mercoledì, Ottobre 21, 2020

PLASTICA, LA RIVOLUZIONE CONTINUA…

Economia Circolare
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Redazione EconomiaCircolare.com
[di Emilio Bianco]
La plastica monouso è il nuovo nemico da sconfiggere. Ma già da tempo qualcuno ha adottato soluzioni sostenibili: Milano Ristorazione, 85 mila pasti al giorno serviti in stoviglie compostabili


Sinossi

La plastica ha rivoluzionato il nostro modo di concepire le cose, ha permesso un’esplosione dei consumi e, di conseguenza, delle produzioni industriali. La plastica è il materiale democratico per antonomasia, accessibile anche alle fasce più deboli della società, ha una versatilità che nessun altro materiale ha mai raggiunto. Ma è anche un pericolo per l’ambiente: siamo arrivati ad un livello talmente elevato d’inquinamento da plastica che, secondo la Ellen MacArthur Foundation,ogni minuto, il corrispettivo di un camion che trasporta rifiuti viene scaricato in mare. Tradotto in cifre ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di materie plastiche vengono disperse in mare. Uno dei problemi principali è dato dall’utilizzo improprio della plastica come ad esempio quella monouso: utilizzare per qualche minuto un oggetto che resterà nell’ambiente per secoli, se non addirittura millenni, è un danno incalcolabile che ognuno di noi fa al Pianeta. In Italia numerose realtà stanno attuando dei piani di sostenibilità, come Milano Ristorazione, azienda leader nel settore delle mense scolastiche e dei pasti agli anziani, con 85 mila pasti serviti giornalmente, che ha sostituito, ormai da qualche anno, nelle scuole servite, tutte le stoviglie in plastica tradizionale, con prodotti biodegradabili e compostabili, non trascurando comunque l’importanza di una corretta informazione alle nuove generazioni.

La plastica è stata una rivoluzione. Anzi, forse LA RIVOLUZIONE del XX secolo. È un materiale a cui tutti possono accedere, di basso costo, versatile, leggero, non fa distinzioni: la plastica è, a suo modo, un materiale “democratico”. Seppur partita dagli Stati Uniti nel 1856, con la sintetizzazione della prima plastica artificiale, la parkesina (dal suo inventore Alexander Parkes), è dagli anni ’50 del Novecento che si può iniziare a parlare di una vera e propria rivoluzione. Era il 1954 quando Giulio Natta sintetizzò per la prima volta il polipropilene, che ha da subito conosciuto un grande successo nell’industria: dagli arredi al packaging, da materiali da ufficio a componenti per le auto. 

Il vero punto di forza e la chiave del successo della plastica è senza dubbio il basso costo di produzione: ormai qualsiasi cosa viene fatta in questo materiale, poco importa che si tratti di polietilene, polipropilene PVC o altri polimeri, la plastica ha permesso una diffusione globale di merci e servizi. Ma come al solito abbiamo esagerato. L’entusiasmo ci ha portato ad una produzione massiccia ed incontrollata al punto che, alcuni anni fa, hanno fatto la propria comparsa sugli scaffali di alcuni supermercati americani e cinesi delle arance perfettamente sbucciate ma incartate in un involucro di plastica. È sconcertante che, in nome di una finta comodità e di uno pseudo sentimento di sicurezza che proviamo quando vediamo un prodotto ben impacchettato, l’uomo abbia voluto sostituire l’involucro naturale degli spicchi di un’arancia con un contenitore che, con ogni probabilità, verrà disperso nell’ambiente, con tempi di degradazione non ben definiti. Secondo i dati di Plastic Europe, l’associazione europea dei produttori di materie plastiche, nell’ultimo decennio la produzione è raddoppiata, arrivando a toccare 300 milioni di tonnellate annue. Stando all’ultimo rapporto OCSE, Improving Markets for Recycled Plastics, pubblicato il 24 maggio 2018, “soltanto il 15% dei rifiuti di plastica viene riciclato nel mondo. Il 25% viene bruciato in inceneritori o termovalorizzatori. Il restante 60% va in discarica, viene bruciato all’aperto (rilasciando inquinanti e gas serra) o finisce nell’ambiente”. 

Grazie al basso costo delle materie plastiche, i prodotti monouso hanno registrato un vero e proprio boom: non richiedono lavaggio, sono di facile reperibilità, resistenti e, come si è più volte detto in precedenza, hanno dei prezzi molto bassi, accessibili praticamente a chiunque. La mancanza di senso civico, unito ad una cattiva gestione dei rifiuti, ha portato ad una dispersione incredibile di prodotti monouso nell’ambiente con il conseguente disgregamento dei materiali in minuscoli pezzi che inquinano irrimediabilmente ciò che ci sta intorno causando danni irreversibili ad interi ecosistemi sia marini che terrestri con conseguente perdita di biodiversità in ogni angolo del Globo. Una delle azione intraprese per far fronte al problema viene dall’Europa: il 28 maggio 2018 la Commissione Europea propone una nuova direttiva per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati. “Questi prodotti – si legge nel testo della Commissione Europea – rappresentano il 70% dei rifiuti marini. Le nuove regole sono proporzionate e concepite per ottenere i migliori risultati, vale a dire non a tutti i prodotti si applicheranno le stesse misure: saranno messi al bando i prodotti di plastica monouso per i quali sono facilmente disponibili soluzioni alternative, mentre si limiterà l’uso di quelli di cui non esistono valide alternative riducendone il consumo a livello nazionale; i produttori dovranno poi rispettare requisiti di progettazione ed etichettatura e sottostare a obblighi di gestione e bonifica dei rifiuti”.

L’Italia, contrariamente a quanto si possa credere, è un Paese molto avanzato in termini di lotta all’inquinamento da plastiche con realtà virtuose da Nord a Sud, dalle Isole Tremiti che hanno bandito le stoviglie monouso dal primo maggio 2018 alla toscana Revet, che analizzerà ed avvierà a riciclo le plastiche recuperate in mare dai pescatori di Livorno grazie ad un progetto pilota con la Regione Toscana. 

Ma c’è chi si muove da tempo sul tema della riduzione della plastica monouso. Milano Ristorazione, azienda controllata dal Comune di Milano, è partita nel 2012 con l’eliminazione dei contenitori gastronorm in polipropilene a favore di quelli di acciaio mentre dall’anno scolastico 2014/2015, nelle scuole primarie, sono state sostituite tutte le stoviglie in plastica con stoviglie in materiale biodegradabile e compostabile. I risultati del progetto hanno spinto l’amministrazione a proseguire sulla strada della sostenibilità e ad introdurre, dal settembre 2015, le nuove tipologie di stoviglie anche nelle scuole secondarie di primo grado, arrivando ad avere nel 2017 tutte le utenze scolastiche servite con questi prodotti. 

«Ad oggi – dichiara Fabrizio De Fabritiis, amministratore delegato della società, durante un workshop sugli imballaggi ecosostenibili – la scelta di utilizzare stoviglie e packaging in materiale biodegradabile e compostabile al 100% ha permesso all’azienda di risparmiare 720mila chili di plastica», per non parlare della sensibilizzazione nei confronti dei ragazzi, un valore aggiunto difficile da quantificare, ma che vale quasi più della sostituzione attuata, perché saranno poi loro i consumatori del futuro ed un consumatore consapevole è anche attento alle problematiche del nostro tempo. «L’eliminazione della plastica – prosegue De Fabritiis – se contestualizzata e spiegata a bambini e studenti, è un importante segnale di sensibilizzazione ambientale per i ragazzi. Solo comportamenti responsabili possono formare alunni consapevoli e rispettosi nei confronti dell’ambiente».

Fino all’ultimo trimestre del 2015 le stoviglie utilizzate erano in polpa di cellulosa e in seguito sono state sostituite da prodotti in Mater Bi. Purtroppo Milano Ristorazione ha dovuto scontrarsi con alcune problematiche come il limitato numero di fornitori in grado di soddisfare le richieste, i tempi di approvvigionamento per via dell’enorme quantità di stoviglie necessarie, la necessità di termo-sigillare i piatti per diete speciali in modo da non rischiare contaminazioni e che per il momento non è possibile con le stoviglie compostabili e la grande somiglianza con i piatti in plastica tradizionale, che richiede un’adeguata attività d’informazione e di sensibilizzazione già avviata dall’azienda. 

Tra chi si adopera contro la plastica monouso c’è senza dubbio Legambiente. L’associazione ambientalista negli ultimi anni ha dato battaglia affinché si trovassero soluzioni per far fronte all’inquinamento da plastica riuscendo a portare le sue battaglie in Parlamento e a far approvare delle leggi per eliminare alcuni tra i prodotti che maggiormente si ritrovano nell’ambiente come l’enorme quantità di microplastica presente nei prodotti cosmetici e che verranno eliminate a partire dal 2020. Come ricorda Giorgio Zampetti, Direttore Generale di Legambiente, «l’eliminazione della plastica monouso è possibile. È certamente una strada molto complicata: cambiare le abitudini dei consumatori non è così semplice, soprattutto quando si parla di prodotti di largo consumo e dai costi irrisori, ma l’Europa, e prima ancora il buon senso, ci dicono che non possiamo andare avanti così. Con i monitoraggi sul beach littering, la nostra Associazione ha rilevato che il 95% delle spiagge presenta rifiuti del cosiddetto usa e getta. Una quantità di plastica impressionante che, nel tempo, si disgrega in minuscole particelle, chiamate micro e nanoplastiche, che fluttuano nei mari rilasciando agenti chimici ed entrando nella catena alimentare e di conseguenza nei nostri piatti». Le soluzioni esistono, dal ritorno del vuoto a rendere a nuovi materiali innovativi biodegradabili e compostabili che nel tempo hanno visto i costi di produzione abbassarsi notevolmente. «Quello che spesso rappresenta un ostacolo – continua Zampetti – è la volontà politica, ma lavorando bene ed in sintonia con il legislatore i risultati si ottengono, basti pensare agli shopper biodegradabili, allo stop ai cotton fioc che non lo sono a partire dal 2019 e, dall’anno successivo, l’eliminazione delle microplastiche dai cosmetici. La strada è lunga e tortuosa ma noi abbiamo gambe buone e non ci fermeremo di certo».

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