomma rimette in circolo le energie migliori di un territorio fino a pochi anni fa ritenuto off limits. Si tratta del Pacco alla camorra “un’iniziativa nata 13 anni fa per trasformare quelli che erano territori di camorra a terre liberate attraverso l’economia circolare, quindi dando lavoro e restituendo dignità alle persone e ai luoghi. Ci chiedevamo come si poteva creare un’alternativa reale all’economia criminale. Dando un’alternativa concreta ai giovani e a chi poteva perdere ogni tipo di speranza” spiega Tina Cioffo, giornalista e promotrice del Comitato Don Peppe Diana, attivissimo sul territorio campano e in particolare a Casal di Principe e in provincia di Caserta.

Il Comitato don Peppe Diana

Il Pacco alla camorra è un paniere di prodotti biologici come pasta, vino, pomodoro, conserve, confetture, olio, torrone e creme spalmabili grazie al lavoro di associazioni e cooperative sociali che lavorano la terra attraverso l’inclusione di persone svantaggiate, passando attraverso il riutilizzo dei beni confiscati, il recupero di antiche colture e il risanamento dei beni comuni altrimenti lasciati al degrado.
Nel Pacco alla camorra c’è il riscatto possibile di chi la terra la ama e di chi la difende in ogni modo. Una straordinaria realtà promossa dal Comitato don Peppe Diana che riunisce 45 organizzazioni e che è nato per portare avanti l’esempio di don Giuseppe Diana, il sacerdote che fu ucciso il 19 marzo del 1994 a Casal di Principe, nel Casertano, dal clan dei Casalesi che voleva impedire il riscatto di quelle terre. Il progresso a volte è lento, ma avviene. Il nuovo modello di economia civile che diventa immediatamente anche un messaggio politico, non è un gioco da ragazzi ma una risposta alternativa al sistema criminale. A promuovere il Pacco anche Libera – Associazioni e numeri contro le mafie, in partenariato con Cittadinanzattiva, l’Aics (Associazione Italiana Cultura e Sport) e con il Fondo assistenza per il personale della Polizia di Stato che si occupa dei più fragili. Anche quest’anno, infatti, a testimonianza della solida collaborazione con la Polizia di Stato, nel Pacco alla camorra è possibile trovare il fumetto del Commissario Mascherpa ideato e sceneggiato da Luca Scornaienchi responsabile del Museo del Fumetto di Cosenza, insieme alla redazione di Poliziamoderna.

Nel Pacco ci sono storie di persone e buone pratiche di riutilizzo dei beni confiscati in Campania, nel Lazio ed in particolare nella provincia di Latina, in Puglia nel Foggiano e dei beni comuni.

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Riutilizzo sociale 

Il pacco alla camorra in questo momento coinvolge 15 realtà tra cooperative e associazioni che gestiscono beni confiscati ma anche che hanno recuperato beni comuni, altrimenti destinati al degrado. “Mi riferisco alla Fattoria Fuori di Zucca che si trova ad Aversa, in provincia di Caserta. È una fattoria didattica che si trova nell’ex parco della Maddalena, il manicomio civile che fu aperto nel ‘700, il primo del sud Italia. E’ enorme per estensione. La cooperativa Un fiore per la vita ha recuperato 7 ettari di terreno fondando la fattoria didattica Fuori di Zucca”, spiega Tina. “Giocando sulle parole – aggiunge – è nato anche il consorzio NCO. Prima Nuova Camorra Organizzata è diventata Nuova Cucina Organizzata e poi Nuova Cooperazione Organizzata. Ma andiamo sempre più avanti con Nuove Comunità Organizzate. L’idea del riutilizzo sociale dei beni. Così come i camorristi ci hanno tolto futuro e sviluppo, noi utilizziamo per fini sociali i beni confiscati e restituiamo alla comunità quello di cui siamo stati privati”.

Il viaggio di sapori nuovi e ritrovati, comincia dall’originalità della scatola. Per l’edizione 2021, il packaging è stato, infatti, ancora più impreziosito. Sulla confezione la figura femminile, disegnata dal fumettista Daniele Bigliardo, storica matita di Dylan Dog, celebra la donna come un ritorno all’energia vitale di un mondo che rinasce e che rifiorisce nelle relazioni, negli affetti, nelle attività lavorative e nella società, contando su radici di solidale accoglienza.

Il Pacco è acquistabile anche on line mediante Amasud.it, un marketplace che ha come obiettivo quello di aiutare lo sviluppo sostenibile e la crescita delle imprese e dei produttori del Sud Italia.
L’obiettivo è quello di replicare le vendite del 2020, quando sono stati venduti quasi 9 mila pacchi per il periodo natalizio. Ma non si tratta di fare profitti, ma di rimettere in circolo risorse per nuovi
progetti sociali in terre in cerca di riscatto sociale.

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Come è composto il Pacco alla camorra

Il Pacco alla camorra, di due tipologie, dolce e salato, con formati grandi e piccoli, contiene prodotti buoni e salutari e soddisfa anche i palati più fini. Nella proposta del paniere salato, il gusto viene esaltato dai sughi, dai legumi di antiche colture; dalla passata di pomodoro tradizionale della cooperativa Pietra di Scarto di Cerignola in Puglia; dall’olio Evo Nata Terra prodotto a Valle del Garigliano nel frantoio della cooperativa Osiride della provincia di Latina che ha rimesso in produzione 3mila piante di ulivo sulle colline sessane nel Casertano; dalla farina prodotta con il grano seminato sul bene confiscato a Cancello ed Arnone in località Pozzo Sporano, affidato
alla cooperativa Albanova onlus. Dai beni confiscati alla camorra anche la pasta lavorata con il grano mietuto dalla cooperativa Esperanto che ha recuperato due varietà di semi favorendo l’inserimento lavorativo di vittime del caporalato. Il brindisi è per tutti assicurato con lo spumante o con l’Asprinio Cantina Vitematta, vinificato dalla cooperativa Eureka con le uve coltivate sul bene confiscato ‘Antonio di Bona’.

Nel paniere che celebra la dolcezza si può assaporare il panettone artigianale su una ricetta della Fattoria Fuori di Zucca polmone verde di circa otto ettari di terreno, nel cuore dell’ex Parco della Maddalena, ad Aversa; le confetture prodotte dalla cooperativa Al di là dei Sogni a Maiano di Sessa Aurunca, grazie all’impianto di trasformazione attivato sul bene confiscato ‘Alberto Varone’, il primo nel suo genere; il torrone e della crema con le noccioline coltivate a Teano dalla cooperativa La Strada sul bene confiscato ‘Antonio Landieri’. Non manca ‘na tazzulella e caffè’ con la miscela prodotta, secondo l’antica tradizione napoletana, dalla cooperativa Lazzarelle grazie al lavoro di donne detenute nel carcere femminile di Pozzuoli nel Napoletano e i piccoli produttori di caffè
del sud del mondo.

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