giovedì, Maggio 6, 2021

Nel Recovery plan di Draghi una cura dimagrante per l’economia circolare

Oggi il Pnrr sarà presentato in Consiglio dei ministri. EconomiaCircolare.com ha visionato le bozze con tabelle e cifre. Rispetto al piano del governo Conte l’economia circolare ottiene meno risorse. E il grosso è per gli impianti e la chiusura del ciclo dei rifiuti

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista, scrive per diverse testate. È convinto che la sostenibilità ambientale abbia a che fare con la salute (del pianeta e la nostra), con l’innovazione e la competitività delle imprese, con la qualità della vita e la giustizia sociale.

Come promesso da Mario Draghi, oggi in consiglio dei ministri arriverà il Recovery plan italiano (o Piano di ripresa e resilienza, Pnrr), elaborato dal presidente del Consiglio, dal ministro dell’Economia Daniele Franco e dai pochi ministri coinvolti, tra cui Roberto Cingolani, titolare della Transizione ecologica. Stando alle ultime bozze dei documenti, che EconomiaCircolare.com ha potuto visionare focalizzando l’attenzione sull’economia circolare e sulle cifre preventivate, emerge che a questo capitolo siano destinate meno risorse di quelle messe “in cantiere” dal governo Conte II.

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Perde peso la transizione ecologica: 10 miliardi in meno

Una considerazione riguarda i fondi complessivamente stanziati. Mentre il Pnnr del governo Conte ammontava a 210 miliardi, quello di Draghi scende a 191 miliardi: il 9% in meno. Un calo di cui dovremo tenere conto per valutare l’evoluzione quantitativa degli stanziamenti. Così come si dovrà tener conto che il governo Draghi ha dato vita a un fondo complementare dell’ammontare di 30,04 miliardi, frutto dello scostamento di bilancio, che servirà a finanziare alcuni progetti che in virtù delle regole europee non possono rientrare nel Pnrr.

Il Recovery plan, com’è noto, si articola in missioni. Quella che raccoglie fondi e progetti per l’economia circolare è la missione 2: “Rivoluzione verde e transizione ecologica”. A questa missione il Conte 2 destinava 67,4 miliardi (il 32% del totale), il governo Draghi 57 miliardi (29,8% del totale): Draghi-Franco-Cingolani, insomma, per la transizione ecologica mettono sul banco, in percentuale, due punti in meno. Anche in termini assoluti, i fondi sono il 15% in meno. Una riduzione, dunque, maggiore del calo complessivo dei fondi in arrivo (9%, come abbiamo visto). Ragionando in termini di media, la transizione ecologica, nella cura Draghi, conserva meno fondi di altre missioni.

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Premiato il capitolo agricoltura ed economia circolare, ma… 

Ogni missione, poi, contempla diverse componenti. Nella missione 2, la componente che investe l’economia circolare nel Pnrr di Conte era “Impresa verde ed economia circolare”, con due sottovoci (“Agricoltura sostenibile”, “Economia circolare e valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti”) e un portafoglio di 5,9 miliardi (2,8% del totale dell’intero Pnrr). Per Draghi, invece, la componente dell’economia circolare è battezzata “Agricoltura sostenibile ed economia circolare”, con 3 sottovoci (“Migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’economia circolare”; “Sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile”; “Progetti integrati”, come “Isole verdi”, “Green Communities”, “Cultura e consapevolezza sui temi e le sfide ambientali”). Il premier e i titolari di Mef e Mite a questa componente assegnano 5,46 miliardi (il 2,9% del totale del Pnrr). Meno miliardi, ma con una crescita di 0,1 punti percentuale rispetto a Conte: se in termini assoluti alla componente che servirà a spingere l’economia circolare vanno meno fondi, a causa della riduzione complessiva del Pnrr, proprio in proporzione a questa riduzione i fondi sono più di quelli attesi: rispetto a un taglio medio del 9%, questa missione è stata alleggerita “soltanto” dell’8,5%.

…ai progetti di economia circolare vanno meno soldi 

Mettendo a fuoco però le voci specificamente destinate all’economia circolare, il governo Conte (“Economia circolare e valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti”) attribuiva 3,4 miliardi (1,6% del totale), mentre Draghi-Franco-Cingolani (“Migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’economia circolare”) 2,10 (l’1,1% del totale), di cui 1,5 miliardi per “Nuovi impianti di gestione dei rifiuti e ammodernamento dei quelli esistenti”, e 0,6 per “Progetti ‘faro’ di economia circolare”. Soltanto 600 milioni dunque per progetti potenzialmente sganciati dalla gestione dei rifiuti e magari orientati alla prevenzione e all’estensione del ciclo di vita dei prodotti.

Il grosso dei fondi va all’impiantistica legata alla gestione dei rifiuti e in generale per l’economia circolare è prevista una dieta dimagrante. Dal Pnrr targato Conte a quello di Draghi il calo è del 38%: più di un terzo, molto più di quel 9% di dimagrimento del budget totale. Insomma – anche se in quel “progetti ‘faro’” si potrebbe leggere (ma il condizionale è d’obbligo) una capacità mancata a Conte di pensare l’economia circolare oltre il solo ciclo dei rifiuti e il riciclo – è evidente che l’economia circolare è tra i campi penalizzati da Draghi, Franco e Cingolani, nonostante l’Europa non perda occasione per ribadire che si tratta di una priorità, indispensabile peraltro a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Anche perché nei 30 miliardi del Fondo complementare – che pure contiene interventi per l’efficienza energetica, come il Superbonus al 110% per l’edilizia, e per la sostenibilità, come quelli per porti ed ospedali – non si ravvedono misure focalizzate sull’economia circolare (in quanto in deficit e spalmati su un arco temporale maggiore, poi, questi 30 miliardi sono “meno certi” di quelli del Pnrr).

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Approvazione e governance del Recovery plan firmato Draghi

Serviranno, spiegano fonti di governo, due diverse riunioni del Consiglio dei ministri per approvare il piano. Una, oggi, per un primo esame del testo. Lunedì e martedì Draghi illustrerà il piano a Camera e Senato, che lo voteranno. Entro fine mese, poi, un secondo Consiglio dei ministri si riunirà per il voto finale.

Quanto alla governance, tema spinoso che aveva mandato in crisi il Conte 2, dalle bozze del Pnrr in circolazione si apprende che ci sarà la “responsabilità diretta delle strutture operative coinvolte: ministeri ed enti locali e territoriali”. Mentre “Monitoraggio, rendicontazione e trasparenza”, saranno “incentrate” intorno al ministero dell’Economia, che farà da punto di contatto unico per le comunicazioni con la Commissione.

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