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giovedì, Maggio 30, 2024

Il riciclo degli oli minerali in cifre

Riciclare oli minerali esausti previene l’inquinamento e l’emissione di CO2. Il nostro Paese è uno dei più avanzati nella gestione degli oli a fine vita. Ve lo raccontiamo attraverso le performance del Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati

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Redazione EconomiaCircolare.com

Il nostro Paese è uno dei più efficienti ed avanzati in Europa nella raccolta e riciclo di oli minerali esausti. Questo oli – da non confondere con gli oli vegetali (quelli usati per i cibi) – sono utilizzatissimi: i motori a combustione interna e i macchinari industriali hanno bisogno di essere lubrificati (con oli a base minerale, da fonti fossili, o sintetica); ma anche la cosmetica li utilizza (in questo caso estremamente raffinati).

Una volta utilizzato, un olio minerale (che a quel punto viene definito ‘esausto’) è un rifiuto pericoloso. Spiega il Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati (CONOU): “Quando viene versato in terra, penetra nel terreno e avvelena la falda acquifera che fornisce l’acqua potabile e l’acqua per l’irrigazione delle colture. Quando viene disperso in acqua, forma una pellicola impermeabile che priva di ossigeno e uccide ogni forma di vita. Quando viene bruciato impropriamente, immette nell’atmosfera sostanze inquinanti in grado di provocare intossicazioni e malattie”. Riciclare questi scarti permette di evitare consumo di energia ed emissioni climalteranti. Una corretta gestione di questi rifiuti è quindi essenziale per tutelare la biosfera e salvaguardare la nostra vita sulla terra.

Vi raccontiamo la filiera italiana del riciclo degli oli minerali esausto attraverso i numeri del Rapporto di Sostenibilità 2022 CONOU, elaborato con il supporto di Deloitte Italia e revisionato da Ernst & Young, secondo gli Standard internazionali della Global Reporting Initiative (GRI Standards).

 

98% di rigenerazione        Nel solo 2022 il CONOU ha raccolto 181 mila tonnellate di oli minerali esausti. Oltre il 98% di questi rifiuti è stato avviato a rigenerazione: circa 178 mila tonnellate. Un tasso considerevole, se si considera che in Europa mediamente si rigenera il 61% dell’olio usato. Nel nostro Paese, aa questi processi sono state prodotte 118.000 le tonnellate di nuove basi lubrificanti e oltre 38.000 tonnellate di bitumi e gasoli. 3,1 tonnellate di oli esausti (1,7% del totale) sono state invece destinate a termodistruzione o valorizzazione energetica;

Leggi anche: Riciclo, la maggioranza dei Paesi Ue rischia di mancare gli obiettivi al 2025

64 mila tonnellate di CO2          Nel 2022 grazie al lavoro del sistema CONOU è stata evitata l’immissione in atmosfera di 64 mila tonnellate di CO2 equivalente che sarebbero derivati dalla produzione di olio minerale vergine;

38 milioni di m3 di acqua           Le rigenerazione degli oli esausti, a fronte dell’estrazione e raffinazione degli olii vergini, ha permesso, calcola CONOU, di risparmiare l’uso di 38 milioni di m3 di acqua ogni anno;

130 milioni di euro           La rigenerazione degli oli esausti ha contribuito alla bilancia commerciale del Paese, consentendo – nel solo 2022 – un risparmio di circa 130 milioni di euro per importazioni di greggio evitate;

62 aziende               La Filiera CONOU conta 60 aziende di raccolta e 2 di rigenerazione con tre impianti situate su tutto il territorio nazionale;

1.216 persone         Il Rapporto di Sostenibilità 2022 evidenzia anche come il sistema CONOU contribuisca alla creazione di valore economico e di posti di lavoro: con un impatto totale pari a 68,5 milioni di euro e 443 addetti diretti (1.216 se consideriamo l’indotto).

Leggi anche: “Il deposito su cauzione può potenziare l’industria italiana del riciclo”. Il 15 giugno un convegno…

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