sabato, Aprile 10, 2021

Cartoni per bevande, le difficoltà nella catena del riciclo

Una ricerca di Zero Waste Europe ha rivelato che il tasso effettivo di riciclaggio in quattro Paesi europei è molto inferiore rispetto ai dati ufficiali. Uno dei problemi principali sta nella composizione dei cartoni per bevande: i tanti strati sono difficili da separare, anche perché esistono pochi impianti idonei a farlo

Antonio Carnevale
Antonio Carnevale
Nato a Roma, giornalista pubblicista dal 2012, autore radiofonico ed esperto di comunicazione e new media. Appassionato di sport, in particolare tennis e calcio, ama la musica, il cinema e le nuove tecnologie. Da qui nasce il suo impegno su StartupItalia! e Wired Italia, dove negli anni - spaziando tra startup, web, social network, piattaforme di intrattenimento digitale, robotica, nuove forme di mobilità, fintech ed economia circolare - si è occupato di analizzare i cambiamenti che le nuove tecnologie stanno portando nella nostra società e nella vita di tutti i giorni.

Il riciclo e la circolarità sono requisiti indispensabili per l’imballaggio ma, nonostante le aziende produttrici di alimenti sembrano impegnate con sempre crescente consapevolezza nell’utilizzo di un packaging sostenibile – parliamo di involucri, scatole e imballaggi facili da riciclare – i numeri non sembrano riservare buone notizie.

Un’economia circolare dipende da catene del valore del riciclo sostenibile, che assicurano che i cartoni vengano raccolti, smistati e riciclati nella pratica e su vasta scala. Una ricerca commissionata da Zero Waste Europe a Eunomia Research & Consulting ha rivelato però che il tasso effettivo di riciclaggio del cartone per bevande in quattro Paesi europei è purtroppo molto inferiore a quello attualmente riportato.

I tassi di riciclaggio dei cartoni per bevande multistrato nel 2020 nel Regno Unito, Germania, Spagna e Svezia – calcolato utilizzando la nuova metodologia di calcolo dell’Unione europea – mostrano infatti che questi materiali plastic free (o quasi), come i cartoni delle bevande, non si dimostrano così sostenibili come promesso.

“Sebbene la plastica sia stata sotto i riflettori per i suoi bassi tassi di raccolta e riciclaggio, questo studio mostra che altri materiali complessi come i cartoni non stanno andando molto meglio”, ha spiegato Joan Marc Simon , direttore di Zero Waste Europe.

Si stima che il tasso di riciclaggio effettivo della Germania sia del 47,8%. Estremamente più basso rispetto a quello attualmente riportato  dall’Alliance for Beverage Cartons and the Environment (ACE) del 75% e del tasso di raccolta dell’87,4% comunicato sempre dall’ACE. Il tasso di riciclaggio stimato del cartone della Spagna è significativamente inferiore al 21,5%, in calo rispetto alla stima di ACE dell’80% contro un tasso di raccolta del 51,2%. Si stima invece che Svezia e Regno Unito abbiano riciclato il 21,9% e il 29,5% dei loro cartoni, meno rispetto alle stime di ACE rispettivamente del 33% e del 36%.

I cartoni per bevande sono particolarmente difficili da riciclare a causa della loro composizione. Sebbene infatti i materiali utilizzati nella realizzazione di un cartone siano tecnicamente riciclabili, la presenza di vari strati, tra cartone, polimeri plastici e alluminio, rende difficile una loro separazione per il riciclaggio e il ritrattamento.

Il rapporto ha anche rilevato altri fattori che hanno avuto un impatto negativo sul tasso di riciclaggio: la difficoltà nell’individuare e separare i cartoni per bevande negli impianti di smistamento dei materiali e la mancanza di impianti idonei per riciclarli al meglio (in Italia sono solamente due), per via delle carenti capacità di elaborazione presso gli impianti di riciclaggio specializzati.

La riciclabilità e la prevenzione della dispersione degli imballaggi nell’ambiente è diventata il principale requisito di sostenibilità per gli imballaggi e sta definendo quali tipi di imballaggi verranno utilizzati nei prossimi decenni. Ma, secondo Simon, “l’UE dovrà sviluppare linee guida e metodologie chiare per garantire una reale riciclabilità”. Cosa fare dunque?

Leggi anche: Come smaltire i rifiuti, la guida per imparare a farlo da soli

Secondo il direttore di Zero Waste Europe bisognerà muoversi lungo quattro direttive principali. Innanzitutto, “garantire che i produttori di imballaggi complessi pongano la circolarità al centro del processo di progettazione”. Sarà poi necessario mobilitare gli investimenti verso il riutilizzo e il riciclaggio delle infrastrutture e implementare sistemi di raccolta e smistamento efficaci. Infine, spiega Simon, bisognerà “disporre di un’unica etichetta di riciclabilità, affidabile e ampiamente riconosciuta, con attribuzione dipendente dalle caratteristiche del prodotto e dalle tecnologie di raccolta e riciclo attualmente disponibili su scala industriale”.

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