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giovedì, Maggio 30, 2024

Scienziati del clima scettici verso la possibilità (e l’opportunità) della “crescita verde”

Al centro delle politiche di tanti Paesi, almeno a parole, la crescita verde (una crescita della produzione e dei consumi che avvenga mantenendo le attività dell’umanità all’interno dei limiti planetari) appare impossibile alla maggioranza degli scienziati mondiali del clima. Che caldeggiano invece l’a-crescita o la decrescita. Non mancano però le differenze tra Paesi ricchi e meno ricchi. Ricerca su Nature Sustainability

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Redazione EconomiaCircolare.com

Crescita, il mantra del neoliberismo. Ma la crescita può essere ‘verde’, cioè ambientalmente sostenibile? È possibile continuare a scommettere sull’aumento del Pil senza continuare a compromettere la salute dell’ambiente e, in ultima analisi, la qualità delle vita sul Pianeta? Proprio ora che sulla necessità di una maggiore sostenibilità, almeno a parole e con amplissimi distinguo, c’è una vastissima condivisione (a livello di governi, di istituzioni internazionali e di imprese), proprio oggi gli scienziati del clima, con ampie differenze tra i diversi Paesi, sostengono che la crescita verde è un’illusione. E incoraggiano piuttosto forme alternative al dogma della crescita, come la decrescita o l’a-crescita. È questo il risultato di un nuovo studio pubblicato su Nature Sustainability lo scorso agosto nell’ambito del progetto “CAPABLE”, coordinato dal CMCC, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

“Nonostante la forte promozione della crescita verde da parte dei politici e delle istituzioni internazionali – si legge nell’abstrast del lavoro di King, L.C., Savin, I. & Drews, S. Shades of green growth scepticism among climate policy researchers – si moltiplicano le critiche sulla compatibilità della crescita economica continua con gli obiettivi di sostenibilità”. Il Team che ha condotto la ricerca (provenienti dall’Institute of Environmental Science and Technology, Universitat Autònoma de Barcelona, dalla ESCP Business School, dalla Graduate School of Economics and Management, Ural Federal University, e dall’Università di Malaga) ha svolto, col sostegno di vari programmi europei e nazionali, un’indagine globale su 789 ricercatori in materia di politiche climatiche. Il risultato, in estrema sintesi, con la parole degli autori? “Un diffuso scetticismo nei Paesi ad alto reddito, a sostegno dell’idea che, con l’aumento del reddito nazionale, gli obiettivi ambientali prevalgano sulla crescita economica”. Un dato che “sottolinea l’importanza di considerare prospettive alternative di post-crescita, tra cui le strategie di acrescita e decrescita, per coltivare un discorso più completo sulle strategie di sviluppo sostenibile”.

“Un crescente numero di ricerche svolte da parte della comunità scientifica – spiega il CMCC sul proprio sito web – mette in discussione l’idea che la crescita verde sia davvero possibile o addirittura auspicabile, e indica altre alternative”. Infatti, “un numero crescente di ricercatori sottolinea la necessità di dare priorità alla sostenibilità, alla giustizia sociale e al benessere umano, anche quando questo significhi una riduzione del consumo materiale e dell’attività economica”.

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Orientamenti influenzati dalla provenienza

Cosa emerge, in sintesi, dal sondaggio della ricerca? Il 73% dei 789 ricercatori intervistati ha indicato opzioni – acrescita o decrescita – preferibili a quella della crescita verde. Ci sono però enormi differenze a seconda del Paese e della disciplina di ricerca dei ricercatori intervistati. I dubbi sulla crescita verde sono più diffusi tra i ricercatori dei Paesi ad alto reddito, a dispetto dell’ampio sostegno istituzionale e politico. L’86,1% dei ricercatori dell’Unione Europea, infatti, ha espresso livelli molto elevati di scetticismo nei confronti della crescita green, mentre i ricercatori nordamericani sono meno propensi a sostenere posizioni di decrescita rispetto a quelli di altri Paesi OCSE, privilengiano l’acrescita e comunque ‘bocciando’ la crescita green. Diversa la situazione nei Paesi a reddito più basso, quelli meno responsabili della crisi climatica e generalmente ambientale che colpisce il Pianeta: più della metà (quadi il 60%), dei ricercatori provenienti da Paesi non OCSE (soprattutto BRICS) ha espresso opinioni in linea con una prospettiva di crescita verde.

crescita verde
Fonte: CMCC – Nature Sustainability

Inoltre, “gli scienziati sociali, esclusi gli economisti, sono stati i più scettici nei confronti della crescita verde, mentre gli economisti ambientali e di altro tipo hanno espresso opinioni favorevoli alla crescita verde”.

Con il crescere degli indicatori di reddito e di benessere, cresce tra gli intervistati la tendenza a sostenere la nozione di post-crescita. “Per semplificare – aggiunge CMCC – questi ricercatori sostengono che, oltre un certo punto, dare priorità al PIL sia fuorviante, poiché i costi sociali e ambientali del perseguimento di un’ulteriore crescita possono superare i benefici”. Ivan Savin, uno degli autori del paper: “Abbiamo anche scoperto che i ricercatori di politiche climatiche con una posizione favorevole alla decrescita tendono a sostenere la regolamentazione diretta (standard, quote, divieti), mentre i sostenitori della crescita verde sostengono i sussidi all’innovazione. Vale la pena indagare se esistono differenze sistemiche nell’attuazione delle politiche a seconda del livello di reddito dei Paesi”.

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Post-crescita, il nuovo paradigma sostenuto (anche) dagli scienziati

Il nuovo paradigma economico detto della “post-crescita”, spiega ancora CMCC, sostiene che “il perseguimento di una crescita economica infinita sia incompatibile con i confini del pianeta. In altre parole, sono necessari modelli economici alternativi per raggiungere la sostenibilità e il benessere a lungo termine”. Gli studi sulla post-crescita, si legge ancora, si sono evoluti e diversificati in una varietà di prospettive che possono rientrare in due categorie principali: decrescita e acrescita.

La decrescita, EconomiaCircolare.com ne ha scritto, “si pone come una posizione marcata, che critica il capitalismo e sostiene la necessità di una riduzione deliberata ed equa del consumo materiale e dell’attività economica nei Paesi ad alto reddito, per ottenere società più sostenibili e socialmente giuste”, sottolinea ancora il CMCC. L’acrescita invece, “rappresenta l’idea dell’agnosticismo della crescita”. Il cuore delle riflessioni, in questo caso, è che il progresso non dovrebbe essere giudicato esclusivamente attraverso il PIL, a causa della sua inadeguatezza nel riflettere il benessere della società. Al contrario, i responsabili politici dovrebbero essere neutrali rispetto alla crescita economica, poiché essa potrebbe produrre risultati positivi o negativi per l’ambiente o gli obiettivi sociali. “L’acrescita – afferma il CMCC – può essere interpretata come una posizione intermedia tra i paradigmi della crescita verde e della decrescita. Sia l’acrescita che la decrescita possono essere considerate come sfumature dello scetticismo nei confronti della crescita verde, che rientra nel quadro generale della post-crescita”.

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