venerdì, Maggio 27, 2022

Tim Jackson, l’economista ecologista che critica il capitalismo

Dalle sue ricerche alle pubblicazioni ai TED: vi presentiamo Tim Jackson

Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e AIPS (Association internationale de la presse sportive). Si occupa di economia circolare e ambiente collaborando con Economia Circolare.com, Materia Rinnovabile e Life Gate.

Tim Jackson è un economista ecologista e scrittore. Dal 2016 è Direttore del Centro per la comprensione della prosperità sostenibile (CUSP). CUSP è un centro di ricerca multidisciplinare che mira a comprendere le dimensioni economica, sociale e politica della prosperità sostenibile. La sua visione riguardo alla prosperità concerne l’idea di un modello economico secondo cui le persone abbiano le opportunità e le capacità di prosperare come esseri umani, all’interno di vincoli ecosostenibili di una pianeta dalle risorse finite.

Jackson – che la nostra rivista ha intervistato , autore di Prosperità senza crescita (edizioni Ambiente) – è stato in prima linea nei dibattiti internazionali sulla sostenibilità per tre decenni e ha lavorato a stretto contatto con il governo del Regno Unito, le Nazioni Unite, la Commissione europea, numerose ONG, aziende private e fondazioni per avvicinare la ricerca economica e sociale verso la sostenibilità. Durante suoi 5 anni presso lo Stockholm Environment Institute nei primi anni ’90, ha aperto la strada al concetto di gestione ambientale preventiva, un principio fondamentale dell’economia circolare, delineato nel suo libro del 1996 Material Concerns: Pollution Profit and Quality of life. Dal 2004 al 2011 è stato commissario per l’economia nella Commissione per lo Sviluppo Sostenibile del Regno Unito, dove il suo lavoro è culminato nella pubblicazione del suo controverso e innovativo libro Prosperity without Growth (2009/2017), che è stato successivamente tradotto in 17 lingue. È stato nominato “libro dell’anno” del Financial Times nel 2010 e libro di economia del decennio di UnHerd nel 2019.

Jackson è laureato in matematica (MA, Cambridge), filosofia (MA, Uni Western Ontario) e fisica (PhD, St Andrews), ha ottenuto lauree honoris causa presso l’Università di Brighton nel Regno Unito e l’Université Catholique de Louvain in Belgio. È membro della Royal Society for the Arts, dell’Accademia delle scienze sociali e dell’Accademia reale delle scienze belga. Nel 2016, ha ricevuto l’Hillary Laureate per l’eccezionale leadership internazionale nella campo della sostenibilità. Il suo libro più recente è Post Growth – life after capitalism (Polity 2021).

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L’economia del benessere

In un Ted Talk del 2010 Jackson chiosa la sua presentazione con una frase che rappresenta bene il suo pensiero: “Si tratta di una storia su di noi, le persone. La storia di come veniamo persuasi a spendere soldi che non abbiamo, per cose di cui non abbiamo bisogno, per creare impressioni che non dureranno, a persone che non ci interessano realmente”.

Per Tim Jackson l’economia del benessere è quasi una tautologia perché l’economia stessa dovrebbe significare benessere. “Ma è come se avessimo creato un modello che ha sempre cercato di essere migliore, ma la realtà è che non lo è mai stato. Prendendo semplicemente il cibo come esempio: hai bisogno di una certa quantità di cibo per stare bene, ma oltre ad un certo punto, se continui a mangiare aspettandoti ti stare meglio, starai peggio. C’è questa non lineare relazione tra materiali e benessere che non ha mai funzionato. Ci hanno insegnato che di più è meglio senza guardare al fatto che i beni materiali non sono altro che un mezzo per arrivare al benessere, non il fine”.

C’è sempre stato questo conflitto nel capitalismo in cui il profitto a volte aiuta la causa dell’efficienza e a volte ci si scontra. “Non si tratta solo di investire di più in tecnologie più sostenibili come l’energia solare oppure eolica. Stiamo portando la crescita economica sempre più lontano ma dovremmo interrogarci sull’idea che questa crescita infinita stai portando effettivamente prosperità”, ha affermato in questa intervista.

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Prosperity without growth, pubblicato nel 2017, è stato un po’ il libro che ha riacceso il dialogo tra chi parla di sviluppo sostenibile e di chi invece invoca una radicale decrescita, in totale opposizione al modello economico attuale. Si è sempre associato il concetto di prosperità a quello di crescita, ma il libro di Jackson dimostra come sia possibile costruire un’architettura economica fondata più sul benessere dell’essere umano e del pianeta. Al centro di Prosperity without Growth, c’è la richiesta di una nuova “macroeconomia ecologica”: una comprensione delle dinamiche dell’economia moderna che possa anche incorporare la realtà dei vincoli ecologici e delle risorse. Una sfida fondamentale per questo nuovo approccio è la necessità di garantire la stabilità economica e sociale, attenuando crescita inarrestabile della domanda dei consumatori.  Creare un’economia “post-crescita” è l’obbiettivo della visione di Jackon.

Il grande economista John Mynard Keynes diceva che la funzione principale dell’economia è provvedere una stabilità sociale, di mantenere la società unita. La crisi finanziaria del 2008, secondo Tim Jackson,  ha causato un’instabilità causata da un tipo di economia basata sulla crescita. “Abbiamo costruito una serie di istituzioni economiche che non guardano alla relazione tra presente e futuro, che non ci insegnano a prenderci cura l’uno dell’altro. La finanza dovrebbe tornare ad investire nell’economia reale invece di trasformarsi in una sorta di casinò virtuale in cui ognuno scommette sulle materie prime .”

La chiave di questi modelli è il concetto di investimento. Il lavoro accademico e divulgativo di Jackson pone l’accento sull’idea di investimento come perno della prosperità sostenibile. Jackson sostiene che l’investimento dovrebbe essere visto come uno dei concetti più importanti in economia perché incarna la relazione tra il presente e il futuro. Per raggiungere una prosperità sostenibile, gli investimenti devono contribuire a costruire e proteggere le risorse da cui dipende la prosperità futura.

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L’economia circolare come soluzione

Due decenni prima che la Fondazione Ellen MacArthur iniziasse la sua missione di accelerare la transizione verso un’economia circolare, Tim Jackson iniziò a lavorare per lo Stockholm Environment Institute su un piano per sviluppare quella che all’epoca veniva chiamata gestione ambientale preventiva . L’idea centrale era semplice: prevenire è meglio che curare. Prevenire i danni ambientali all’inizio è meglio che ripulire a posteriori. Traendo ispirazione e consigli da figure chiave nella prevenzione dell’inquinamento, riduzione dei rifiuti, efficienza energetica e tecnologia pulita, Jackson ha iniziato a mettere insieme le basi scientifiche per un approccio molto diverso alla produzione industriale. Clean Production Strategies , pubblicato nel 1993, raccoglieva gli elementi di questo approccio e includeva capitoli di autori di spicco del settore, tra cui Walter Stahel, Bill Rees, Bob Costanza.

Con Material Concerns , pubblicato per la prima volta nel 1996, invece si è spinto oltre, sintetizzando i risultati di una sorta di manifesto per il cambiamento. Radicata nelle leggi della termodinamica e forgiata da una chiara comprensione dei limiti ecologici, l’idea centrale nella gestione ambientale preventiva è quella di spostare la produzione industriale da un sistema lineare estrattivo ad un’economia circolare. “Tra dieci anni – ha scritto un consigliere dell’ex primo ministro britannico Gordon Brown leggendo il saggio – tutti i manager la penseranno in questo modo“. La previsione non si è avverata del tutto, ma ha prefigurato un crescente interesse per l’ economia circolare. L’ultimo capitolo del libro fornisce anche un affascinante spaccato delle prime opinioni di Tim sulla relazione tra benessere umano e crescita economica.

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L’illusione del PIL

“Ma una società che si lascia guidare da un mito fallace rischia di sprofondare sulle sponde della dura realtà e non è certo una novità, ovviamente, che il PIL non sia un ottimo indicatore del progresso”. Nel marzo 1968, il defunto senatore Robert Kennedy avvertì che il PIL « non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né il nostro sapere, né la nostra compassione né la nostra devozione al nostro paese. Misura tutto, insomma, tranne ciò che rende la vita degna».

Affascinato dall’attenzione rivolta al PIL, nonostante le sue carenze, e dal suo evidente potere arbitrale sulle decisioni in materia di gestione ambientale, Jackson iniziò a cercare misure alternative. È stato subito attratto dall’Indice del benessere economico sostenibile, concetto introdotto da Daly e Cobb. Per oltre un decennio ha collaborato con colleghi nel Regno Unito e all’estero per applicare la stessa misura nel Regno Unito, Svezia e nell’economia globale.

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