fbpx
lunedì, Settembre 27, 2021

Cartoni per bevande, le difficoltà nella catena del riciclo

Una ricerca di Zero Waste Europe ha rivelato che il tasso effettivo di riciclaggio in quattro Paesi europei è molto inferiore rispetto ai dati ufficiali. Uno dei problemi principali sta nella composizione dei cartoni per bevande: i tanti strati sono difficili da separare, anche perché esistono pochi impianti idonei a farlo

Antonio Carnevale
Nato a Roma, giornalista pubblicista dal 2012, autore radiofonico ed esperto di comunicazione e new media. Appassionato di sport, in particolare tennis e calcio, ama la musica, il cinema e le nuove tecnologie. Da qui nasce il suo impegno su StartupItalia! e Wired Italia, dove negli anni - spaziando tra startup, web, social network, piattaforme di intrattenimento digitale, robotica, nuove forme di mobilità, fintech ed economia circolare - si è occupato di analizzare i cambiamenti che le nuove tecnologie stanno portando nella nostra società e nella vita di tutti i giorni.

Il riciclo e la circolarità sono requisiti indispensabili per l’imballaggio ma, nonostante le aziende produttrici di alimenti sembrano impegnate con sempre crescente consapevolezza nell’utilizzo di un packaging sostenibile – parliamo di involucri, scatole e imballaggi facili da riciclare – i numeri non sembrano riservare buone notizie.

Un’economia circolare dipende da catene del valore del riciclo sostenibile, che assicurano che i cartoni vengano raccolti, smistati e riciclati nella pratica e su vasta scala. Una ricerca commissionata da Zero Waste Europe a Eunomia Research & Consulting ha rivelato però che il tasso effettivo di riciclaggio del cartone per bevande in quattro Paesi europei è purtroppo molto inferiore a quello attualmente riportato.

I tassi di riciclaggio dei cartoni per bevande multistrato nel 2020 nel Regno Unito, Germania, Spagna e Svezia – calcolato utilizzando la nuova metodologia di calcolo dell’Unione europea – mostrano infatti che questi materiali plastic free (o quasi), come i cartoni delle bevande, non si dimostrano così sostenibili come promesso.

“Sebbene la plastica sia stata sotto i riflettori per i suoi bassi tassi di raccolta e riciclaggio, questo studio mostra che altri materiali complessi come i cartoni non stanno andando molto meglio”, ha spiegato Joan Marc Simon , direttore di Zero Waste Europe.

Si stima che il tasso di riciclaggio effettivo della Germania sia del 47,8%. Estremamente più basso rispetto a quello attualmente riportato  dall’Alliance for Beverage Cartons and the Environment (ACE) del 75% e del tasso di raccolta dell’87,4% comunicato sempre dall’ACE. Il tasso di riciclaggio stimato del cartone della Spagna è significativamente inferiore al 21,5%, in calo rispetto alla stima di ACE dell’80% contro un tasso di raccolta del 51,2%. Si stima invece che Svezia e Regno Unito abbiano riciclato il 21,9% e il 29,5% dei loro cartoni, meno rispetto alle stime di ACE rispettivamente del 33% e del 36%.

I cartoni per bevande sono particolarmente difficili da riciclare a causa della loro composizione. Sebbene infatti i materiali utilizzati nella realizzazione di un cartone siano tecnicamente riciclabili, la presenza di vari strati, tra cartone, polimeri plastici e alluminio, rende difficile una loro separazione per il riciclaggio e il ritrattamento.

Il rapporto ha anche rilevato altri fattori che hanno avuto un impatto negativo sul tasso di riciclaggio: la difficoltà nell’individuare e separare i cartoni per bevande negli impianti di smistamento dei materiali e la mancanza di impianti idonei per riciclarli al meglio (in Italia sono solamente due), per via delle carenti capacità di elaborazione presso gli impianti di riciclaggio specializzati.

La riciclabilità e la prevenzione della dispersione degli imballaggi nell’ambiente è diventata il principale requisito di sostenibilità per gli imballaggi e sta definendo quali tipi di imballaggi verranno utilizzati nei prossimi decenni. Ma, secondo Simon, “l’UE dovrà sviluppare linee guida e metodologie chiare per garantire una reale riciclabilità”. Cosa fare dunque?

Leggi anche: Come smaltire i rifiuti, la guida per imparare a farlo da soli

Secondo il direttore di Zero Waste Europe bisognerà muoversi lungo quattro direttive principali. Innanzitutto, “garantire che i produttori di imballaggi complessi pongano la circolarità al centro del processo di progettazione”. Sarà poi necessario mobilitare gli investimenti verso il riutilizzo e il riciclaggio delle infrastrutture e implementare sistemi di raccolta e smistamento efficaci. Infine, spiega Simon, bisognerà “disporre di un’unica etichetta di riciclabilità, affidabile e ampiamente riconosciuta, con attribuzione dipendente dalle caratteristiche del prodotto e dalle tecnologie di raccolta e riciclo attualmente disponibili su scala industriale”.

© Riproduzione riservata

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie