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venerdì, Maggio 31, 2024

Rapporto Circonomia: Primi in economia circolare (con rallentamenti), in ritardo sull’energia

“Primi in economia circolare, maglia nera nella transizione verso un’energia pulita libera dai combustibili fossili e amica del clima”. É la sintesi, decisamente in chiaroscuro, del cammino “green” dell’Italia fornita dal terzo Rapporto Circonomia

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Redazione EconomiaCircolare.com

Da tre anni a questa parte ci fornisce una sintesi del cammino green del nostro Paese: è il Rapporto Circonomia, presentato durante Circonomia, il Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica: tenutosi ad Alba dal 7 al 24 settembre è stato organizzato da Gmi (Greening Marketing Italia), Cooperativa Erica, Aica (Associazione internazionale per la comunicazione ambientale) ed Eprcomunicazione in collaborazione con Legambiente, Kyoto Club, Fondazione Symbola. Il Rapporto, che mette a confronto le performance italiane con quelle di tutti gli altri Paesi europei, quest’anno ha decretato che siamo “primi in economia circolare, maglia nera nella transizione verso un’energia pulita libera dai combustibili fossili e amica del clima”.

Il documento, ha spiegato il direttore del Festival, Roberto Della Seta, “fornisce una fotografia di grande interesse e spesso sorprendente, sui punti di forza e di debolezza della transizione italiana verso l’economia circolare e l’energia sostenibile”.

Qui di seguito, il nostro magazine vi offre una lettura “in cifre” del documento.

1          Il posto che l’Italia occupa nel ranking europeo dell’indice di circolarità messo a punto da Circonomia. “L’Italia nel suo insieme, e in Italia le macroregioni del Nord e del Centro, si confermano eccellenza europea nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania e l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale delle rispettive economie”. L’Italia raggiunge un indice pari a 12,3, davanti a Olanda (11), Austria (10,9), Danimarca (10,7) e Germania (10,4), per limitarci ai primi cinque Paesi. L’indice di circolarità è un ranking costruito su 17 indicatori-chiave di economia circolare, come ad esempio tasso di riciclo dei rifiuti, consumo di materia pro-capite, tasso di circolarità di materia ed efficienza d’uso delle risorse (energia, materia, rifiuti). I 17 indicatori di circolarità considerati, si legge nel rapporto, “identificano in maniera sintetica i principali caratteri distintivi dell’economia circolare: il consumo di materia, il consumo di energia, il consumo di suolo, il contributo al cambiamento climatico globale, la generazione di rifiuti e la capacità di riciclarli come materia”. Nei dati normalizzati relativi ai diversi indicatori, i valori sono ridimensionati su un intervallo fisso da 0 a 1. Il punteggio in ciascun indicatore è espresso dando il valore 1 alla prestazione ambientalmente migliore e il valore 0 alla prestazione ambientalmente peggiore. L’indice è la somma non ponderata di tutti i 17 indicatori.

Rapporto Circonomia
dal Rapporto Circonomia

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8%       A fronte di questo primato, tuttavia, il Report Circonomia denuncia uno stallo.  Negli anni più recenti si vedono infatti i sintomi di una vistosa frenata in molti degli indicatori verdi. La produttività di materia in Italia tra il 2015 e il 2019 è migliorata solo dell’1% e nel periodo 2015-2021 è peggiorata dell’8%, contro una media UE migliorata dell’11% nel 2015-2019 e del 9% nel 2015-2021) e miglioramenti consistenti sia in Germania che in Olanda;

Rapporto Circonomia
dal Rapporto Circonomia

19%     Nell’efficienza energetica l’Italia ha tradizionalmente primeggiato in Europa, ma ora si registra un rallentamento. Nel 2000 eravamo il Paese con la migliore produttività energetica d’Europa, oggi siamo quarti, mentre il nostro vantaggio percentuale rispetto alla media europea è sceso dal 28% al 19%. Da segnalare, sottolinea il Rapporto, che mancano, a oggi, dati significativi sugli effetti del “superbonus” 110% quanto ad efficientamento dei consumi energetici residenziali;

Rapporto Circonomia
dal Rapporto Circonomia

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27        Sono i Watt per abitante di nuova potenza elettrica rinnovabile procapite installata in Italia tra il 2016 e il 2020. Si tratta di circa un terzo della media procapite europea (201 W/ab) e a quella della gran parte dei Paesi dell’Unione (nei Paesi Bassi il dato è 9 volte quello dell’Italia). Nel periodo 2015-2019 (escludendo il 2020, anno largamente condizionato dall’emergenza Covid) la quota di rinnovabili nella produzione elettrica italiana è cresciuta solo di 0,7 punti, a fronte dei 2,1 della media UE e di valori superiori in tutti gli altri grandi Paesi europei, mentre nel settore termico la crescita è stata pari a 0,4 punti percentuali contro i 2,1 della media europea. “Uno stallo nella transizione energetica e nella decarbonizzazione. Solare ed eolico, in particolare, in Italia non crescono più dal 2015 (solo recentemente si sono manifestati segni di un’iniziale ripresa), in controtendenza rispetto a buona parte d’Europa e malgrado la progressiva e significativa riduzione dei costi di produzione dell’energia sia solare che eolica;

Rapporto Circonomia
dal Rapporto Circonomia

4,6%    In tema di energia, l’Italia è in “grande affanno” anche nei ritmi di penetrazione della mobilità elettrica. Siamo tredicesimi nell’Unione Europea (compreso il Regno Unito) per immatricolazioni di auto elettriche: 4,6% nel 2021, contro una media Ue del 10,3%. Abbiamo meno di 50 punti pubblici di ricarica per veicoli elettrici su 100 mila abitanti contro una media Ue di 73;

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1,8%    Il Rapporto di Circonomia registra ritardi anche in termini di innovazione. Nel periodo 2008-2018, la quota di brevetti italiani nell’area “ambiente e cambiamento climatico” è rimasta stabile intorno all’1,8% sul totale dei Paesi dell’Ocse: ciò significa che “il totale dei brevetti italiani nel decennio considerato è stato inferiore a quello della Danimarca, sostanzialmente identico a quello dell’Olanda, pari al 33% di quello della Francia e al 13% di quello della Germania”;

 

Rapporto Circonomia
dal Rapporto Circonomia

23%     Al primato italiano in fatto di efficienza d’uso delle risorse e di circolarità dell’economia fanno da contraltare non solo i ritardi citati, ma anche performance decisamente negative su “fronti altrettanto strategici” in tema di modernizzazione socio-economica: tasso di povertàgiovani senza lavoro né istruzione (23% dei giovani tra 15 e 29 anni, la media Ue è circa 13), ritardo nella trasformazione digitale (siamo ventesimi tra i 27 Paesi Ue). “Arretratezze che rischiano di compromettere lo stesso cammino della transizione ecologica”.

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