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lunedì, Luglio 26, 2021

Vea Carpi e il Comitato Bollait, le donne della lana in lotta contro lo spreco

Vea Carpi è co-fondatrice del Comitato "Bollait: gente della lana", un gruppo di donne che ha restituito valore alla lana locale considerata da buttare. Qui ci racconta un lavoro nato da una passione. "Non abbiamo avuto difficoltà a trovare spazio, le maggiori resistenze le abbiamo incontrate negli imprenditori"

Madi Ferrucci
Nata in provincia di Pisa il 26 giugno 1991. Laureata in Filosofia e diplomata alla scuola di Giornalismo della Fondazione Basso di Roma. Assieme a due colleghi ha vinto il Premio Morrione 2018 e il Premio Colombe d'Oro per la Pace 2019 con un’inchiesta internazionale sulla fabbrica di armi RWM in Sardegna. Ha lavorato a The Post Internazionale nella sezione news e inchieste. Collabora con Economiacircolare.com, il Manifesto e altre testate nazionali. Fa parte del collettivo di giornalisti freelance “Centro di giornalismo permanente".

Vea Carpi nasce in città, a Pisa, dove trascorre tutta la giovinezza e il periodo degli studi universitari, non avrebbe mai pensato di costruirsi una vita in un contesto naturale come la Valle dei Mòcheni in Trentino, ma la magia di quel luogo l’ha spinta a rimanere. Oggi ha un piccolo agriturismo, il Mas del Saro, e insieme ad altre donne nel 2016 ha fondato il Comitato “Bollait – gente della lana” che crea prodotti tessili lavorando la lana prodotta dal vello delle pecore del Lagorai.

Vea Carpi e il suo arrivo nella Valle dei Mòcheni

Prima del loro intervento quella lana veniva semplicemente buttata e considerata un rifiuto, Vea e le sue compagne sono invece riuscite a restituirle valore grazie a una paziente lavorazione e al recupero delle antiche tecniche di filatura. “Sono arrivata qui a 25 anni – racconta a EconomiaCircolare.com -, quando ho deciso di seguire il mio futuro marito in Trentino, dove lui lavorava. Inizialmente ci siamo stabiliti vicino Trento e ho trovato lavoro alla Provincia come impiegata nella pubblica amministrazione, ma entrambi avevamo il desiderio di vivere in montagna e così abbiamo trovato un maso in vendita nella Valle e nel 2001 ci siamo trasferiti”.

A poco a poco viene catturata dalla bellezza della Valle e dalle sue tradizioni e decide di lasciare definitivamente il lavoro per creare un progetto di vita sul territorio: “Per qualche anno abbiamo portato avanti una doppia vita, facevo la pendolare, col tempo quel luogo mi ha trasformata e ho sentito il bisogno di far nascere qualcosa insieme alla mia famiglia. Abbiamo comprato alcuni piccoli terreni e nel 2011 ho aperto l’azienda agricola”.

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Vea Carpi e la nascita di “Bollait – gente della lana”

Nasce in questi anni anche la passione per la filatura della lana che la porta a conoscere altre compagne di viaggio. “All’inizio era un hobby – ricorda Vea Carpi -, a un certo punto, però, ci siamo chieste: perché non lavoriamo la lana delle nostre montagne invece di farla arrivare dall’estero? Le pecore in questa zona sono moltissime e vengono buttate enormi quantità di lana. Ci sembrava uno spreco inutile, per questo abbiamo deciso di creare il Comitato ‘Bollait – gente della lana’, volevamo donare dignità a questo materiale”.

Il Comitato si autosostiene senza alcun contributo pubblico ed è costituito interamente da donne: “Come donne non abbiamo avuto difficoltà a trovare spazio con la nostra attività, la filiera della lana in questa zona è da sempre a dimensione familiare, quindi non è stato difficile. Forse le maggiori resistenze le abbiamo incontrate negli imprenditori, perché questo è un materiale che richiede lunga lavorazione e il cui valore può essere riconosciuto solo da chi comprende la vera ricchezza della sua storia”.

La lana del Comitato Bollait, infatti, non è solo un prodotto ma custodisce in sé una storia da raccontare. La storia di un gruppo di donne che grazie alla loro passione per la filatura hanno ricostruito la filiera corta della lana e sono riuscite a tramandarne il valore.

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