“I dati mostrano che volumi significativi di materie prime critiche sono già presenti nei flussi di rifiuti e cresceranno ulteriormente entro il 2050, ma il loro effettivo recupero dipende da scelte politiche, infrastrutturali e tecnologiche”. Parliamo del progetto FutuRaM con Giulia Iattoni assistente responsabile di programma presso lo United Nations Institute for Training and Research (UNITAR).
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Qual è la differenza tra dato osservato, stima modellistica e scenario futuro nei risultati del progetto FutuRaM?
Nel progetto FutuRaM abbiamo raccolto e armonizzato dati osservati da fonti ufficiali (es. Eurostat), report nazionali, letteratura scientifica e dati industriali, integrandoli con modelli matematici per colmare i gap informativi. I dati osservati descrivono lo stato dei flussi di RAEE e il loro contenuto di materie prime critiche allo stato attuale. Le stime modellistiche ricostruiscono o completano informazioni mancanti attraverso assunzioni coerenti, stime ponderate e bilanci di massa, quando possibile validate poi da esperti del settore. Gli scenari futuri sviluppati in FutuRaM (business-as-usual, recovery e circularity) non sono previsioni, ma rappresentano possibili evoluzioni fino al 2050 in funzione di cambiamenti nei sistemi di raccolta, nelle tecnologie di riciclo e nelle dinamiche di mercato, permettendo di valutare come tali condizioni influenzino disponibilità e recupero di materie prime critiche dai RAEE e il raggiungimento dei target.
Cosa significa, in termini semplici, misurare la disponibilità di materie prime critiche nei RAEE?
Misurare la disponibilità di materie prime critiche nei RAEE significa quantificare l’intera catena del valore del rifiuto: dalla generazione e raccolta dei flussi, alla loro composizione in termini di materiali ed elementi critici, fino ai processi di trattamento e recupero. Non tutto il materiale presente nei prodotti è effettivamente recuperabile, perché la disponibilità come risorsa secondaria viene influenzata da diversi fattori: una parte non viene intercettata dai sistemi di raccolta, mentre una parte, pur raccolta, non è tecnicamente o economicamente accessibile con le tecnologie attuali di riciclo, anche a causa della bassa concentrazione o della complessità dei componenti. Una quota significativa dei RAEE in Europa non entra nei circuiti formali di raccolta conformi alla WEEE Directive, e questo riduce il potenziale di recupero delle materie prime critiche contenute. FutuRaM integra quindi dati di composizione, flussi di rifiuti e processi di trattamento per stimare quanta materia può essere ottenuta come risorsa secondaria.
Perché è importante distinguere tra materiali presenti nei rifiuti e materiali realmente recuperabili?
È fondamentale perché la sola presenza di un materiale nei RAEE non implica la sua effettiva recuperabilità. La recuperabilità dipende da diversi fattori abilitanti o, viceversa, barriere: design del prodotto, concentrazione e distribuzione dei materiali, tecnologie di riciclo disponibili, fattibilità economica e sistemi di raccolta e pre-trattamento. Alcuni materiali presentano oggi livelli di recupero già elevati grazie a proprietà favorevoli e tecnologie consolidate. Altri rappresentano flussi con crescente interesse strategico e potenziale di recupero, legato all’evoluzione e alla diffusione sul mercato di prodotti che li contengono e ai processi di trattamento esistenti. Al contrario, alcuni materiali restano oggi difficilmente recuperabili a causa della loro dispersione nei prodotti e dei limiti tecnologici attuali, e vengono recuperati solo in quantità limitate o tramite processi ancora in fase di sviluppo.
Qual è il messaggio principale che i dati FutuRaM consegnano oggi all’Europa?
Il messaggio di FutuRaM è che i RAEE, così come altre tipologie di rifiuti analizzate nel progetto — tra cui batterie, veicoli, rifiuti da costruzione e demolizione, rifiuti minerari, scorie e ceneri industriali e turbine eoliche — rappresentano una risorsa strategica di materie prime secondarie per l’Europa. I dati mostrano che volumi significativi di materie prime critiche sono già presenti nei flussi di rifiuti e cresceranno ulteriormente entro il 2050, ma il loro effettivo recupero dipende da scelte politiche, infrastrutturali e tecnologiche. È quindi necessario rafforzare raccolta e capacità di riciclo, promuovendo al contempo strategie di prevenzione. Un elemento chiave è il passaggio da una valutazione basata principalmente sulla fattibilità economica a una visione che includa anche benefici ambientali, sicurezza di approvvigionamento e riduzione delle emissioni da produzione primaria. Fondamentale è infine investire sulla qualità dei dati per guidare decisioni politiche e industriali realmente efficaci.
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